Il dolore
Abusi su una bambina, il carabiniere arrestato è il patrigno
Grosseto: il militare cinquantenne è accusato di violenza sessuale sulla bambina di 7 anni. A far scattare le indagini la nonna
GROSSETO. Nonna, ti racconto un segreto che papà mi ha detto che è solo mio e suo». In una casa affacciata sul mar Adriatico, in pieno agosto, l’aria condizionata è risultata essere all’improvviso troppo fredda. In una stanza c’erano la nonna e una bambina di sette anni, figlia di suo figlio. Il “papà” al quale la piccola si riferiva non era quello biologico. Era, invece, il compagno della madre, un appuntato dei carabinieri cinquantenne che viveva con loro, in Maremma.
LE PAROLE REGISTRATE
La nonna dopo che la piccola aveva pronunciato pochissime parole che raccontavano una storia di abuso sessuale ha acceso il registratore dello smartphone. E si è messa ad ascoltare. Non ha mai interrotto il racconto della piccola, che è andata a ruota libera spiegando quali fossero i giochi che l’uomo proponeva alla bambina, quando lei e il “papà” si chiudevano in bagno «per i loro gesti segreti». Nell’altra stanza restava la sorellina, a guardare la televisione.
LA DENUNCIA
La nonna, una volta raccolto il materiale, ha deciso di rivolgersi a un avvocato amico di famiglia che ha ascoltato la registrazione e ha accompagnato la donna al nucleo di polizia giudiziaria specializzato in abusi e violenze. Le indagini sono partite in questo modo, con la trasmissione della denuncia alla Procura di Grosseto. I carabinieri del nucleo investigativo insieme ai militari della Procura, coordinati dal sostituto procuratore Salvatore Ferraro, hanno avviato le indagini e quattro giorni fa il carabiniere è stato arrestato.
LE INDAGINI
Dall’acquisizione della denuncia, avvenuta durante la prima settimana di settembre, i militari del nucleo investigativo si sono messi subito al lavoro. La scorsa settimana è stata eseguita una perquisizione a casa della famiglia e i carabinieri hanno sequestro materiale che ora verrà sottoposto a perizia, così come i cellulari dell’uomo.
Contestualmente alla perquisizione il nome dell’appuntato dei carabinieri è stato iscritto nel registro degli indagati e gli è stata notificata anche la misura cautelare di divieto di avvicinamento al comune e all’abitazione che divideva con la compagna e con le sue due bambine.
L’ARRESTO
Lunedì, però, i carabinieri della compagna nella quale lavorava insieme agli uomini del Nucleo investigativo sono tornati a bussare alla porta di casa dell’uomo. Dal giorno della notifica del divieto di avvicinamento il militare era riuscito a mettersi in contatto con l’ex compagno, sia parlandole al telefono sia presentandosi vicino all’abitazione. La donna, quando ha saputo delle gravi accuse che erano state rivolte al suo compagno, è rimasta sbalordita. Non poteva certo pensare che quell’uomo in divisa del quale si era innamorata e al quale aveva affidato le sue due figlie, potesse aver fatto una cosa del genere. Violenza sessuale aggravata, il capo d’accusa che si legge nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Grosseto Sergio Compagnucci.
Quando i colleghi del carabiniere sono andati a prenderlo per portarlo in carcere, il cinquantenne non ha aperto bocca. Ha soltanto abbassato la testa, si è fatto mettere le manette ed è salito su un’auto identica a quella sulla quale aveva prestato servizio più volte. Nei giorni precedenti l’arresto, l’uomo non era stato sospeso, ma non era comunque più in servizio dal momento della notifica dell’avviso di garanzia.
GLI ACCERTAMENTI
Il cinquantenne è ora rinchiuso nel carcere di Prato, in una sezione riservata ai militari. La prossima settimana il giudice per le indagini preliminari ha fissato l’udienza di incidente probatorio. La bambina sarà ascoltata dal neuropsichiatra infantile e sarà sottoposta a visita ginecologica. Il carabiniere, assistito dall’avvocato Jurij Di Massa, non ha parlato con i suoi colleghi, quando sono andati a prenderlo. Ieri mattina in carcere si è svolto l’interrogatorio di garanzia.
Sono stati i carabinieri, i colleghi di lavoro dell’appuntato a svolgere le indagini. Indagini delicatissime che hanno consentito ai militari di arrestare il loro collega e che hanno portato alla luce un reato dolorosissimo. Nessun riguardo è stato usato nei confronti dell’uomo. Il trattamento riservato al carabinieri è stato identico - assicurano dall’Arma - a quello di qualunque persona accusata di un reato.
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