Sicurezza
Benini a caccia di fondi per riqualificare l’Ilva
di Paola Villani
Dopo la Normale alla Fonderia 1, si pensa alla città fabbrica ancora nel degrado Il sindaco: «Servono risorse che ancora non abbiamo, per la piazza, ad esempio»
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FOLLONICA. Il libro dei sogni dell’Ilva non è concluso. C’è un’altra Ilva, quella ancora immersa nel degrado, con edifici che cadono a pezzi, porte chiuse con sbarre e chiodi per non far occupare abusivamente gli alloggi. È questa l’Ilva “preponderante”, quella dove quando cala la notte si evita di camminare a piedi o passare in bicicletta. Quella dove la vegetazione non è curata, quella dove un muro diventa una tela per ragazzini annoiati, dove le abitazioni ancora presenti sono in condizioni non certo ottimali. L’altra Ilva è quella su cui oggi l’amministrazione deve concentrarsi perché, se il museo Magma, il teatro Leopolda e adesso anche la Fonderia 1 hanno una loro destinazione, il resto degli spazi ha bisogno di un nuovo look, altrimenti il rischio è che la volontà di riportare vita nella vecchia città fabbrica resti un sogno, e che gli edifici ristrutturati rimangano piccoli gioielli senza un contorno a loro adeguato.
Ora che, con le risorse messe a disposizione dalla Regione Toscana, l’opera di restauro di due fonderie e un forno è conclusa, si apre un altro capitolo e in questa partita entra di diritto anche il federalismo demaniale, perché grazie alle direttive statali il Comune può riscattare la proprietà dell’intero spazio.
Per farlo però deve avere già le idee chiare sul futuro della città fabbrica. «Per procedere nell’iter che porterà l’Ilva nelle proprietà comunali serve formulare un piano di valorizzazione dettagliato che dovremmo mettere a punto nei prossimi mesi – spiega il sindaco Andrea Benini – Non si tratta di un libro dei sogni, lo Stato ci chiede un quadro economico con destinazioni d’uso molto precise, non possiamo esimerci da questo. Prevalentemente la funzione dell’Ilva (quella ancora non riqualificata) dovrà essere culturale, ma non dovranno mancare la residenza, la ricettività e la produttività. Se vogliamo sognare mi piace pensare anche a spazi dedicati alla movida notturna, a locali, bar, ristoranti. Dobbiamo valutare costi e destinazioni: sicuramente un punto importante riguarderà la residenza. Lo abbiamo sempre detto: quell’area deve ospitare famiglie, giovani coppie, diventare nuovamente un luogo vissuto. Nei prossimi mesi definiremo il piano, anche se abbiamo già le idee abbastanza chiare».
È un’operazione dalla portata enorme: per riqualificare tutti gli spazi, edifici e aree all’aperto, non basteranno le risorse dell’amministrazione, servirà attingere nuovamente a fondi regionali o europei. Basti pensare che il Comune in questi anni non è riuscito ancora ad asfaltare o comunque a riqualificare la piazza racchiusa tra il teatro Leopolda e la Fonderia 1. Buche, polvere e pozze d’acqua sono all’ordine del giorno e anche l’illuminazione scarseggia. Per quel progetto il municipio contava di ricevere altri finanziamenti dalla Regione, grazie ai ribassi del maxi appalto che ha portato alla nascita del Parco Centrale e alla ristrutturazione dei tre edifici dell’Ilva. Ma i fondi non sono arrivati e la situazione è rimasta come quando le due fonderie erano in rovina. «Servono risorse che non abbiamo, quindi stiamo cercando di reperirle, perché la sistemazione della piazza è uno degli obiettivi che ci siamo prefissi – continua Benini – Con le nostre forze possiamo compiere piccoli interventi, penso per esempio allo spazio verde dietro la biblioteca, ma per opere di altra portata dobbiamo inevitabilmente far appello a finanziamenti esterni».
Ora che, con le risorse messe a disposizione dalla Regione Toscana, l’opera di restauro di due fonderie e un forno è conclusa, si apre un altro capitolo e in questa partita entra di diritto anche il federalismo demaniale, perché grazie alle direttive statali il Comune può riscattare la proprietà dell’intero spazio.
Per farlo però deve avere già le idee chiare sul futuro della città fabbrica. «Per procedere nell’iter che porterà l’Ilva nelle proprietà comunali serve formulare un piano di valorizzazione dettagliato che dovremmo mettere a punto nei prossimi mesi – spiega il sindaco Andrea Benini – Non si tratta di un libro dei sogni, lo Stato ci chiede un quadro economico con destinazioni d’uso molto precise, non possiamo esimerci da questo. Prevalentemente la funzione dell’Ilva (quella ancora non riqualificata) dovrà essere culturale, ma non dovranno mancare la residenza, la ricettività e la produttività. Se vogliamo sognare mi piace pensare anche a spazi dedicati alla movida notturna, a locali, bar, ristoranti. Dobbiamo valutare costi e destinazioni: sicuramente un punto importante riguarderà la residenza. Lo abbiamo sempre detto: quell’area deve ospitare famiglie, giovani coppie, diventare nuovamente un luogo vissuto. Nei prossimi mesi definiremo il piano, anche se abbiamo già le idee abbastanza chiare».
È un’operazione dalla portata enorme: per riqualificare tutti gli spazi, edifici e aree all’aperto, non basteranno le risorse dell’amministrazione, servirà attingere nuovamente a fondi regionali o europei. Basti pensare che il Comune in questi anni non è riuscito ancora ad asfaltare o comunque a riqualificare la piazza racchiusa tra il teatro Leopolda e la Fonderia 1. Buche, polvere e pozze d’acqua sono all’ordine del giorno e anche l’illuminazione scarseggia. Per quel progetto il municipio contava di ricevere altri finanziamenti dalla Regione, grazie ai ribassi del maxi appalto che ha portato alla nascita del Parco Centrale e alla ristrutturazione dei tre edifici dell’Ilva. Ma i fondi non sono arrivati e la situazione è rimasta come quando le due fonderie erano in rovina. «Servono risorse che non abbiamo, quindi stiamo cercando di reperirle, perché la sistemazione della piazza è uno degli obiettivi che ci siamo prefissi – continua Benini – Con le nostre forze possiamo compiere piccoli interventi, penso per esempio allo spazio verde dietro la biblioteca, ma per opere di altra portata dobbiamo inevitabilmente far appello a finanziamenti esterni».
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