Sicurezza
Gessi rossi, tre ipotesi in campo
di Alfredo Faetti
Gavorrano, sono contenute nella relazione finale post dibattito: Bartolina, Vallina e “opzione zero”
3 MINUTI DI LETTURA
GAVORRANO. I progetti nel dettaglio, strumenti di partecipazione e confronto, possibilità di alternative. Sono queste le richieste fatte alla Hunstman Tioxide e al Comune di Gavorrano sulla prossima scelta del sito in cui stoccare i gessi rossi, messe nero su bianco nella relazione finale firmata dai coordinatori del dibattito pubblico a riguardo. Il documento (oltre 370 pagine) è stato pubblicato sul sito della Regione Toscana e tiene conto di tutte le posizioni espresse nel corso dei mesi che hanno scandito il procedimento e sulla base di questa dà delle indicazioni su come muoversi adesso, nella fase che porterà ad una decisione sul sito, qualunque esso sia. E a questo riguardo, la relazione chiama in causa la Regione, perché si attivi «prima possibile assumendo un ruolo di stimolo e regia nella soluzione al problema dei gessi, improntato ai concetti di sostenibilità ambientale, chiusura del ciclo vita dei rifiuti ed economia circolare». Questa è la vera novità.
Cava della Bartolina, cava della Vallina e “opzione zero”: sono queste le tre ipotesi passate al vaglio del dibattito pubblico, che non entra (come previsto) nel merito ma riassume le varie posizioni su ciascuna possibilità. Per quanto riguarda ad esempio la Bartolina, tornata al centro dell’attenzione tanto che è nato anche un comitato per dire No allo stoccaggio dei gessi nella cava, nella relazione si chiede ai proponenti (Tioxide e Comune) di «esprimersi sulle modalità progettuali, al fine di assicurare soluzioni strutturali che possano escludere un contatto tra tali gessi e il fiume Bruna, anche in caso di eventi idrologici e idraulici straordinari». Non solo: «si chiede in particolare – continua il documento – di pronunciarsi riguardo a quali studi di natura idraulica, geologica, idrogeologica e geotecnica al fine di individuare le necessarie opere di salvaguardia del rischio idraulico». Rischi idrogeologici avanzati anche dal neonato comitato.
La richiesta di un progetto arriva anche per la cava della Vallina, dove l’attenzione dovrà concentrarsi sull’assicurare «soluzioni che possano valorizzare la qualità naturalistica del luogo, minimizzare gli impatti per i residenti, non compromettere la rinaturalizzazione in corso».
Alcuni singoli cittadini hanno anche avanzato l’opzione “zero”, ossia né Bartolina né Vallina, e in quest’ottica i coordinatori chiedono quali possano essere soluzioni alternative. Nessuna indicazione sulla scelta ovviamente, perché questa deve ricadere sulla società e quello che sarà il Comune sede del sito. Ma perché non si perda altro tempo, la relazione stimola la Regione a muoversi. «Il dibattito – si legge nel documento – ha fatto emergere forti preoccupazioni per il ritardo con cui si sta affrontando la questione di un nuovo sito dopo Montioni che può avere ripercussioni per le politiche di sviluppo di un intero territorio. Pur nella diversità delle posizioni, è emersa una volontà comune di individuare al più presto una soluzione ambientalmente sostenibile, supportata da studi tecnici approfonditi e indipendenti».
E la questione della cava della Bartolina entra anche nel consiglio comunale di Grosseto con un ordine del giorno, presentato dalla consigliera Antonella Pisani del M5s.
Cava della Bartolina, cava della Vallina e “opzione zero”: sono queste le tre ipotesi passate al vaglio del dibattito pubblico, che non entra (come previsto) nel merito ma riassume le varie posizioni su ciascuna possibilità. Per quanto riguarda ad esempio la Bartolina, tornata al centro dell’attenzione tanto che è nato anche un comitato per dire No allo stoccaggio dei gessi nella cava, nella relazione si chiede ai proponenti (Tioxide e Comune) di «esprimersi sulle modalità progettuali, al fine di assicurare soluzioni strutturali che possano escludere un contatto tra tali gessi e il fiume Bruna, anche in caso di eventi idrologici e idraulici straordinari». Non solo: «si chiede in particolare – continua il documento – di pronunciarsi riguardo a quali studi di natura idraulica, geologica, idrogeologica e geotecnica al fine di individuare le necessarie opere di salvaguardia del rischio idraulico». Rischi idrogeologici avanzati anche dal neonato comitato.
La richiesta di un progetto arriva anche per la cava della Vallina, dove l’attenzione dovrà concentrarsi sull’assicurare «soluzioni che possano valorizzare la qualità naturalistica del luogo, minimizzare gli impatti per i residenti, non compromettere la rinaturalizzazione in corso».
Alcuni singoli cittadini hanno anche avanzato l’opzione “zero”, ossia né Bartolina né Vallina, e in quest’ottica i coordinatori chiedono quali possano essere soluzioni alternative. Nessuna indicazione sulla scelta ovviamente, perché questa deve ricadere sulla società e quello che sarà il Comune sede del sito. Ma perché non si perda altro tempo, la relazione stimola la Regione a muoversi. «Il dibattito – si legge nel documento – ha fatto emergere forti preoccupazioni per il ritardo con cui si sta affrontando la questione di un nuovo sito dopo Montioni che può avere ripercussioni per le politiche di sviluppo di un intero territorio. Pur nella diversità delle posizioni, è emersa una volontà comune di individuare al più presto una soluzione ambientalmente sostenibile, supportata da studi tecnici approfonditi e indipendenti».
E la questione della cava della Bartolina entra anche nel consiglio comunale di Grosseto con un ordine del giorno, presentato dalla consigliera Antonella Pisani del M5s.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
