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Allarme per le castagne «Il raccolto sarà del 50%»

Allarme per le castagne «Il raccolto sarà del 50%»

MONTE AMIATA. Per San Michele, la castagna è nel paniere. Il 29 settembre è appena passato, ma i panieri sono vuoti. E c’è l’incognita delle muffe che renderebbero non commerciabile il prodotto; il...

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MONTE AMIATA. Per San Michele, la castagna è nel paniere. Il 29 settembre è appena passato, ma i panieri sono vuoti. E c’è l’incognita delle muffe che renderebbero non commerciabile il prodotto; il cinipide, invece, sembra essersi fermato, anche se i suoi effetti sono ancora visibili.

Quest’anno c’è un altro fattore ad impedire che il raccolto sia normale: la siccità che ha bloccato la crescita dei ricci, il mal dell’inchiostro che aggredisce le piante e le secca, il cancro del castagno. E il repentino freddo di questi giorni che ha ulteriormente bloccato la crescita del frutto. «Una temperatura di 7 gradi – spiega Marco Fazzi di Castel del Piano – blocca funghi e castagne».

La situazione dei castagneti è poco rassicurante, sebbene non sia omogenea anche nella stessa zona. Nella zona delle Piane, una fra le più pregiate del versante grossetano, i pareri sono discordanti, ma quasi tutti lamentano l’assenza totale delle bastarde rosse: «Piante un tempo bellissime – spiega Rosildo Seri – quest’anno sono spoglie; alcuni alberi si sono seccati del tutto e solo qualche fronda offre qualche riccio». «Io non coglierò per niente, come l’anno scorso» annuncia Alberto Marchini che ha un castagneto all’altezza della pizzeria Da Bimboli. Stessa situazione per Francesco Prunai che ha il castagneto nella parte alta della montagna: «Frutto piccolo e scarso – dice – ormai sui castagni non ci contiamo più». Eppure fino a poco tempo fa, prima dell’arrivo del cinipide, il commercio di castagne muoveva sull’Amiata grossetana un giro di 6 milioni di euro, su cui le famiglie contavano, eccome. Non è più così, tuttavia si continua a tenere i castagneti puliti sperando che riprendano vigore il prossimo anno: «Nella zona delle Piagge e del sasso di Siena– spiega Corrado Lazzeroni, nell’area di Bagnoli, ci sono posti dove il prodotto proprio non c’è e se c’è è piccolissimo. Per il cinipide, invece, pare vada meglio. Ci sono piante che hanno ripreso forza». Lazzeroni segnala anche che un altro grave problema è rappresentato dai cinghiali che distruggono il sottobosco e “arano” letteralmente il terreno. In altre zone i proprietari segnalano situazioni a macchia di leopardo. Marco Fazzi la cui famiglia possiede castagneti sia alle Piane che alla Vernia, nella parte alta della montagna, spiega: «Alle Piane il bastardo rosso non ha fatto la fioritura per niente e dunque castagne non ce ne sono. Alla Vernia, invece, il raccolto dovrebbe essere normale, perché la fioritura c’è stata. Purtroppo la grande incognita sono le muffe». Anche Daniele Badini che ha un castagneto sopra la zona dei Bimboli non è pessimista: «Il cinipide si è fermato– dice– Pare che la situazione sia migliore anche a Tepolini e anche nella zona di Pescina, vi sono piante di ceci che sono cariche». A questo punto non resta che aspettare, anche se pare fin troppo ottimista la previsione del presidente dell’associazione castagna Igp Lorenzo Fazzi che il raccolto 2017 sarà del 50%.

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