Il Tirreno

Grosseto

Ipotesi truffa L’inchiesta non è chiusa

di Francesca Gori
Ipotesi truffa L’inchiesta non è chiusa

Migliaia di documenti da valutare uno per uno Le indagini potrebbero allargarsi ai politici 

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GROSSETO. Un dirigente, un imprenditore, un direttore dei lavori e tre aziende. Sei nomi, quelli di Giuseppe Morisco, l’ex dirigente del settore ambiente del Comune di Grosseto, quello di Francesco Antonio Martino, direttore dei lavori dell’impianto per la lavorazione del percolato alle Strillaie e quello di Maurizio Succi, presidente della società Tecnologie Ambientali che fa parte della Sit, gestrice dell’impianto di trattamento dei rifiuti di Grosseto. A questi nomi però, potrebbero aggiungersene altri, quelli di chi amministrava il Comune nel periodo messo sotto la lente di ingrandimento dalla Procura.

Sono migliaia e migliaia i documenti sequestrati nelle sedi delle società finite, tre di queste, nel registro degli indagati insieme ai tre professionisti. E in quella carte i sostituti procuratori Marco Nassi e Salvatore Ferraro vogliono vedere se ci sia dell’altro: se, ad esempio, chi sedeva in giunta sapesse o meno quello che accadeva in quell’ufficio dove, secondo le accuse, è stata messa in piedi una truffa ai danni del Comune per almeno 15 milioni di euro.

Le perquisizioni fatte martedì a Grosseto, Vicenza, Pontedera, Empoli, isola d’Elba, Rimini, Siena hanno prodotto una mole di documentazione che ora dovrà dare delle risposte, soprattutto su quello che è successo nel periodo 2010-2013, quando fu appaltato alla società guidata da Socci (la Sit) da parte dell’allora dirigente del settore Ambiente del Comune Morisco , la costruzione dell’impianto di “Pump & Treat” alle Strillaie, che sarebbe servito appunto per lo smaltimento del percolato prodotto. La gestione sarebbe durata 8 anni e il progetto di realizzazione di quell’impianto, la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza all’ingegner Martino, per un importo pari a 100.000 euro. Due giorni prima di andare in pensione però, l’ex dirigente Morisco ha rinnovato - senza gara d’appalto - l’affidamento alla Sit per la gestione dell’impianto, prolungandola quindi per vent’anni. E in quel periodo, sulla poltrona di sindaco, sedeva Emilio Bonifazi. «A nutrire i primi dubbi su quell’operazione è stato il dirigente nominato al settore Ambiente dopo che Morisco era andato in pensione - racconta - che aveva avuto mandato di preparare un dossier su tutti gli interventi, i lavori e i bandi di quell’ufficio». Luca Vecchieschi era appena arrivato al settore Ambiente ereditando appunto il lavoro che era stato fatto da Morisco. Quello che fu chiaro, poco più tardi, era il costo troppo elevato per la gestione dell’impianto delle Strillaie. «Ogni giorno con i dirigenti cercavamo di trovare un modo per risparmiare sulla gestione dei rifiuti - aggiunge Bonifazi - perché quella era la voce più pesante del nostro bilancio. Ma non riuscivamo mai a trovare il bandolo della matassa». Matassa che a un certo punto si era così ingarbugliata da dover essere tranciata, di netto. «Nel 2014 abbiamo smesso di pagare quanto ci veniva richiesto dalla Sit - aggiunge Bonifazi - perché il costo per il trattamento del percolato era esagerato». Secondo le accuse della Procura, al Comune veniva addebitato il pagamento dello smaltimento in altri impianti, anche quando la produzione sarebbe dovuta essere pari a zero. In estate, ad esempio. Sistema che avrebbe generato appunto quella truffa ai danni del Comune finita al centro dell’inchiesta e che sarebbe costata circa 15 milioni di euro. «È difficile calcolare un dato come questo - aggiunge Bonifazi - quello che è certo è che probabilmente la situazione di monopolio che c’è stata nella gestione dell’impianto, ha concesso la possibilità di chiedere e guadagnare più del dovuto. Poi se le gare non sono state fatte secondo le regole, lo accerterà la magistratura. Noi da questa vicenda possiamo soltanto rimetterci, come amministratori e come cittadini».

L’unico boccone rimasto indigesto a Emilio Bonifazi è quello che ha dovuto buttare giù leggendo le parole di Roberto Barocci del Forum ambientalista di Grosseto. «Non abbiamo smantellato il settore Ambiente - dice - Abbiamo soltanto dovuto fare i conti con il blocco delle assunzioni imposto all’Ente. Il settore ambiente ha sempre avuto comunque un dirigente. Quando Morisco è andato in pensione, ho suddiviso le competenze in due: quelle delle pianificazione all’Urbanistica, mentre i lavori, la bonifica etc sono rimasti al settore ambiente con Vecchieschi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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