Attenzione
Predatore alle porte di Scansano
Attacco nell’azienda Mori: una pecora sbranata, trovate le impronte del canide
2 MINUTI DI LETTURA
SCANSANO. Davanti alla sua pecora completamente spolpata dal predatore stavolta Marietto Moni ci piange quasi. «Sto aspettando – dice – la visita dell’Asl. Stamattina ho trovato il disastro. Questo capo ucciso e chissà quanti dispersi».
L’ennesima predazione nell’azienda Moni a Fonte Morella di Scansano, vicinissima al paese, nella zona della cantina sociale, è avvenuta nella notte tra martedì e mercoledì. «È tornato il lupo o l’ibrido, non so cosa sia – dice Moni – ma questa volta abbiamo trovato le orme. Grandi e da studiare». Moni è assediato di continuo dai predatori. L’ultima volta si erano mangiati due pecore sotto i suoi occhi. Il pastore è andato anche dal sindaco Francesco Marchi a chiedere aiuto. E il sindaco gli ha dato ragione e assicurato il suo aiuto.
Il predatore sbrana pecore, spaventa il gregge. Nemmeno i cani ce la fanno a tenere a bada gli assalti. «La mia azienda è praticamente dentro Scansano – dice Moni – vicino al distributore di benzina e attaccati alla cantina sociale. Ormai siamo accerchiati da lupi e da ibridi quasi in pieno centro cittadino. In un attacco che subimmo mesi fa, le analisi hanno detto che si trattava di due lupi e un ibrido. L’anno scorso il mio gregge ha subito vari attacchi, l’ultimo il 22 agosto. Un elemento, questo predatorio, che si aggiunge al lavoro agricolo sottopagato, al latte che ci pagano a 90 centesimi, la carne di agnello a 2,50 euro. Nel giro di un anno abbiamo avuto un’ottantina di capi predati. E anche quest’ultimo attacco avrà le solite conseguenze: aborti, latte interrotto. Perdite che non si sopportano. Che dobbiamo fare a questo punto? Me lo dicano quelli che sostengono che noi allevatori trattiamo male le pecore. Perché vederle spolpare vive è bello?».
L’ennesima predazione nell’azienda Moni a Fonte Morella di Scansano, vicinissima al paese, nella zona della cantina sociale, è avvenuta nella notte tra martedì e mercoledì. «È tornato il lupo o l’ibrido, non so cosa sia – dice Moni – ma questa volta abbiamo trovato le orme. Grandi e da studiare». Moni è assediato di continuo dai predatori. L’ultima volta si erano mangiati due pecore sotto i suoi occhi. Il pastore è andato anche dal sindaco Francesco Marchi a chiedere aiuto. E il sindaco gli ha dato ragione e assicurato il suo aiuto.
Il predatore sbrana pecore, spaventa il gregge. Nemmeno i cani ce la fanno a tenere a bada gli assalti. «La mia azienda è praticamente dentro Scansano – dice Moni – vicino al distributore di benzina e attaccati alla cantina sociale. Ormai siamo accerchiati da lupi e da ibridi quasi in pieno centro cittadino. In un attacco che subimmo mesi fa, le analisi hanno detto che si trattava di due lupi e un ibrido. L’anno scorso il mio gregge ha subito vari attacchi, l’ultimo il 22 agosto. Un elemento, questo predatorio, che si aggiunge al lavoro agricolo sottopagato, al latte che ci pagano a 90 centesimi, la carne di agnello a 2,50 euro. Nel giro di un anno abbiamo avuto un’ottantina di capi predati. E anche quest’ultimo attacco avrà le solite conseguenze: aborti, latte interrotto. Perdite che non si sopportano. Che dobbiamo fare a questo punto? Me lo dicano quelli che sostengono che noi allevatori trattiamo male le pecore. Perché vederle spolpare vive è bello?».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google