Il Tirreno

Grosseto

Una rete come trampolino e poi l’assalto al gregge

di Ivana Agostini
Una rete come trampolino e poi l’assalto al gregge

Lo staff di Medwolf spiega come può essere avvenuto l’attacco alla Sgrilla «Raccomandiamo la massima attenzione nel realizzare i recinti antilupo» 

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MANCIANO. Dopo la predazione che ha colpito l’azienda di Fabio Toccaceli, alla Sgrilla, nel comune di Manciano, lo staff del progetto Life Medwolf ha manifestato preoccupazione oltreché solidarietà nei confronti dell’allevatore. È la prima volta che un attacco viene sferrato a chi ha realizzato una recinzione “anti lupo”.

I membri del progetto, subito dopo l’attacco, sono stati contattati dall’allevatore e hanno fatto un sopralluogo per capire cosa fosse accaduto. «Siamo intervenuti subito – spiegano i membri del progetto Medwolf – per capire quale fosse stato il punto debole e installare fototrappole per tenere sotto controllo la situazione. Molto probabilmente a permettere al predatore di scavalcare la recinzione è stato un rotolo metallico di rete posizionato al di fuori della stessa. Le reti infatti devono avere un’altezza tale da non poter essere saltate dall’esterno, ma se si creano punti di vantaggio per i predatori, come successo in questo caso, è come aver messo una rete di altezza inferiore e quindi non efficace. Per questo motivo raccomandiamo la massima attenzione, verificando ed eliminando tutte le potenziali criticità. Quanto si è verificato dev’essere da monito per tutti gli allevatori che utilizzano questi strumenti di prevenzione. Le recinzioni rappresentano sicuramente un sistema efficace per il ricovero del bestiame ma il livello di attenzione, come purtroppo dimostra questo episodio, dev’essere sempre altissimo».

Il predatore, dopo aver tentato di entrare scavando sotto la rete, potrebbe aver usato come trampolino un rotolo di rete non lontano dal recinto.

«Ho costruito il recinto con la massima attenzione – spiega Fabio Toccaceli – tanto che quando mi hanno detto di alzare la rete in un punto l’ho fatto. Non ho mai sostenuto che il recinto non funzioni, anzi. Ho commesso una leggerezza nel lasciare lì quel rotolo che era in quel punto anche al momento in cui sono stati effettuati i controlli della recinzione. Dobbiamo fare quindi tutti più attenzione, perché in questo caso il predatore ha visto ciò che nessuno aveva creduto potesse agevolare l’animale a entrare nel recinto».

Riconfermata, comunque, la solidarietà a Toccaceli che – dicono da Medwolf – «ha costruito recinzioni rispettando tutte le indicazioni tecniche. Siamo solidali con lui e manteniamo l’impegno di capire ed eliminare i punti deboli delle recinzioni: è la prima volta che il bestiame all’interno di una delle nostre recinzioni fisse, correttamente utilizzata, subisce un attacco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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