Sicurezza
Inceneritore: il Tribunale ordina verifiche
di Francesca Ferri
Scarlino, secondo il consulente dei promotori della class action ci sarebbero incongruenze nelle dimensioni dei forni
3 MINUTI DI LETTURA
SCARLINO. «Incongruenze», nei documenti, di «rilevanza» tale da rendere «necessario» misurare le camere di combustione per stabilire se siano state rispettate le prescrizioni di legge. Se, cioè, le dimensioni permettano o meno la permanenza al loro interno dei fumi per il tempo necessario ad essere sottoposti ad altissima temperatura in grado di disgregare le diossine.
Nuove grane per l’inceneritore di Scarlino. Lo scorso 19 settembre, durante un’udienza della class action contro la società Scarlino Energia, proprietaria dell’inceneritore, la giudice Giulia Conte del Tribunale di Grosseto ha ordinato un sopralluogo all’impianto per verificare quanto segnalato dai consulenti dei circa cento cittadini di Follonica, Scarlino e Gavorrano, delle due associazioni di categoria e del Forum Ambientalista, che nel 2013 hanno avviato una causa collettiva contro Scarlino Energia. I ricorrenti chiedono di fermare l’inceneritore e imporre alla società il risarcimento dei presunti danni economici, biologici e morali causati alla popolazionedall’attività dell’impianto.
L’impianto ad oggi è chiuso in forza di una sentenza del Tar che ha applicato il principio di precauzione rispetto ai rischi sanitari e ambientali che potrebbero derivare dall’entrata in esercizio dell’inceneritore e ha ordinato di spegnere i forni.
Proprio i forni sono finiti sotto la lente dei promotori della causa collettiva. L’ingegner Vincenzo Annino, consulente dei ricorrenti, ha analizzato in ogni sua virgola la documentazione presentata da Scarlino energia nel 2012 agli enti competenti a rilasciare l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Ha poi analizzato la documentazione presentata nel 2015 alla Regione Toscana per la seconda Aia, e nel 2017 al Tribunale di Grosseto nel corso delle operazioni peritali della causa civile. E si è accorto che i disegni delle tre camere di combustione dei forni della documentazione del 2015 risultavano diversi rispetto a quelli presentati nel 2012.
«La legge prevede che i forni siano di dimensioni tali che i fumi vi restino almeno due secondi alla temperatura di 850 gradi centigradi», spiega l’avvocato dei ricorrenti Roberto Fazzi. «Secondo i calcoli del nostro consulente invece _ prosegue Fazzi _ nella documentazione del 2012 il diametro dei forni è circa un metro e mezzo più piccolo rispetto a quello dei forni descritti nella documentazione del 2015 e presentati ai Ctu della class action nel 2017. E con le dimensioni dei forni riportate nella documentazione del 2012 i fumi non sarebbero potuti rimanere abbastanza tempo all’interno da permettere la disgregazione delle diossine».
La scoperta risale a un paio di settimane fa e il 19 settembre, giorno in cui era fissata l’udienza per valutare le conclusioni dei periti, la giudice non ha potuto far altro che emanare un’ordinanza per far misurare i forni e sgomberare ogni dubbio.
Dopo aver verificato aspetti documentali, scrive la giudice, si «ritiene necessario procedere con la misurazione delle camere di combustione dei tre forni, stanti le incongruenze rilevate nella documentazione agli atti e le rilevanze di tali informazioni». La data fissata è l’11 ottobre all’inceneritore «per valutare e concordare con le parti modalità, termini e data di svolgimento delle misurazioni richieste».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nuove grane per l’inceneritore di Scarlino. Lo scorso 19 settembre, durante un’udienza della class action contro la società Scarlino Energia, proprietaria dell’inceneritore, la giudice Giulia Conte del Tribunale di Grosseto ha ordinato un sopralluogo all’impianto per verificare quanto segnalato dai consulenti dei circa cento cittadini di Follonica, Scarlino e Gavorrano, delle due associazioni di categoria e del Forum Ambientalista, che nel 2013 hanno avviato una causa collettiva contro Scarlino Energia. I ricorrenti chiedono di fermare l’inceneritore e imporre alla società il risarcimento dei presunti danni economici, biologici e morali causati alla popolazionedall’attività dell’impianto.
L’impianto ad oggi è chiuso in forza di una sentenza del Tar che ha applicato il principio di precauzione rispetto ai rischi sanitari e ambientali che potrebbero derivare dall’entrata in esercizio dell’inceneritore e ha ordinato di spegnere i forni.
Proprio i forni sono finiti sotto la lente dei promotori della causa collettiva. L’ingegner Vincenzo Annino, consulente dei ricorrenti, ha analizzato in ogni sua virgola la documentazione presentata da Scarlino energia nel 2012 agli enti competenti a rilasciare l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Ha poi analizzato la documentazione presentata nel 2015 alla Regione Toscana per la seconda Aia, e nel 2017 al Tribunale di Grosseto nel corso delle operazioni peritali della causa civile. E si è accorto che i disegni delle tre camere di combustione dei forni della documentazione del 2015 risultavano diversi rispetto a quelli presentati nel 2012.
«La legge prevede che i forni siano di dimensioni tali che i fumi vi restino almeno due secondi alla temperatura di 850 gradi centigradi», spiega l’avvocato dei ricorrenti Roberto Fazzi. «Secondo i calcoli del nostro consulente invece _ prosegue Fazzi _ nella documentazione del 2012 il diametro dei forni è circa un metro e mezzo più piccolo rispetto a quello dei forni descritti nella documentazione del 2015 e presentati ai Ctu della class action nel 2017. E con le dimensioni dei forni riportate nella documentazione del 2012 i fumi non sarebbero potuti rimanere abbastanza tempo all’interno da permettere la disgregazione delle diossine».
La scoperta risale a un paio di settimane fa e il 19 settembre, giorno in cui era fissata l’udienza per valutare le conclusioni dei periti, la giudice non ha potuto far altro che emanare un’ordinanza per far misurare i forni e sgomberare ogni dubbio.
Dopo aver verificato aspetti documentali, scrive la giudice, si «ritiene necessario procedere con la misurazione delle camere di combustione dei tre forni, stanti le incongruenze rilevate nella documentazione agli atti e le rilevanze di tali informazioni». La data fissata è l’11 ottobre all’inceneritore «per valutare e concordare con le parti modalità, termini e data di svolgimento delle misurazioni richieste».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
