Il Tirreno

Grosseto

«Castagne piccole, ma ci sono»

di Fiora Bonelli
«Castagne piccole, ma ci sono»

Undici produttori si sono consorziati e presentano direttamente sul mercato il marrone dell’Amiata

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MONTE AMIATA. «Abbiamo il margine di recupero di una settimana. E speriamo che piova». I castagneti amiatini sono di nuovo in pericolo.

Il cinipide che pare non dare tregua e la siccità di quest’anno terribile, come è successo per tutti i prodotti di ortofrutta, continua a mettere in ginocchio il comparto agricolo.

Castagne piccole, a parte pochi casi eccezionali per lo più nella zona di Monticello Amiata. Il presidente dell’Associazione castagna Igp Lorenzo Fazzi è comunque ottimista: «I ricci sono piccoli – dice – ma abbiamo la possibilità di recuperare in una settimana dieci giorni a patto che piova. In questi giorni ho fatto un giro per i castagneti amiatini alla ricerca delle galle di cinipide fresche che in alcuni mi hanno segnalato. Non ne ho trovate, ma non metto in dubbio che vi siano visto che i castanicoltori le hanno viste. Nell’occasione ho avuto modo di ispezionare vari castagneti. Alcuni paiono stare meglio di altri, come nella zona di Monticello, parte alta. La striscia che va da Monticello alto alle Macchie e alla Zancona, sembrano essere in condizione non drammatica. E così anche nell’area Tepolini dove alcune piante stanno riprendendo. Ma per tutti la carenza di acqua è stata deleteria. I ricci ci sono, ma le castagne sono di pezzatura minima. Se non piove sono dolori, perché in queste condizioni il prodotto non sarebbe commerciabile. Per questo aspettiamo in gloria la pioggia che servirebbe a far crescere le castagne».

Le considerazioni di Fazzi si aggiungono a quelle di alcuni castanicoltori che hanno rinvenuto nelle loro piante galle di cinipide fresco.

Cosa eccezionale, perché il cinipide galligeno esplode a primavera e non certo, per la seconda volta, in estate ormai inoltrata: «Bisognerebbe vedere – aveva avuto modo già in passato di commentare il presidente Fazzi – cosa c’è dentro quelle galle. Perché ci potrebbe pure essere il torimus, l’insetto antagonista del cinipide».

Insomma la stagione della castanicoltura, un tempo una festa per tutti, oggi è una tortura per i castanicoltori che anche se pioverà perderanno, comunque, il 50% del loro raccolto: «Questa è la mia previsione – commenta Fazzi – Purtroppo in cinque anni c’è stato solo un anno di buon raccolto. Gli altri quattro anni è stato un pianto, fino al culmine dell’anno scorso in cui fu perso oltre il 90% delle castagne. Se si considera che la perdita economica di ogni anno è di 3-4 milioni di euro, si arriva a sfiorare una cifra ragguardevole. Un gravissimo colpo per la castanicoltura del Monte Amiata».

In ogni caso si continua a sperare e si guarda avanti, tanto che è già pronta a partire la cooperativa di produttori che ha in animo di commercializzare direttamente il prodotto senza passare per i grossisti: «Da tempo – spiega Fazzi – si è lanciata l’idea di provare con un consorzio o una cooperativa che potesse direttamente presentare sul mercato il marrone dell’Amiata. L’idea è stata concretizzata e undici produttori si sono messi insieme e hanno fondato una cooperativa con sede legale presso l’Associazione castagna del Monte Amiata a San Lorenzo di Arcidosso. La novità vera di questa cooperativa è che per la prima volta in assoluto i produttori amiatini ci mettono la faccia e senza delegare altri si ripromettono di piazzare sul mercato il prodotto, specialmente quello Igp e biologico. Siccome fino a questo momento il marchio amiatino ha combinato poco sul mercato vogliamo dare vita a una commercializzazione più strutturata. E vogliamo anche dare certezza assoluta che quel che commercializziamo è un prodotto amiatino».

Adesso non resta che attendere la pioggia e la crescita delle castagne.

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