Il dolore
Aree geotermiche: Firenze chiede conto
di Fiora Bonelli
Entro il 30 settembre i Comuni sono chiamati a comunicare alla Regione le zone sfruttabili. Ecco a che punto siamo
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GROSSETO. La Regione Toscana ha passato ai Comuni la patata bollente di stabilire le aree idonee o no allo sfruttamento della risorsa geotermica per produrre energia elettrica e spetta ai Comuni a dover togliere le castagne dal fuoco. Partita ardua visto che molti territori di industrializzazione di aree da sempre vocate all’agricoltura non ne vogliono sentir parlare. La Regione entro il 30 settembre vuol sapere dai comuni geotermici e da quelli confinanti, le aree idonee o no.
In Amiata solo quattro sono i comuni pronti. Negli altri casi la data del 30 non sarà rispettata e i comuni invocano più tempo. È questo il culmine di un lungo braccio di ferro fra regione Toscana che ha scommesso sullo sfruttamento geotermico a ciclo binario e molti comuni dell’Amiata che proprio non ne vogliono sapere di centrali geotermiche. Per sciogliere il nodo anche relativamente a ipotesi di centrali chiacchieratissime come Monte Labro e Montenero contro le quali comuni e comitati hanno da tempo aperto un vero e proprio fronte di no, la Regione Toscana ha invitato gli stessi comuni a indicare aree idonee alla geotermia nel loro territorio. La data per poterlo fare, già prorogata, è, appunto, il 30 settembre.
Ma al momento solo quattro comuni sono formalmente pronti: Castel del Piano, Cinigiano, Seggiano, Semproniano. Anche gli altri sanno bene come si muoveranno, pur avendo bisogno di più tempo per far passare la questione in consiglio comunale. Per alcuni comuni, nessuna parte del territorio è idonea a impianti geotermici.
Il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci che il 27 ha discusso la questione in consiglio, è perentorio: «Abbiamo dato incarico allo studio dell’architetta Silvia Viviani, anche presidente nazionale dell’ordine degli architetti, coadiuvata da Agricis per la parte agronomica e da Idrogeoservice per la parte geologica perché si definisse tecnicamente il territorio di Castel del Piano. Ne è venuto fuori che nessuna parte è idonea. A monte ci sono faggeta e castagneti. A valle le produzioni di qualità, vino e olio. C’è anche un sito di valenza archeologica a Mustia».
Lo stesso studio Viviani ha esaminato i territori di Cinigiano e di Seggiano. Anche qui nessuna area è idonea. È questa la risposta (ovvia) a tutte le querelles trascorse fra Comuni, Regione e ministero per evitare centrali. Ma di fronte a questa alzata di scudi, come la prenderà la Regione? «La Regione – spiega Franci – si è dotata di strutture che esamineranno la documentazione dei comuni. Noi siamo disposti a proseguire il confronto».
Sulla linea nel no totale anche Scansano. Il sindaco Francesco Marchi spiega che però gli studi da presentare a Firenze sono ancora work in progress. «Abbiamo fatto una delibera di indirizzo come giunta e c’è una deliberazione consiliare – dice – che chiudono ad ogni ipotesi di centrale. Gli studi tecnici veri e propri sono in fieri». E a questo proposito anche il Pd scansanese ribadisce che tutto il territorio comunale è non idoneo e offre come contributo uno studio sulle mappe comunali a sostegno della tesi.
Fronte più aperto, invece, a Semproniano, Roccalbegna e Santa Fiora, dove aree idonee ce ne sono, se pure striminzite. La sindaca di Semproniano Miranda Brugi che ieri ha portato il punto in consiglio, spiega: «Semproniano ha moltissime zone già vincolate dove non è possibile la costruzione di centrali. A questo abbiamo aggiunto il vincolo comunale sull’area olivata di Fibbianello. Noi abbiamo l’area Crasm, quella delle terme e tutta la striscia che arriva all’Albegna. Resta fuori una lingua di terreno a confine con Roccalbegna, nella parte alta del comune, unica zona idonea. Abbiamo preferito non dar carta bianca alla Regione ma muoverci così, destinando a eventuali centrali spazi per noi molto periferici».
Identica la posizione del comune di Roccalbegna: «Noi – spiega il sindaco Massimo Galli – siamo comune geotermico perché la centrale Bagnore 4 utilizza anche una piccola porzione del territorio. Stiamo preparando le pratiche per dire che è quella zona lì l’unica idonea. Il nostro territorio è salvaguardato con oasi, riserve, zone protette. Unico spicchio possibile è quello adiacente a Bagnore 4».
Il sindaco di Arcidosso Jacopo Marini spiega: «Si è detto che l’Amiata per la geotermia è satura. Noi abbiamo già le centrali Bagnore 3 e 4. Auspichiamo che Enel intervenga su Bagnore 3, che non è di ultima generazione. Altro non mettiamo a disposizione». Sui generis e perentoria la scelta di Castell’Azzara «A noi – spiega il sindaco Fosco Fortunati – non è arrivata nessuna richiesta di costruzione di centrali e dunque non forniremo mappe di zone idonee o non idonee».
In Amiata solo quattro sono i comuni pronti. Negli altri casi la data del 30 non sarà rispettata e i comuni invocano più tempo. È questo il culmine di un lungo braccio di ferro fra regione Toscana che ha scommesso sullo sfruttamento geotermico a ciclo binario e molti comuni dell’Amiata che proprio non ne vogliono sapere di centrali geotermiche. Per sciogliere il nodo anche relativamente a ipotesi di centrali chiacchieratissime come Monte Labro e Montenero contro le quali comuni e comitati hanno da tempo aperto un vero e proprio fronte di no, la Regione Toscana ha invitato gli stessi comuni a indicare aree idonee alla geotermia nel loro territorio. La data per poterlo fare, già prorogata, è, appunto, il 30 settembre.
Ma al momento solo quattro comuni sono formalmente pronti: Castel del Piano, Cinigiano, Seggiano, Semproniano. Anche gli altri sanno bene come si muoveranno, pur avendo bisogno di più tempo per far passare la questione in consiglio comunale. Per alcuni comuni, nessuna parte del territorio è idonea a impianti geotermici.
Il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci che il 27 ha discusso la questione in consiglio, è perentorio: «Abbiamo dato incarico allo studio dell’architetta Silvia Viviani, anche presidente nazionale dell’ordine degli architetti, coadiuvata da Agricis per la parte agronomica e da Idrogeoservice per la parte geologica perché si definisse tecnicamente il territorio di Castel del Piano. Ne è venuto fuori che nessuna parte è idonea. A monte ci sono faggeta e castagneti. A valle le produzioni di qualità, vino e olio. C’è anche un sito di valenza archeologica a Mustia».
Lo stesso studio Viviani ha esaminato i territori di Cinigiano e di Seggiano. Anche qui nessuna area è idonea. È questa la risposta (ovvia) a tutte le querelles trascorse fra Comuni, Regione e ministero per evitare centrali. Ma di fronte a questa alzata di scudi, come la prenderà la Regione? «La Regione – spiega Franci – si è dotata di strutture che esamineranno la documentazione dei comuni. Noi siamo disposti a proseguire il confronto».
Sulla linea nel no totale anche Scansano. Il sindaco Francesco Marchi spiega che però gli studi da presentare a Firenze sono ancora work in progress. «Abbiamo fatto una delibera di indirizzo come giunta e c’è una deliberazione consiliare – dice – che chiudono ad ogni ipotesi di centrale. Gli studi tecnici veri e propri sono in fieri». E a questo proposito anche il Pd scansanese ribadisce che tutto il territorio comunale è non idoneo e offre come contributo uno studio sulle mappe comunali a sostegno della tesi.
Fronte più aperto, invece, a Semproniano, Roccalbegna e Santa Fiora, dove aree idonee ce ne sono, se pure striminzite. La sindaca di Semproniano Miranda Brugi che ieri ha portato il punto in consiglio, spiega: «Semproniano ha moltissime zone già vincolate dove non è possibile la costruzione di centrali. A questo abbiamo aggiunto il vincolo comunale sull’area olivata di Fibbianello. Noi abbiamo l’area Crasm, quella delle terme e tutta la striscia che arriva all’Albegna. Resta fuori una lingua di terreno a confine con Roccalbegna, nella parte alta del comune, unica zona idonea. Abbiamo preferito non dar carta bianca alla Regione ma muoverci così, destinando a eventuali centrali spazi per noi molto periferici».
Identica la posizione del comune di Roccalbegna: «Noi – spiega il sindaco Massimo Galli – siamo comune geotermico perché la centrale Bagnore 4 utilizza anche una piccola porzione del territorio. Stiamo preparando le pratiche per dire che è quella zona lì l’unica idonea. Il nostro territorio è salvaguardato con oasi, riserve, zone protette. Unico spicchio possibile è quello adiacente a Bagnore 4».
Il sindaco di Arcidosso Jacopo Marini spiega: «Si è detto che l’Amiata per la geotermia è satura. Noi abbiamo già le centrali Bagnore 3 e 4. Auspichiamo che Enel intervenga su Bagnore 3, che non è di ultima generazione. Altro non mettiamo a disposizione». Sui generis e perentoria la scelta di Castell’Azzara «A noi – spiega il sindaco Fosco Fortunati – non è arrivata nessuna richiesta di costruzione di centrali e dunque non forniremo mappe di zone idonee o non idonee».
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