Il Tirreno

Grosseto

Sprar, i migranti scendono a 43 «Era impossibile andare avanti»

di Alfredo Faetti
Sprar, i migranti scendono a 43 «Era impossibile andare avanti»

Gavorrano, al consiglio comunale piace il nuovo modello di accoglienza che sarà gestito dall’ente Gli effetti si faranno sentire gradualmente portando a una riduzione nel tempo di 73 persone

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GAVORRANO. Erano e sono molti i problemi legati all’accoglienza profughi. Gestioni non del tutto eccelse, con venti persone di sessi diversi ammassate in un’unica stanza dormitorio, la muffa alle pareti, un accompagnamento più latitante che costante, una distribuzione degli esuli tutt’altro che equa tra i vari territori.

Ma fino ad oggi, le possibilità d’intervento erano nulle, perché l’intero sistema era basato sul rapporto tra la Prefettura (che coordina l’accoglienza), il privato (che mette a disposizione gli spazi) e l’associazione o la cooperativa (che gestisce l’accoglienza), con i Comuni tagliati fuori.

Lo Sprar ribalta questo scenario, dando modo alle amministrazioni di farsi i primi attori protagonisti sui rispettivi territorio di fronte a questa emergenza umanitaria.

«Non potevamo andare avanti così, dovevamo cambiare», ha detto ieri la sindaca Elisabetta Iacomelli durante il consiglio comunale di Gavorrano, fresco di adesione al protocollo d’intesa con la Prefettura. Gli effetti, che arriveranno gradualmente, saranno quelli richiesti anche dalla popolazione, partendo proprio dal numero dei profughi presenti nella zona: da 116 scenderanno a 43. Ci vorrà tempo, ci vorrà collaborazione, ma la rivoluzione sta per partire.

Il protocollo d’intesa tra la Prefettura, le Società della Salute (Grossetana e Colline Metallifere) e i dieci Comuni che hanno aderito è ora al vaglio del ministero, che dovrà verificarne la validità (la risposta è attesa entro la fine dell’anno) così da stanziare i 5 milioni di euro necessari per la sua attuazione. Fondi, questi come quelli usati fino ad oggi, comunitari. Dopodiché, se arriverà l’ok da Roma, la società della Salute, chiamata a vestire il ruolo di coordinatrice territoriale, potrà indire il bando per cercare le associazioni gestrici.

Una bella differenza rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi, con la Prefettura che indice il bando e gli aggiudicatari che lo mettono in pratica, senza alcun confronto con i territori.

«Se ci avessero chiesto a noi se era opportuno portare 40 profughi dove ci sono 60 abitanti gli avremmo risposto che erano fuori di testa», dice il vicesindaco Giulio Querci, riferendosi al caso della Castellaccia. Con la gestione affidata ai Comuni, invece, le esigenze dei residenti avranno un ruolo ben maggiore. Sarà l’amministrazione infatti a stabilire quali sono i luoghi adatti all’ospitalità, senza contare che per legge lo Sprar prevede un rapporto di 5 esuli ogni 1.000 abitanti.

A Gavorrano, questo significa abbassare le presenze fino a 43 esuli. Certo ci vorrà tempo, perché il passaggio dai centri d’accoglienza (Cas) allo Sprar sarà graduale e dovrà coinvolgere anche gli altri enti che hanno aderito al protocollo. Ma Gavorrano non ha voluto tirarsi fuori dall’emergenza, come dimostra l’unanimità sulla mozione legata allo Sprar. «Fino ad oggi siamo stati come l’Italia con l’Europa- ha detto il capogruppo e promotore della mozione William Capra – Ci siamo fatti carico noi perché gli altri territori non hanno voluto occuparsene». In questo senso, prima vengono snocciolati i dati legati agli esuli in Toscana (su oltre 400 casi la maggioranza ha evidenziato segni di violenze, stupri, torture), e poi un appello a quei Comuni che ancora non hanno aderito: Grosseto in testa. «È impensabile che tutti e 28 possano aderire allo stesso modo: sulla costa i privati pronti a mettere a disposizione immobili per l'accoglienza sono pochi, mentre sulla montagna mancano le associazioni», ha detto Iacomelli. Ma tutto il consiglio ha comunque ribadito che ogni altra zona può fare di più, alleggerendo Gavorrano che ha già fatto tanto.

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