Il Tirreno

Grosseto

Dieci Comuni nello Sprar Cambia l’accoglienza

di Alfredo Faetti
Dieci Comuni nello Sprar Cambia l’accoglienza

I rifugiati verranno smistati tenendo conto delle proporzioni esuli-abitanti Firmato l’accordo tra la Prefettura e le due Società della salute coinvolte

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. L’accoglienza in Maremma cambia volto. I profughi non saranno più collocati dalla Prefettura nelle varie zone, ma saranno i Comuni stessi a farsene carico, facendo le giuste proporzioni residenti-esuli, cercando sia i luoghi in cui ospitarli sia i soggetti (le associazioni ad esempio) a cui affidarli.

È il metodo Sprar, già attivo in varie zone d’Italia e della Toscana, pronto ora a sbarcare nel Grossetano dopo un anno di confronto tra tutti i protagonisti.

Il protocollo d’intesa è stato firmato martedì mattina dalla prefetta Cinzia Teresa Torraco e dai presidenti della Società della Salute Grossetana e di quella delle Colline Metallifere, rispettivamente Francesco Limatola e Giacomo Termine, trovando l’adesione di dieci Comuni. Ne mancano ancora diciotto all’appello, con cui la Prefettura sta cercando di portare avanti un confronto. Quale sia l’obiettivo lo dice chiaramente la Prefettura in una nota: «garantire che l’accoglienza dei cittadini stranieri assegnati a questa provincia avvenga in modo da minimizzare l’impatto sociale, valorizzando la consapevolezza dei diritti e dei doveri connessi alla condizione del cittadino straniero richiedente protezione internazionale anche attraverso attività di utilità sociale». Tutto ciò si concretizza coinvolgendo tutte le realtà in gioco: la Prefettura presiederà il tavolo di coordinamento generale, ricevendo e diffondendo le indicazioni in arrivo dal governo; le Società della Salute coordineranno i rispettivi territori mentre i Comuni avranno il compito di individuare dei gestori dell’accoglienza, spiegando quanti profughi possono effettivamente ospitare e in quali luoghi. Ora inizia la fase della ricerca di quest’ultimi, degli immobili, pubblici o privati che siano: i Comuni aderenti al protocollo potranno mettere a disposizione propri spazi oppure trovare un accordo con un privato. Ogni Comune farà storia a sé in questo senso, senza più farsi calare le decisioni dall’alto. Roccastrada, Castiglione della Pescaia, Scansano, Civitella Paganico, Follonica, Gavorrano, Massa Marittima, Monterotondo Marittimo, Montieri e Scarlino: sono questi i Comuni che ad oggi hanno aderito al protocollo. Per loro inizia la fase della ricerca per gli immobili, mentre a tutti gli altri è stata mandata la documentazione perché possano prendere in considerazione l’idea Sprar. Nel frattempo, però, continueranno ad essere soggetti ai bandi indetti dalla Prefettura sempre nell’ottica dell’accoglienza. Aderiranno? La discussione al momento è in corso, soprattutto con l’amministrazione del capoluogo e quelle della zona sud, le più restie verso l’accoglienza.

A Capalbio, ad esempio, dopo le polemiche dello scorso anno quando venne fermato l’arrivo degli esuli, arrivò l’annuncio del Comune intenzionato a entrare a far parte dello Sprar, proprio per gestire autonomamente l’ospitalità. Monte Argentario, invece, non ha mai avuto una vera e propria apertura in questo senso: anzi, il sindaco Arturo Cerulli poco convinto del nuovo modello, ha ribadito più volte che nel suo comune non c’erano spazi in cui poter allestire un centro d’accoglienza.

Due esempi che rendono l’idea di come la partita per la Prefettura sia ancora aperta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa