Il dolore
rifugiati a roselle sÌ
Don Enzo: «Il volontariato non ha colore»
GROSSETO. Don Enzo Capitani manda un segnale chiaro. E lo fa a partire dal protocollo firmato in Prefettura che prevede l’utilizzo di sei profughi per la manutenzione dell’area archeologica di...
2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Don Enzo Capitani manda un segnale chiaro. E lo fa a partire dal protocollo firmato in Prefettura che prevede l’utilizzo di sei profughi per la manutenzione dell’area archeologica di Roselle. «Ho accolto con interesse e soddisfazione il protocollo - dice - Un’azione che mette insieme lo spirito volontaristico proprio della nostra comunità, con la cura di un bene comune così prezioso e che dà dignità al tempo che i richiedenti asilo trascorrono nel nostro territorio in attesa della conclusione del percorso di riconoscimento o di negazione alla permanenza in Italia. Al contempo il volontariato dà loro modo di mostrarsi riconoscenti per il sostegno che ricevono, in una prospettiva di reciprocità che rappresenta da sempre uno dei valori fondanti del volontariato stesso».
Molti, tra i quali anche don Enzo, si sono rammaricati del “bighellonare” dei richiedenti asilo. «Nel mio mondo avevo già sviluppato un accordo, simile per finalità, con le cooperative e le associazioni per pianificare la partecipazione dei richiedenti asilo alla gestione, sempre su base volontaria, di alcuni servizi come, ad esempio, la mensa della Caritas - aggiunge - Il volontariato non ha cittadinanza, ma solo il desiderio di essere parte responsabile di una comunità. E soprattutto il volontariato è un mondo in cui i bisogni superano la capacità di risposta e per il quale non esiste una competizione che esclude qualcuno. C’è posto per tutti. Il mio auspicio è che queste proposte possano moltiplicarsi, magari coinvolgendo in primo luogo le istituzioni locali ma anche altri mondi come quello della scuola o di altre associazioni del territorio, perché ritengo da sempre la cura del bene comune e della propria comunità la più potente esperienza di sviluppo dell’uomo e delle sue competenze di cittadinanza».
Molti, tra i quali anche don Enzo, si sono rammaricati del “bighellonare” dei richiedenti asilo. «Nel mio mondo avevo già sviluppato un accordo, simile per finalità, con le cooperative e le associazioni per pianificare la partecipazione dei richiedenti asilo alla gestione, sempre su base volontaria, di alcuni servizi come, ad esempio, la mensa della Caritas - aggiunge - Il volontariato non ha cittadinanza, ma solo il desiderio di essere parte responsabile di una comunità. E soprattutto il volontariato è un mondo in cui i bisogni superano la capacità di risposta e per il quale non esiste una competizione che esclude qualcuno. C’è posto per tutti. Il mio auspicio è che queste proposte possano moltiplicarsi, magari coinvolgendo in primo luogo le istituzioni locali ma anche altri mondi come quello della scuola o di altre associazioni del territorio, perché ritengo da sempre la cura del bene comune e della propria comunità la più potente esperienza di sviluppo dell’uomo e delle sue competenze di cittadinanza».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google