Attenzione
Trovata morta accanto al cimitero
di Francesca Gori
Una donna di 45 anni ustionata vicino alla sua auto distrutta dalle fiamme: secondo le indagini, si sarebbe uccisa
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MASSA MARITTIMA. La puzza di bruciato l’avrebbero sentita fin dalle ultime case del paese, quelle che salutano con le persiane chiuse e le finestre accese la strada provinciale del Cerro Balestro. Tatti stava quasi dormendo, martedì sera, anche se erano forse poco più delle 21. Forse, perché quello che è successo un chilometro più avanti rispetto al borgo medievale è ancora tutto da definire: ci stanno pensando i carabinieri del nucleo investigativo, quelli del reparto scientifico, quelli della stazione di Ribolla che ieri mattina si sono trovati davanti agli occhi l’orrore del corpo di una donna bruciato.
Lei era morta, stradaiata per terra accanto alla sua Fiat Panda nera diventata bianca dopo che le fiamme le avevano portato via tutta la vernice. Distrutta. Anche il corpo della quarantacinquenne portava i segni di bruciature estese e profonde: quelle stesse che secondo il medico legale Matteo Benvenuti, direttore del dipartimento di Siena, l’avrebbero uccisa.
Per tutta la mattina la gazzella dei carabinieri e la fettuccia bianca e rossa ha delimitato la discesa che porta al piccolo cimitero di Tatti. Poche tombe e pochi defunti, guardati da lontano da un panorama che si apre sulla campagna di Massa Marittima. In fondo a quella strada che volta leggermente a destra e finisce in un podere, poco prima delle sette ai carabinieri era stata segnalata la presenza di un’auto in fiamme. Sono andati subito a vedere: non si trattava di un incidente. Accanto all’utilitaria c’era il corpo della proprietaria, una donna che abita in un paese poco distante. Aveva bruciature profonde e il pensiero che qualcuno le avesse potuto fare del male fino ad ucciderla ha cominciato a prendere corpo. Ma addosso alla donna non è stato trovato alcun segno di violenza, nemmeno dall’equipe medico legale che ha ispezionato il cadavere. Sono arrivati uno ad uno anche il sostituto procuratore Marco Nassi, il comandante provinciale dei carabinieri Carlo Bellotti, gli uomini del nucleo investigativo del comando, i militari della stazione. E alla fine, il giallo sarebbe stato risolto: la donna, che negli ultimi periodi aveva sofferto di una forma di depressione e assumeva alcuni farmaci per stare meglio, si sarebbe uccisa. Ha scelto quella strada senza sfondo, la familiarità e la sicurezza che la sua auto le potevano dare, forse del liquido infiammabile con il quale si sarebbe cosparsa prima di appiccare le fiamme. Quando ha sentito che se ne stava andando, in un ultimo slancio, ha aperto la portiera della panda e si è lasciata cadere per terra, poco lontana da quell’utilitaria che l’aveva portata al lavoro, che le aveva permesso di coltivare le sue passioni, vedere i suoi amici e stare vicina ai suoi familiari. Fino a martedì sera, quando ha deciso di andarsene per non fare più ritorno.
Lei era morta, stradaiata per terra accanto alla sua Fiat Panda nera diventata bianca dopo che le fiamme le avevano portato via tutta la vernice. Distrutta. Anche il corpo della quarantacinquenne portava i segni di bruciature estese e profonde: quelle stesse che secondo il medico legale Matteo Benvenuti, direttore del dipartimento di Siena, l’avrebbero uccisa.
Per tutta la mattina la gazzella dei carabinieri e la fettuccia bianca e rossa ha delimitato la discesa che porta al piccolo cimitero di Tatti. Poche tombe e pochi defunti, guardati da lontano da un panorama che si apre sulla campagna di Massa Marittima. In fondo a quella strada che volta leggermente a destra e finisce in un podere, poco prima delle sette ai carabinieri era stata segnalata la presenza di un’auto in fiamme. Sono andati subito a vedere: non si trattava di un incidente. Accanto all’utilitaria c’era il corpo della proprietaria, una donna che abita in un paese poco distante. Aveva bruciature profonde e il pensiero che qualcuno le avesse potuto fare del male fino ad ucciderla ha cominciato a prendere corpo. Ma addosso alla donna non è stato trovato alcun segno di violenza, nemmeno dall’equipe medico legale che ha ispezionato il cadavere. Sono arrivati uno ad uno anche il sostituto procuratore Marco Nassi, il comandante provinciale dei carabinieri Carlo Bellotti, gli uomini del nucleo investigativo del comando, i militari della stazione. E alla fine, il giallo sarebbe stato risolto: la donna, che negli ultimi periodi aveva sofferto di una forma di depressione e assumeva alcuni farmaci per stare meglio, si sarebbe uccisa. Ha scelto quella strada senza sfondo, la familiarità e la sicurezza che la sua auto le potevano dare, forse del liquido infiammabile con il quale si sarebbe cosparsa prima di appiccare le fiamme. Quando ha sentito che se ne stava andando, in un ultimo slancio, ha aperto la portiera della panda e si è lasciata cadere per terra, poco lontana da quell’utilitaria che l’aveva portata al lavoro, che le aveva permesso di coltivare le sue passioni, vedere i suoi amici e stare vicina ai suoi familiari. Fino a martedì sera, quando ha deciso di andarsene per non fare più ritorno.
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