La manifestazione
«Adesso rivediamo il contratto»
Bellumori vuole andare oltre. Critiche alla società anche dai capigruppo in Comune
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GROSSETO. E ieri, sulla questione dei compensi lievitati per i vertici di Sei Toscana, è intervenuta anche la conferenza dei capigruppo consiliari del Comune di Grosseto, sottoscrivendo un documento nel quale si stigmatizza, in particolare, i tempi e i modi di questa richiesta, da inquadrare in un momento di forte difficoltà per l’azienda e di grande incertezza sul futuro del servizio. «Una richiesta così inopportuna da ritenerne grave anche la semplice formulazione». La conferenza, infine, ha auspicato che la richiesta «sia prontamente respinta perché ingiustificata».
Concetti che ribadisce anche Mario Landini, presidente di Confesercenti Toscana Sud, l’associazione che unisce le consorelle di Grosseto, Arezzo e Siena. «Non si può continuare a gravare sulle tasche dei cittadini e delle imprese. I costi maggiori derivanti dall’aumento dei compensi del cda ricadrebbero sicuramente in bolletta e questo non lo accettiamo, tenuto conto peraltro che il cda porta avanti solo gli aspetti finanziari, che rappresentano il 5% dell’attività della società».
Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio, su questa partita è stato sempre in prima linea. «Vorrei che Ato chiedesse la rivisitazione del contratto a suo tempo sottoscritto dal precedente direttore, ora sotto inchiesta. Rimango invece allibito dalle parole intimidatorie dell’ad. Non è certo con le minacce che la questione si potrà ricomporre. Ciò che chiede il management, da pochi mesi insediato, non mi pare in linea con i vincoli del commissariamento imposto da Anac».
Infine il Partito Comunista: «I primi a dare un segnale vero, dimettendosi, dovrebbero essere i sindaci, in risposta alla mancanza di rispetto verso i cittadini, gravati da costi della vita altissimi. Il Pd, inoltre, ha gravi e grandi responsabilità nella gestione del ciclo dei rifiuti. Oggi paghiamo scelte sbagliate e pericolose per la salute compiute nel passato». (g.b.)
Concetti che ribadisce anche Mario Landini, presidente di Confesercenti Toscana Sud, l’associazione che unisce le consorelle di Grosseto, Arezzo e Siena. «Non si può continuare a gravare sulle tasche dei cittadini e delle imprese. I costi maggiori derivanti dall’aumento dei compensi del cda ricadrebbero sicuramente in bolletta e questo non lo accettiamo, tenuto conto peraltro che il cda porta avanti solo gli aspetti finanziari, che rappresentano il 5% dell’attività della società».
Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio, su questa partita è stato sempre in prima linea. «Vorrei che Ato chiedesse la rivisitazione del contratto a suo tempo sottoscritto dal precedente direttore, ora sotto inchiesta. Rimango invece allibito dalle parole intimidatorie dell’ad. Non è certo con le minacce che la questione si potrà ricomporre. Ciò che chiede il management, da pochi mesi insediato, non mi pare in linea con i vincoli del commissariamento imposto da Anac».
Infine il Partito Comunista: «I primi a dare un segnale vero, dimettendosi, dovrebbero essere i sindaci, in risposta alla mancanza di rispetto verso i cittadini, gravati da costi della vita altissimi. Il Pd, inoltre, ha gravi e grandi responsabilità nella gestione del ciclo dei rifiuti. Oggi paghiamo scelte sbagliate e pericolose per la salute compiute nel passato». (g.b.)
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