Il Tirreno

Grosseto

«Bilella non l’ha uccisa»

di Francesca Gori
«Bilella non l’ha uccisa»

Nuovo ricorso per il custode condannato all’ergastolo

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GAVORRANO. Il ricorso alla Corte di Cassazione è stato presentato: Antonino Bilella, il custode della villa di Potassa condannato per l’omicidio di Francesca Benetti, non l’avrebbe uccisa. È qunto si legge nel ricorso firmato dall’avvocato Enzo Frediani del foro di Massa Carrara.

La condanna all’ergastolo confermata dalla Corte d’Appello, secondo il difensore del custode deve essere annullata. «È stato un processo due volte indiziario: il corpo della donna non è mai stato trovato - scrive - e il fatto che sia stato il mio assistito ad ucciderlo non è provato». Sarebbe la stessa sentenza della Corte d’appello a suggerire questa lettura al legale. «Il mancato ritrovamento del cadavere di Francesca Benetti ha impedito sicuramente la ricostruzione delle modalità dell’aggressione - si legge - l’individuazione della tipologia delle ferite inferte alla vittima, nonché l’individuazione dell’arma utilizzata dal suo assassino». Come si fa, quindi, a dire che sia stato lui?

La richiesta dell’avvocato è l’annullamento della sentenza d’Appello, esattamente come su tutti gli altri capi d’imputazione per i quali il custode, che oggi ha 73 anni, è stato condannato.

Non si può parlare di premeditazione, secondo Frediani, perché nessuna delle due sentenze (né quella della Corte d’assise, né quella in Appello) individua nemmeno approssimativamente il momento in cui Bilella avrebbe maturato il proposito dell’omicidio. Il movente è stato trovato nella decisione della donna di voler annullare il contratto di lavoro ma il lasso di tempo che sarebbe passato tra l’idea di uccidere la donna e l’atto, non è mai stato dimostrato. Se di omicidio si parla, quindi, sarebbe stato solo un gesto d’impeto come dimostrerebbero i graffi visti addosso all’uomo e il sangue in casa. Se fosse stato premeditato - scrive ancora Frediani - Bilella avrebbe utilizzato metodi più efficaci. Annullamento della sentenza che l’avvocato ha chiesto anche sugli altri reati per i quali il custode era stato condannato: lo stalking e la violenza sessuale.

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