Sicurezza
Il Pd conferma Ariganello «Io, un candidato di unità»
di Gabriele Baldanzi
L’attuale segretario provinciale guiderà il partito per i prossimi quattro anni Il passo indietro di Giacomo Termine, le sfide dietro l’angolo, il “nodo” Grosseto
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GROSSETO . Gesuè Ariganello, attuale segretario provinciale del Pd, conferma la sua disponibilità a ricoprire, per i prossimi quattro anni, il ruolo che l’assemblea gli assegnò a marzo dopo l’uscita di scena di Marco Simiani.
Lo abbiamo incontrato ieri, a Follonica, dove vive.
Lei sembrava un segretario di passaggio, e invece…
«È vero. Quando ho accettato questo incarico ero consapevole di ricevere un mandato breve e complicato; altri sembravano più accreditati di me in vista del congresso, poi – si sa – la politica è fluida… Chi non mi conosceva credo che abbia compreso che detesto tramare e mi piace invece costruire, che non ho “padrini” o chissà quali interessi».
E così si è arrivati alla sua ricandidatura, che a meno di clamorose sorprese, sarà unitaria.
«Esatto. Spero sia così, spero di esser visto non solo come il candidato dell’area Renzi ma come un candidato di unità. Sarebbe un bel segnale dopo anni di divisioni. Io ufficializzerò lunedì 2 ottobre presentando una piattaforma di lavoro, semplice e chiara».
Che rapporti ha con Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo, che avrebbe dovuto essere il suo concorrente per la segreteria?
«Lui era l’altro nome, ma in verità non siamo mai entrati in competizione, né lo faremo in futuro. Ci siamo parlati diverse volte e i rapporti sono buoni. Giacomo è più giovane e avrà altre opportunità, ne sono sicuro. Ha deciso in autonomia di non correre, di far altro e credo sia stata una scelta intelligente. Di un ragazzo intelligente e capace».
Nei quattro anni precedenti si sono avvicendati ben tre segretari. È un ruolo scomodo quello di leader provinciale del Pd?
«La prendo come una sfida. La sensazione è che il clima sia un po’cambiato e che il gruppo dirigente abbia compreso gli errori commessi».
Sì, ma solo a giugno, per esempio, il Pd ha perso Manciano e Pitigliano proprio per personalismi e divisioni interne.
«L’impegno che posso prendere è quello di cercare di non ripetere gli stessi errori a Monte Argentario, Gavorrano, Magliano e Semproniano, comuni dove si voterà la prossima primavera. Ecco, a questi territori dedicheremo, come livello provinciale, maggiore attenzione. E dobbiamo trovare il modo di unire, di allargare l’orizzonte».
Parliamo di alcuni territori e di cosa si sta muovendo: Gavorrano per esempio…
«Gavorrano è una di quelle situazioni da gestire con attenzione. Il segretario comunale uscente, Luca Gabrielli, ha dato disponibilità a fare un passo indietro e penso ci sia la volontà di andare oltre le logiche correntizie per trovare un nuovo equilibrio che dia rappresentatività a tutti e spazio ai giovani. Ma non voglio fare nomi. Il sindaco uscente, peraltro, è al primo mandato e la giunta, seppur con molte difficoltà, ha complessivamente lavorato bene».
Monte Argentario?
«Spero sempre nelle liste unitarie, che diano solidità e prospettiva. Idem a Manciano, dove sono più ottimista. Diverso il discorso per Orbetello. Qui – è inutile negarlo – si registra qualche problemino in più e letture diverse sull’impostazione da dare al partito per i prossimi anni. Un percorso nuovo lo avvieremo a Pitigliano, dove si cercherà il dialogo con chi governa ed è a noi vicino».
Dulcis in fundo: Grosseto.
«Potendo scegliere, vorrei tacere, ma capisco che proprio sulla partita di Grosseto si gioca tanto della credibilità di un progetto, dobbiamo far sì che nei prossimi anni si lavori per costruire qualcosa di nuovo. L’ho già detto nelle tre giornate di conferenza e nei dibattiti interni di queste settimane: a Grosseto va fatto uno sforzo di sintesi, un sacrificio, cercando di evitare altri scontri, altre emorragie. Sinceramente, dovendo tracciare un identikit, punterei su qualcuno non riconducibile alle correnti, nuovo, di rottura con il recente passato e con capacità di dialogo».
I nomi che stanno circolando sono Leonardo Culicchi, Claudio Boccini, Manuele Bartalucci. «No comment sui nomi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo abbiamo incontrato ieri, a Follonica, dove vive.
Lei sembrava un segretario di passaggio, e invece…
«È vero. Quando ho accettato questo incarico ero consapevole di ricevere un mandato breve e complicato; altri sembravano più accreditati di me in vista del congresso, poi – si sa – la politica è fluida… Chi non mi conosceva credo che abbia compreso che detesto tramare e mi piace invece costruire, che non ho “padrini” o chissà quali interessi».
E così si è arrivati alla sua ricandidatura, che a meno di clamorose sorprese, sarà unitaria.
«Esatto. Spero sia così, spero di esser visto non solo come il candidato dell’area Renzi ma come un candidato di unità. Sarebbe un bel segnale dopo anni di divisioni. Io ufficializzerò lunedì 2 ottobre presentando una piattaforma di lavoro, semplice e chiara».
Che rapporti ha con Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo, che avrebbe dovuto essere il suo concorrente per la segreteria?
«Lui era l’altro nome, ma in verità non siamo mai entrati in competizione, né lo faremo in futuro. Ci siamo parlati diverse volte e i rapporti sono buoni. Giacomo è più giovane e avrà altre opportunità, ne sono sicuro. Ha deciso in autonomia di non correre, di far altro e credo sia stata una scelta intelligente. Di un ragazzo intelligente e capace».
Nei quattro anni precedenti si sono avvicendati ben tre segretari. È un ruolo scomodo quello di leader provinciale del Pd?
«La prendo come una sfida. La sensazione è che il clima sia un po’cambiato e che il gruppo dirigente abbia compreso gli errori commessi».
Sì, ma solo a giugno, per esempio, il Pd ha perso Manciano e Pitigliano proprio per personalismi e divisioni interne.
«L’impegno che posso prendere è quello di cercare di non ripetere gli stessi errori a Monte Argentario, Gavorrano, Magliano e Semproniano, comuni dove si voterà la prossima primavera. Ecco, a questi territori dedicheremo, come livello provinciale, maggiore attenzione. E dobbiamo trovare il modo di unire, di allargare l’orizzonte».
Parliamo di alcuni territori e di cosa si sta muovendo: Gavorrano per esempio…
«Gavorrano è una di quelle situazioni da gestire con attenzione. Il segretario comunale uscente, Luca Gabrielli, ha dato disponibilità a fare un passo indietro e penso ci sia la volontà di andare oltre le logiche correntizie per trovare un nuovo equilibrio che dia rappresentatività a tutti e spazio ai giovani. Ma non voglio fare nomi. Il sindaco uscente, peraltro, è al primo mandato e la giunta, seppur con molte difficoltà, ha complessivamente lavorato bene».
Monte Argentario?
«Spero sempre nelle liste unitarie, che diano solidità e prospettiva. Idem a Manciano, dove sono più ottimista. Diverso il discorso per Orbetello. Qui – è inutile negarlo – si registra qualche problemino in più e letture diverse sull’impostazione da dare al partito per i prossimi anni. Un percorso nuovo lo avvieremo a Pitigliano, dove si cercherà il dialogo con chi governa ed è a noi vicino».
Dulcis in fundo: Grosseto.
«Potendo scegliere, vorrei tacere, ma capisco che proprio sulla partita di Grosseto si gioca tanto della credibilità di un progetto, dobbiamo far sì che nei prossimi anni si lavori per costruire qualcosa di nuovo. L’ho già detto nelle tre giornate di conferenza e nei dibattiti interni di queste settimane: a Grosseto va fatto uno sforzo di sintesi, un sacrificio, cercando di evitare altri scontri, altre emorragie. Sinceramente, dovendo tracciare un identikit, punterei su qualcuno non riconducibile alle correnti, nuovo, di rottura con il recente passato e con capacità di dialogo».
I nomi che stanno circolando sono Leonardo Culicchi, Claudio Boccini, Manuele Bartalucci. «No comment sui nomi».
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