La manifestazione
La Maremma è la grande assente
Fuori dalla stanza dei bottoni dopo l’accordo sul nome di Frosali
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GROSSETO. Nei giorni scorsi, tra le tante voci che si sono levate per commentare l’aumento dei compensi per il cda di Sei Toscana, è stata fatta notare l’assenza di grossetani proprio nel consiglio di amministrazione.
Ma perché non ci sono? Fino a un anno fa Grosseto era di fatto rappresentata da un funzionario del Comune capoluogo, il dottor Arturo Bernardini; una nomina in quota Bonifazi/Bambini (Andrea Bambini era allora presidente di Coseca, oggi ne è il liquidatore), frutto di una sintesi extrapolitica in cui Bernardini - un tecnico - era risultato gradito a Ecolat, Coseca e parte pubblica. Sembrava dunque che la “quota” rappresentante la nostra provincia fosse dunque saldamente rappresentata.
Dopo che il consorzio capeggiato da Sta e Siena Ambiente e partecipato da spa e cooperative è finito nella bufera, con le misure cautelari nei confronti dei suoi vertici nell’inchiesta per la gara da 3,5 miliardi, che secondo la procura di Firenze venne truccata, Bernardini si è dimesso. Era il 2 dicembre del 2016.
Per la composizione del successivo consiglio di amministrazione pare che Giuseppe Pinto chiese alla nuova maggioranza di centrodestra che governa Grosseto di proporre o concertare un nome, ma quest’ultimi, forse anche per avere le mani libere per successive contestazioni, decisero di rinunciare e lasciare l’onere della scelta in mano al privato. Pinto, per dare un segnale di apertura ai commissari e di rottura con il passato, decise così di affidarsi a un uomo di provata competenza e fuori dai giochi, il commercialista Alessandro Frosali, che poi è divenuto vice presidente, nel posto che avrebbe dovuto essere di Grosseto. (g.b.)
Ma perché non ci sono? Fino a un anno fa Grosseto era di fatto rappresentata da un funzionario del Comune capoluogo, il dottor Arturo Bernardini; una nomina in quota Bonifazi/Bambini (Andrea Bambini era allora presidente di Coseca, oggi ne è il liquidatore), frutto di una sintesi extrapolitica in cui Bernardini - un tecnico - era risultato gradito a Ecolat, Coseca e parte pubblica. Sembrava dunque che la “quota” rappresentante la nostra provincia fosse dunque saldamente rappresentata.
Dopo che il consorzio capeggiato da Sta e Siena Ambiente e partecipato da spa e cooperative è finito nella bufera, con le misure cautelari nei confronti dei suoi vertici nell’inchiesta per la gara da 3,5 miliardi, che secondo la procura di Firenze venne truccata, Bernardini si è dimesso. Era il 2 dicembre del 2016.
Per la composizione del successivo consiglio di amministrazione pare che Giuseppe Pinto chiese alla nuova maggioranza di centrodestra che governa Grosseto di proporre o concertare un nome, ma quest’ultimi, forse anche per avere le mani libere per successive contestazioni, decisero di rinunciare e lasciare l’onere della scelta in mano al privato. Pinto, per dare un segnale di apertura ai commissari e di rottura con il passato, decise così di affidarsi a un uomo di provata competenza e fuori dai giochi, il commercialista Alessandro Frosali, che poi è divenuto vice presidente, nel posto che avrebbe dovuto essere di Grosseto. (g.b.)
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