Il dolore
Solidarietà a don Enzo ma la polemica non si placa
di Francesca Ferri
Rossi: «Chi insulta ne è responsabile». De Martis: «Il sindaco semina odio»
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GROSSETO. Il giorno dopo, la solidarietà. Sincera, bypartisan. Gravida ancora di polemica politica, ancorata ai già noti punti vista. E comunque senza tentennamenti. Solidarietà a don Enzo Capitani (foto grande), direttore della Caritas, che è diventato bersaglio di violente offese su Facebook per aver lodato l’accordo tra prefettura e Soprintendenza che permette a sei richiedenti asilo di fare volontariato al Parco archeologico di Roselle pulendo i vialetti. «Infame», lo ha appellato sul profilo del coordinatore di FdI-An e assessore Fabrizio Rossi un cittadino – Maurizio Romani – che segue la sua pagina.
Lo stesso Rossi, che subito aveva invitato Romani a cancellare o modificare il post, ieri in una nota ha sottolineato la propria estraneità alle offese postate da Romani sulla sua bacheca.
«Chi insulta – dice Rossi – si assume la responsabilità di ciò che scrive. Certi accostamenti, ammiccamenti o forzature per attribuirmi offese fatte da altri all’indirizzo di don Enzo, definendo “follower” del sottoscritto (Twitter ha followers, Facebook no) colui che le fa, sono impropri e francamente inopportuni, considerato che la stessa persona è follower e utente attivo della bacheca di Lorenzo Mascagni, capogruppo del Pd. Non ho detto e non penso quello che è stato scritto dall’autore delle medesime su don Enzo Capitani, anzi ho chiesto di togliere o modificare il commento dalla mia bacheca».
Le polemiche politiche che ne sono scaturite, con le note a caldo del Pd, per bocca del parlamentare Luca Sani e del responsabile nazionale per la legalità Giuseppe Antoci, sono bollate dal leader di FdI-An come «forzature e semplificazioni che hanno ben poco a che fare con la realtà dei fatti». Rossi sottolinea piuttosto di avere «un buon rapporto con don Enzo, che conosco e apprezzo da anni. Ribadisco che ho stima per il lavoro che quotidianamente fa per i poveri e il sociale». Quanto al tema migrazione, «si può e si deve – dice Rossi – essere caritatevoli verso il prossimo, senza distinzioni di provenienza, italiani o stranieri, in un ambito di rapporti personali, guardare al rifugiato politico o di guerra come soggetto meritevole di attenzione e solidarietà. Diversamente, si può e si deve essere fermamente contrari alla gestione di un fenomeno di immigrazione clandestina, in barba alle normative, gestito da associazioni che percepiscono dallo Stato denari senza rendicontare nulla. Si può e si deve criticare l’azione del governo che taglia i fondi ministeriali per svolgere un lavoro in un parco archeologico e cerca di sopperire con i migranti che aderiscono volontariamente».
Dai banchi opposti del consiglio comunale interviene anche Carlo De Martis, capogruppo Lista Mascagni. De Martis cita il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna che giorni fa ha detto: «L’utilizzo dei richiedenti asilo sotto qualsiasi forma, anche quella che può sembrare lodevole, è un gesto pericoloso». E ricorda che appena un anno fa il sindaco si definiva «civico» e lodava il supporto dato da alcuni richiedenti asilo al Vivaio Principina dopo l’incendio. «Oggi si è trasformato nel megafono della destra più becera», dice De Martis. Che ne ha anche per Claudio Pacella, presidente del consiglio comunale: «Indifferente al ruolo che ricopre, per primo ha attaccato la prefettura e la Soprintendenza scatenando tutto quanto ne è seguito e ne sta seguendo in città... Non stupisce che tra le fila della claque del sindaco e dei suoi assessori ci sia pure chi si è sentito autorizzato a dare dell’“infame” a don Enzo».
Di pericoloso, nel progetto dedicato ai sei richiedenti asilo, per De Martis «non c’è un bel nulla. Di seriamente preoccupante semmai c’è un sindaco che dovrebbe essere capace di amministrare oltre ottantamila persone, e perde la testa per sei (dico sei) ragazzi coinvolti in un progetto di volontariato, seminando odio e paura all’interno della comunità che gli è stata affidata». A don Enzo De Martis esprime più che solidarietà. «È uno che ha le spalle larghe – dice – e non ha certo bisogno di difese d’ufficio, ma in questi tempi bui vale la pena rammentare la sua persona e il suo lavoro, perché ci ricordano che una Grosseto migliore esiste».
Lo stesso Rossi, che subito aveva invitato Romani a cancellare o modificare il post, ieri in una nota ha sottolineato la propria estraneità alle offese postate da Romani sulla sua bacheca.
«Chi insulta – dice Rossi – si assume la responsabilità di ciò che scrive. Certi accostamenti, ammiccamenti o forzature per attribuirmi offese fatte da altri all’indirizzo di don Enzo, definendo “follower” del sottoscritto (Twitter ha followers, Facebook no) colui che le fa, sono impropri e francamente inopportuni, considerato che la stessa persona è follower e utente attivo della bacheca di Lorenzo Mascagni, capogruppo del Pd. Non ho detto e non penso quello che è stato scritto dall’autore delle medesime su don Enzo Capitani, anzi ho chiesto di togliere o modificare il commento dalla mia bacheca».
Le polemiche politiche che ne sono scaturite, con le note a caldo del Pd, per bocca del parlamentare Luca Sani e del responsabile nazionale per la legalità Giuseppe Antoci, sono bollate dal leader di FdI-An come «forzature e semplificazioni che hanno ben poco a che fare con la realtà dei fatti». Rossi sottolinea piuttosto di avere «un buon rapporto con don Enzo, che conosco e apprezzo da anni. Ribadisco che ho stima per il lavoro che quotidianamente fa per i poveri e il sociale». Quanto al tema migrazione, «si può e si deve – dice Rossi – essere caritatevoli verso il prossimo, senza distinzioni di provenienza, italiani o stranieri, in un ambito di rapporti personali, guardare al rifugiato politico o di guerra come soggetto meritevole di attenzione e solidarietà. Diversamente, si può e si deve essere fermamente contrari alla gestione di un fenomeno di immigrazione clandestina, in barba alle normative, gestito da associazioni che percepiscono dallo Stato denari senza rendicontare nulla. Si può e si deve criticare l’azione del governo che taglia i fondi ministeriali per svolgere un lavoro in un parco archeologico e cerca di sopperire con i migranti che aderiscono volontariamente».
Dai banchi opposti del consiglio comunale interviene anche Carlo De Martis, capogruppo Lista Mascagni. De Martis cita il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna che giorni fa ha detto: «L’utilizzo dei richiedenti asilo sotto qualsiasi forma, anche quella che può sembrare lodevole, è un gesto pericoloso». E ricorda che appena un anno fa il sindaco si definiva «civico» e lodava il supporto dato da alcuni richiedenti asilo al Vivaio Principina dopo l’incendio. «Oggi si è trasformato nel megafono della destra più becera», dice De Martis. Che ne ha anche per Claudio Pacella, presidente del consiglio comunale: «Indifferente al ruolo che ricopre, per primo ha attaccato la prefettura e la Soprintendenza scatenando tutto quanto ne è seguito e ne sta seguendo in città... Non stupisce che tra le fila della claque del sindaco e dei suoi assessori ci sia pure chi si è sentito autorizzato a dare dell’“infame” a don Enzo».
Di pericoloso, nel progetto dedicato ai sei richiedenti asilo, per De Martis «non c’è un bel nulla. Di seriamente preoccupante semmai c’è un sindaco che dovrebbe essere capace di amministrare oltre ottantamila persone, e perde la testa per sei (dico sei) ragazzi coinvolti in un progetto di volontariato, seminando odio e paura all’interno della comunità che gli è stata affidata». A don Enzo De Martis esprime più che solidarietà. «È uno che ha le spalle larghe – dice – e non ha certo bisogno di difese d’ufficio, ma in questi tempi bui vale la pena rammentare la sua persona e il suo lavoro, perché ci ricordano che una Grosseto migliore esiste».
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