Il dolore
«Da luglio aspettiamo il deambulatore»
Un bambino di due anni e mezzo ha bisogno dell’ausilio per cominciare a camminare: la protesta
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GROSSETO. Guarda i compagni all’asilo nido e tenta di imitarli. Prova a reggersi sulle gambine, ma non ce la fa. Tutti gli sforzi per tirarsi su e accennare un passo finiscono sul pavimento. Un piccolino di due anni e mezzo di Grosseto da luglio sta aspettando che l’Asl Toscana sud est gli consegni un deambulatore e da dicembre è in lista d’attesa per sedute di psicomotricità. Il deambulatore gli è stato prescritto come strumento indispensabile per imparare a muovere i primi passi e così la terapia con uno psicomotricista.
Ma né il deambulatore né le sedute di psicomotricità sono ancora a sua disposizione.
Il bambino, che vive a Grosseto con i genitori (e di cui non si può rivelare l’identità nel rispetto della legge sul trattamento dei minori sulla stampa), ha problemi di deambulazione.
«Otto mesi fa ci siamo accorti che qualcosa non andava – spiega la mamma – I medici non sono ancora riusciti a fare una diagnosi esatta di quale sia il suo problema ma viene comunque seguito da diversi specialisti».
Tra gli aiuti sanitari che servono al bambino c’è il deambulatore, uno strumento che permetterebbe al bambino di reggersi sulle braccia e iniziare a muovere i primi passi.
«Ora ha proprio voglia di camminare, una voglia incredibile. Lo vediamo all’asilo quando vede i compagni e tenta anche lui di alzarsi e andare. Ma non ce la fa», racconta la mamma.
I bambini iniziano a camminare intorno ai 12 mesi. Il piccolo è dunque già in ritardo rispetto ai compagni della sua età. Qualcosa, però, ha reso quest’attesa ancora più lunga.
«Il 7 luglio abbiamo fatto la richiesta alla Asl per il deambulatore – spiega ancora la mamma – Abbiamo aspettato e aspettato, abbiamo chiesto e sollecitato in continuazione, ma non è mai arrivato».
Una settimana, due settimane: del deambulatore nessuna traccia.
«Ad agosto ci hanno detto che erano in ferie e la pratica era ferma – prosegue la signora – poi ne hanno mandato un modello “anteriore”, mentre al bimbo serve un deambulatore “posteriore”, come richiesto espressamente dalla fisioterapista. Insomma, siamo a ottobre e ancora il deambulatore non c’è».
La famiglia ha consumato la strada in via Don Minzoni, dove la Asl ha gli uffici dedicati a questo tipo di ausilii, ma senza risultati. E la rabbia, per i genitori, si somma alla paura. Ogni giorno che passa è un giorno di ritardo nel trattamento del problema che affligge il bambino. Ma non è l’unico ritardo, purtroppo.
«Mio figlio deve fare anche psicomotricità – prosegue la mamma – ma c’è una lista d’attesa. Mio figlio c’è entrato a dicembre, ma ancora niente». La famiglia in questi mesi ha provveduto con sedute private. «Per fortuna abbiamo la possibilità, ma vi pare normale che per una cura che i medici ci hanno detto essere fondamentale per il suo pieno recupero si debba aspettare dieci mesi e non averla tramite l’Asl? E se non potevamo permetterci di pagare di tasca nostra?».
La malattia può attendere secondo questo modello di “assistenza” sanitaria?
«Quando in passato vedevo storie come questa in televisione mi sembravano impossibili e invece mi ci sono ritrovata anche io» , dice la mamma. Che ha due domande; «Vorrei capire quali ostacoli ci sono, cioè da cosa dipende questo ritardo – dice – e quando finalmente mio figlio potrà avere l’assistenza che merita».. Francesca Ferri
Ma né il deambulatore né le sedute di psicomotricità sono ancora a sua disposizione.
Il bambino, che vive a Grosseto con i genitori (e di cui non si può rivelare l’identità nel rispetto della legge sul trattamento dei minori sulla stampa), ha problemi di deambulazione.
«Otto mesi fa ci siamo accorti che qualcosa non andava – spiega la mamma – I medici non sono ancora riusciti a fare una diagnosi esatta di quale sia il suo problema ma viene comunque seguito da diversi specialisti».
Tra gli aiuti sanitari che servono al bambino c’è il deambulatore, uno strumento che permetterebbe al bambino di reggersi sulle braccia e iniziare a muovere i primi passi.
«Ora ha proprio voglia di camminare, una voglia incredibile. Lo vediamo all’asilo quando vede i compagni e tenta anche lui di alzarsi e andare. Ma non ce la fa», racconta la mamma.
I bambini iniziano a camminare intorno ai 12 mesi. Il piccolo è dunque già in ritardo rispetto ai compagni della sua età. Qualcosa, però, ha reso quest’attesa ancora più lunga.
«Il 7 luglio abbiamo fatto la richiesta alla Asl per il deambulatore – spiega ancora la mamma – Abbiamo aspettato e aspettato, abbiamo chiesto e sollecitato in continuazione, ma non è mai arrivato».
Una settimana, due settimane: del deambulatore nessuna traccia.
«Ad agosto ci hanno detto che erano in ferie e la pratica era ferma – prosegue la signora – poi ne hanno mandato un modello “anteriore”, mentre al bimbo serve un deambulatore “posteriore”, come richiesto espressamente dalla fisioterapista. Insomma, siamo a ottobre e ancora il deambulatore non c’è».
La famiglia ha consumato la strada in via Don Minzoni, dove la Asl ha gli uffici dedicati a questo tipo di ausilii, ma senza risultati. E la rabbia, per i genitori, si somma alla paura. Ogni giorno che passa è un giorno di ritardo nel trattamento del problema che affligge il bambino. Ma non è l’unico ritardo, purtroppo.
«Mio figlio deve fare anche psicomotricità – prosegue la mamma – ma c’è una lista d’attesa. Mio figlio c’è entrato a dicembre, ma ancora niente». La famiglia in questi mesi ha provveduto con sedute private. «Per fortuna abbiamo la possibilità, ma vi pare normale che per una cura che i medici ci hanno detto essere fondamentale per il suo pieno recupero si debba aspettare dieci mesi e non averla tramite l’Asl? E se non potevamo permetterci di pagare di tasca nostra?».
La malattia può attendere secondo questo modello di “assistenza” sanitaria?
«Quando in passato vedevo storie come questa in televisione mi sembravano impossibili e invece mi ci sono ritrovata anche io» , dice la mamma. Che ha due domande; «Vorrei capire quali ostacoli ci sono, cioè da cosa dipende questo ritardo – dice – e quando finalmente mio figlio potrà avere l’assistenza che merita».. Francesca Ferri
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