Il dolore
Cimitero, 170 loculi sono irraggiungibili
di Giovanna Mezzana
Sterpeto: 9 storiche arcate chiuse da transenne. Un lettore: «Da mesi non posso portare un fiore sulla tomba di mio padre»
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GROSSETO. Non desidera altro che portare un fiore sulla tomba del padre: ed è da mesi che non può farlo. Ad ostacolare il gesto pietoso di un figlio, è una transenna che rende inaccessibile il luogo dov’è sepolto il genitore.
Siamo nel cimitero di Sterpeto, alla periferia est della città: e la tomba di quell’uomo, il padre di un lettore del Tirreno, non è l’unica ad essere off limits. Sono circa 170 i loculi irraggiungibili dai visitatori del campo santo perché nove delle storiche arcate sono chiuse da una specie di recinzione. È una questione di sicurezza, di tutela dell’incolumità di chi si reca al cimitero. Nulla da dire se non che sono mesi che si evita il rischio ma non si muove un dito per eliminarlo.
Manca meno di un mese al 2 novembre, il giorno dedicato al ricordo di tutti i cari defunti e un nostro lettore esprime un desiderio: «Almeno per quella data – dice – vorrei che le transenne fossero tolte e che quella porzione di cimitero fosse resa accessibile. Sono mesi che non posso avvicinarmi alla tomba di mio padre, né a quella di mio zio. E se domani mia madre chiudesse gli occhi (ha 95 anni) non potrei neppure farla deporre nel loculo che lei si acquistò sessant’anni fa per stare accanto a mio padre nel riposo eterno». E ciascuna di quelle nicchie dedicate ai sepolcri «danno diritto di permanenza alla salma – aggiunge – per 99 anni, (anche se il periodo viene calcolato dal momento dell’acquisto)». Non ce l’ha con nessuno il nostro lettore: non fa polemica, non muove accuse. Ha solo un desiderio.
Entri nel cimitero di Sterpeto dall’ingresso principale. Non puoi non scorgere la chiesina del campo santo; sulla sinistra della soglia dell’edificio sacro, in fondo, ci sono alcuni dei loculi più vecchi; ed è qui che si scorgono «nove arcate lato nord-ovest più una ad angolo – ci descrive il lettore – tutte transennate. Ad ogni arcata corrispondono 17 tombe: le ho contate».
Il nostro lettore in questi mesi non è stato con le mani in mano: «Ho chiesto informazioni al custode – riferisce – che mi ha detto che lui ebbe solo l’ordine di posizionare le transenne». Si è anche recato in più di un ufficio di Palazzo civico, ma non è riuscito a venire a capo della questione. Chi è competente a fare cosa? Qual è il problema? Forse le storiche arcate sono pericolanti? Sono forse lesionate?
Abbiamo chiesto ragguagli agli uffici comunali, da cui ci rispondono che «quella è un’annosa questione ereditata dalla giunta di Emilio Bonifazi e che l’amministrazione comunale guidata da Antonfrancesco Vivarelli Colonna sta cercando di capire quale sia l’entità del problema» e, di conseguenza, dei lavori da eseguire. Per quella parte del cimitero di Sterpeto sono necessari lavori di manutenzione straordinaria, quindi il futuribile “cantiere” è sotto l’egida dei lavori pubblici, settore guidato dall’assessore Riccardo Megale. Da Palazzo civico ci informano anche che l’intervento «verrà pianificato nel prossimo bilancio»: è impossibile dunque che per il 2 novembre il nostro lettore possa portare un fiore sulla tomba del padre. Non è per altro il solo grossetano a cui è negato un diritto che, prima di essere tale, è una questione di civiltà: «Alcuni loculi – ci dice, infatti – sono vuoti ma molti altri non lo sono».
Siamo nel cimitero di Sterpeto, alla periferia est della città: e la tomba di quell’uomo, il padre di un lettore del Tirreno, non è l’unica ad essere off limits. Sono circa 170 i loculi irraggiungibili dai visitatori del campo santo perché nove delle storiche arcate sono chiuse da una specie di recinzione. È una questione di sicurezza, di tutela dell’incolumità di chi si reca al cimitero. Nulla da dire se non che sono mesi che si evita il rischio ma non si muove un dito per eliminarlo.
Manca meno di un mese al 2 novembre, il giorno dedicato al ricordo di tutti i cari defunti e un nostro lettore esprime un desiderio: «Almeno per quella data – dice – vorrei che le transenne fossero tolte e che quella porzione di cimitero fosse resa accessibile. Sono mesi che non posso avvicinarmi alla tomba di mio padre, né a quella di mio zio. E se domani mia madre chiudesse gli occhi (ha 95 anni) non potrei neppure farla deporre nel loculo che lei si acquistò sessant’anni fa per stare accanto a mio padre nel riposo eterno». E ciascuna di quelle nicchie dedicate ai sepolcri «danno diritto di permanenza alla salma – aggiunge – per 99 anni, (anche se il periodo viene calcolato dal momento dell’acquisto)». Non ce l’ha con nessuno il nostro lettore: non fa polemica, non muove accuse. Ha solo un desiderio.
Entri nel cimitero di Sterpeto dall’ingresso principale. Non puoi non scorgere la chiesina del campo santo; sulla sinistra della soglia dell’edificio sacro, in fondo, ci sono alcuni dei loculi più vecchi; ed è qui che si scorgono «nove arcate lato nord-ovest più una ad angolo – ci descrive il lettore – tutte transennate. Ad ogni arcata corrispondono 17 tombe: le ho contate».
Il nostro lettore in questi mesi non è stato con le mani in mano: «Ho chiesto informazioni al custode – riferisce – che mi ha detto che lui ebbe solo l’ordine di posizionare le transenne». Si è anche recato in più di un ufficio di Palazzo civico, ma non è riuscito a venire a capo della questione. Chi è competente a fare cosa? Qual è il problema? Forse le storiche arcate sono pericolanti? Sono forse lesionate?
Abbiamo chiesto ragguagli agli uffici comunali, da cui ci rispondono che «quella è un’annosa questione ereditata dalla giunta di Emilio Bonifazi e che l’amministrazione comunale guidata da Antonfrancesco Vivarelli Colonna sta cercando di capire quale sia l’entità del problema» e, di conseguenza, dei lavori da eseguire. Per quella parte del cimitero di Sterpeto sono necessari lavori di manutenzione straordinaria, quindi il futuribile “cantiere” è sotto l’egida dei lavori pubblici, settore guidato dall’assessore Riccardo Megale. Da Palazzo civico ci informano anche che l’intervento «verrà pianificato nel prossimo bilancio»: è impossibile dunque che per il 2 novembre il nostro lettore possa portare un fiore sulla tomba del padre. Non è per altro il solo grossetano a cui è negato un diritto che, prima di essere tale, è una questione di civiltà: «Alcuni loculi – ci dice, infatti – sono vuoti ma molti altri non lo sono».
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