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I ministri italiani: «Giustizia per Elena»

Alfredo Faetti
Elena Maestrini
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Elena Maestrini

Orlando e Alfano sollecitano nuovi accertamenti per la morte delle tredici studentesse

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GAVORRANO. La decisione del giudice spagnolo Eduardo Josè Navarro ha riacceso il dolore dei genitori, ma ha scatenato anche la reazione rabbiosa del governo italiano, che ora chiede giustizia per quelle ragazze uccise in un incidente stradale in Catalogna.

La decisione di archiviare (per la seconda volta) il procedimento penale sul disastro del 20 marzo 2016 ha portato anche diversi ministri italiani a prendere posizione, scrivendo ai corrispettivi spagnoli per chiedere «giustizia», come la definiscono. Angelino Alfano, Andrea Orlando, Riccardo Nencini, Silvia Costa: un coro unanime che da Roma arriva fino ad Amposta, perché si riesca ad arrivare a un processo sulla strage Erasmus, costata la vita a tredici studentesse con età comprese tra i 18 e i 25 anni mentre stavano partecipando ad un viaggio di studio.

«Diciotto mesi per archiviare un omicidio», ha scritto da Gavorrano Gabriele Maestrini, padre di Elena, vittima anche lei della tragedia con i suoi soli 21 anni, in un lungo post-sfogo su facebook, ripetendo la parola «vergogna» per quattro volte. I genitori hanno già annunciato ricorso e in effetti qualche barlume di speranza perché arrivi un secondo ribaltone esiste, anche se molto flebile.

Dopo la prima archiviazione di novembre, l’inchiesta venne riaperta perché mancava ancora agli atti l’interrogatorio dell’unico indagato: l’autista 62enne Santiago Rodriguez Jimenez, alla guida di quel pullman che sbandò lungo l’autostrada AP 7 fino a schiantarsi sulla corsia opposta. Una lacuna colmata nel febbraio scorso, quando l’uomo è stato ascoltato dagli inquirenti spagnoli, respingendo le accuse e dando la colpa alla pioggia e al malfunzionamento dei freni.

Parole, insieme ad alcune perizie, che hanno portato il giudice Navarro ha non ritenere sufficienti gli indizi di colpevolezza per procedere. Da qui, l’archiviazione.

Quindi, su cosa ricorrere, adesso? I genitori da sempre vogliono allargare il campo delle possibili responsabilità su altre due strade: la società che gestisce quel tratto di autostrada, ritenendo che non siano rispettati i parametri di sicurezza, e soprattutto l’associazione parauniversitaria che ha organizzato a soli 10 euro il viaggio a Valencia, quello da cui le ragazze facevano ritorno quando hanno incrociato il loro destino. Strade queste mai battute dai magistrati spagnoli e vista questa tendenza diventa difficile pensare all’accoglimento di un nuovo ricorso.

Ecco allora la pressione esercitata dal governo. Il ministro della Giustizia, Orlando, ha ribadito «il rammarico delle famiglie delle vittime, auspicando che ci sia ancora la possibilità di chiarire quali siano state le cause e le circostanze dell'incidente».

Lo ha scritto anche al suo omologo spagnolo, così come ha fatto il ministro degli Esteri, Alfano. «Chiesto al collega spagnolo giustizia per le studentesse Erasmus vittime dell'incidente stradale in Spagna», si legge in un suo tweet. Il viceministro ai Trasporti, Riccardo Nencini, annuncia da parte sua che «il governo farà tutto il possibile perché questa vicenda non si debba chiudere in maniera così lapidaria». Gli uffici del suo ministero in questo senso si sono già attivati per studiare quali mosse intraprendere e come poter sostenere ogni genere di iniziativa e di ricorso contro l’archiviazione.

Uno sfogo diretto che non guarda molto al sottile poi è quello dell’eurodeputata Pd Silvia Costa. «Testimoni riferiscono che il conducente (non affiancato da un altro) fosse molto stanco dopo un viaggio di andata e ritorno notturno e che stesse poco bene già alla partenza, ma non ci sono responsabili. Non si configura neppure un omicidio colposo – dice - La magistratura spagnola sembra essere molto più preoccupata di non essere più attrattiva per gli studenti Erasmus e i turisti che di fare effettivamente giustizia. Se questa fosse la strada definitiva, giustizia non potrebbe essere fatta».
 

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