Sicurezza
Sei rifugiati per curare l’area archeologica
di Francesca Gori
Si occuperanno della manutenzione del parco di Roselle dopo un periodo di formazione: è la prima esperienza in Italia
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GROSSETO. Per la prima volta in Italia, i richiedenti asilo di Grosseto potranno dare una mano a tenere in ordine l’area archeologica di Roselle. Non scaveranno e non maneggeranno i reperti etruschi che ancora oggi affiorano dal terreno: si limiteranno a tenere in ordine i vialetti, a pulire, a sistemare le staccionate di legno quando sono divelte. Lavori di manutenzione ordinaria, insomma, come ha sottolineato la direttrice del parco Gabriella Poggesi, come la pulitura accurata dei basoli e delle sezioni di terreno ai lati del decumano massimo o delle lastre che costituiscono il pavimento della piazza di età romana.
Sono tre le cooperative che si occupano dell’accoglienza dei rifugiati coinvolti in questa iniziativa che parte dopo la firma del protocollo, avvenuta ieri mattina in prefettura: Auxilium Vitae, Uscita di sicurezza e Società e solidarietà.
In tutto, saranno al massimo sei i richiedenti asilo che potranno prendere parte a questo progetto: sei persone che parlano e capiscono l’italiano e che potranno anche collaborare con il personale di custodia del parco archeologico per l’accoglienza dei visitatori. «È un sistema questo - spiega la Prefetta Cinzia Torraco - che serve a far conoscere la nostra cultura ai richiedenti asilo e abbiamo pensato di partire proprio da uno dei luoghi identitari della nostra provincia».
In occasione di interventi di manutenzione, restauro, scavo eseguiti dal personale della Soprintendenza e dal personale dell’Università di Siena i rifugiati potranno soltanto collaborare alle attività di prima pulitura e sistemazione dei reperti archeologici, compresa la siglatura del materiale.
Il progetto partirà con una serie di lezioni in aula per illustrare la storia antica del territorio grossetano, con particolare attenzione per la civiltà etrusca e romana, quella del periodo medievale, la storia del parco di Roselle e si concluderà con l’incontro nel Parco per illustrare i diversi contesti archeologici, con particolare attenzione agli aspetti tecnici e conservativi, per il corretto svolgimento delle attività. Un sistema questo, per lavorare ancor di più e ancora meglio sull’integrazione dei richiedenti asilo che sono presenti in Maremma. Il progetto durerà un anno e per dodici mesi quindi, i richiedenti asilo che si impegneranno nell’area archeologica di Roselle staranno a contatto anche con archeologi e studiosi per scoprire una civiltà lontana dalla loro, ma che rappresenta l’origine del Paese che li ha accolti.
«Spero davvero - dice ancora la Prefetta Torraco - che questa esperienza possa essere ampliata anche ad altri richiedenti asilo che vivono in Maremma. È solo grazie a questo tipo di progetti che possiamo davvero dare una spinta verso l’integrazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Sono tre le cooperative che si occupano dell’accoglienza dei rifugiati coinvolti in questa iniziativa che parte dopo la firma del protocollo, avvenuta ieri mattina in prefettura: Auxilium Vitae, Uscita di sicurezza e Società e solidarietà.
In tutto, saranno al massimo sei i richiedenti asilo che potranno prendere parte a questo progetto: sei persone che parlano e capiscono l’italiano e che potranno anche collaborare con il personale di custodia del parco archeologico per l’accoglienza dei visitatori. «È un sistema questo - spiega la Prefetta Cinzia Torraco - che serve a far conoscere la nostra cultura ai richiedenti asilo e abbiamo pensato di partire proprio da uno dei luoghi identitari della nostra provincia».
In occasione di interventi di manutenzione, restauro, scavo eseguiti dal personale della Soprintendenza e dal personale dell’Università di Siena i rifugiati potranno soltanto collaborare alle attività di prima pulitura e sistemazione dei reperti archeologici, compresa la siglatura del materiale.
Il progetto partirà con una serie di lezioni in aula per illustrare la storia antica del territorio grossetano, con particolare attenzione per la civiltà etrusca e romana, quella del periodo medievale, la storia del parco di Roselle e si concluderà con l’incontro nel Parco per illustrare i diversi contesti archeologici, con particolare attenzione agli aspetti tecnici e conservativi, per il corretto svolgimento delle attività. Un sistema questo, per lavorare ancor di più e ancora meglio sull’integrazione dei richiedenti asilo che sono presenti in Maremma. Il progetto durerà un anno e per dodici mesi quindi, i richiedenti asilo che si impegneranno nell’area archeologica di Roselle staranno a contatto anche con archeologi e studiosi per scoprire una civiltà lontana dalla loro, ma che rappresenta l’origine del Paese che li ha accolti.
«Spero davvero - dice ancora la Prefetta Torraco - che questa esperienza possa essere ampliata anche ad altri richiedenti asilo che vivono in Maremma. È solo grazie a questo tipo di progetti che possiamo davvero dare una spinta verso l’integrazione».
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