Il dolore
Banche venete, posti a rischio in Maremma
di Alfredo Faetti
La vertenza nazionale avrà ripercussioni sui dipendenti a tempo determinato. I sindacati puntano a una ricollocazione
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GROSSETO. C’è una vertenza a livello nazionale che ha ricadute anche in Maremma. Riguarda un’operazione da diversi miliardi di euro, necessaria quando si tratta di vendere o acquistare delle banche. In questo caso le banche venete, finite in disgrazia che neanche l’intervento dello Stato (con circa cinque miliardi di euro) è riuscito a evitare.
Banca Veneta e la Banca Popolare di Vicenza: sono questi gli istituti che sono in fase di acquisizione da parte di Intesa San Paolo che però ha imposto delle clausole per chiudere l’accordo.
Ad esempio, il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato e delle agenzie collaterali delle due banche. Stando alle stime dei sindacati, parliamo di circa novecento lavoratori senza più posto, compresi nelle filiali di tutta Italia.
Non fa eccezione, quindi, la filiale di viale Manetti a Grosseto. Il livello locale bancario non si divide per province, ma appunto per area vasta. Come per qualsiasi altro settore, qua parliamo dell’area di Grosseto, Siena e Arezzo: i posti a rischio in questa fetta di Toscana non sono poi molti se paragonati ad altre zone, ma resta comunque la situazione precaria di persone che rischiano di ritrovarsi senza un posto di lavoro.
Sono quattro all’incirca i dipendenti delle banche venete a contratto determinato in questa zona, in cui rientrano anche quelli di Grosseto, informati da subito degli accordi in seno all’acquisizione.
Un numero: Intesa ha chiesto che venissero trovati almeno quattromila lavoratori a uscita volontaria in tutto il Paese. L’accordo ha previsto mille posti liberati tra prepensionamenti (per lo più) e dipendenti volontari a cui è stata data questa possibilità e il numero è stato raggiunto nei giorni scorsi, non appena è scaduto il termine per fare la domanda. I restanti, invece, non saranno rinnovati. Ma visto che parliamo di centinaia di dipendenti, ecco che è scattata la vertenza a livello nazionale.
«Non vogliamo neppure pensare che una così imponente operazione di solidarietà nazionale come il salvataggio delle banche venete possa comportare il rischio che novecento persone perdano il loro lavoro ed è quanto non intendiamo permettere che accada per i duecento tempi determinati che Intesa non pare intenzionata a confermare e per i quasi settecento dipendenti delle quattordici società di Veneto Banca e Popolare Vicenza ora in liquidazione», ha detto nei giorni scorsi Giulio Romani, segretario generale di First Cisl, uno dei protagonisti di questa vertenza a cui si appellano anche i lavoratori maremmani, speranzosi che alla fine passi quanto meno l’accordo per una loro ricollocazione in seno a questa fusione, anche se i contorni di questa mossa devono ancora essere definiti.
Banca Veneta e la Banca Popolare di Vicenza: sono questi gli istituti che sono in fase di acquisizione da parte di Intesa San Paolo che però ha imposto delle clausole per chiudere l’accordo.
Ad esempio, il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato e delle agenzie collaterali delle due banche. Stando alle stime dei sindacati, parliamo di circa novecento lavoratori senza più posto, compresi nelle filiali di tutta Italia.
Non fa eccezione, quindi, la filiale di viale Manetti a Grosseto. Il livello locale bancario non si divide per province, ma appunto per area vasta. Come per qualsiasi altro settore, qua parliamo dell’area di Grosseto, Siena e Arezzo: i posti a rischio in questa fetta di Toscana non sono poi molti se paragonati ad altre zone, ma resta comunque la situazione precaria di persone che rischiano di ritrovarsi senza un posto di lavoro.
Sono quattro all’incirca i dipendenti delle banche venete a contratto determinato in questa zona, in cui rientrano anche quelli di Grosseto, informati da subito degli accordi in seno all’acquisizione.
Un numero: Intesa ha chiesto che venissero trovati almeno quattromila lavoratori a uscita volontaria in tutto il Paese. L’accordo ha previsto mille posti liberati tra prepensionamenti (per lo più) e dipendenti volontari a cui è stata data questa possibilità e il numero è stato raggiunto nei giorni scorsi, non appena è scaduto il termine per fare la domanda. I restanti, invece, non saranno rinnovati. Ma visto che parliamo di centinaia di dipendenti, ecco che è scattata la vertenza a livello nazionale.
«Non vogliamo neppure pensare che una così imponente operazione di solidarietà nazionale come il salvataggio delle banche venete possa comportare il rischio che novecento persone perdano il loro lavoro ed è quanto non intendiamo permettere che accada per i duecento tempi determinati che Intesa non pare intenzionata a confermare e per i quasi settecento dipendenti delle quattordici società di Veneto Banca e Popolare Vicenza ora in liquidazione», ha detto nei giorni scorsi Giulio Romani, segretario generale di First Cisl, uno dei protagonisti di questa vertenza a cui si appellano anche i lavoratori maremmani, speranzosi che alla fine passi quanto meno l’accordo per una loro ricollocazione in seno a questa fusione, anche se i contorni di questa mossa devono ancora essere definiti.
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