Il Tirreno

Grosseto

Gazebo e panchine: protocollo per il centro

di Francesca Ferri
Gazebo e panchine: protocollo per il centro

Soprintendenza e Comune stabiliscono modelli di arredo urbano pubblico e privato. E abbattono i tempi della burocrazia

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GROSSETO. Panchine, cestini, lampioni, rastrelliere per le bici tutti dello stesso tipo nei centri storici di Grosseto, Istia d’Ombrone, Braccagni e Montepescali. E modelli “preautorizzati” di gazebo, tende da sole, pedane, tavoli e poltroncine per i déhor che bar e ristoranti possono installare semplicemente comunicandolo al Comune senza affrontare la trafila della richiesta alla Soprintendenza. Stesso discorso per associazioni o singoli soggetti che vogliono allestire un gazebo temporaneo. Insomma, da un lato uno spazio urbano più bello e dall’altro meno burocrazia e tempi d’attesa abbattuti.

Un nuovo protocollo. È questo il risultato del protocollo d’intesa tra Comune di Grosseto e Soprintendenza Archeologica e per le belle arti e il paesaggio firmato ieri che traccia le linee guida per disciplinare l’uso del pubblico patrimonio culturale, in linea con le esigenze di tutela e valorizzazione nei centri storici tutelati del territorio comunale.

Cosa cambia. Fino ad oggi si doveva fare domanda al Comune che la girava alla Soprintendenza, la quale, in alcuni casi, aveva fino a 120 giorni per rispondere. In un anno da Grosseto sono arrivate circa 200 domande, un aggravio di lavoro pesante per dare risposte in tempi utili. Ora, se si sceglie un modello “preautorizzato” di quelli previsti nel protocollo, basterà una comunicazione al Comune.

Catalogo e modelli esistenti. I modelli, con tanto di foto e dettagli tecnici, sono contenuti negli allegati al protocollo. Quelli per panchine, cestini, rastrelliere, lampioni e altro sono nell’abaco A; quelli per i gazebo nell’abaco B; quelli per sedie, tavoli, pedane, palchi e gazebo per manifestazioni temporanee nell’abaco C. Il Comune li renderà consultabili sul suo sito. Tra questi il Comune ha inserito anche due gazebo esistenti: quello del Gallery Cafè e quello dell’Affinity.

Resta anche il vecchio percorso. Per chi vuole installare arredi diversi, che non rientrano nel catalogo, resta sempre la possibilità di fare la tradizionale domanda.

Grosseto seconda in Toscana. Grosseto è il secondo comune in Toscana, dopo San Gimignano, a dotarsi di questo strumento che disciplina non solo le forme, ma anche le dimensioni, i colori delle strutture.

La firma. Il protocollo è stato firmato in sala comunale dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna – presente con gli assessori Riccardo Megale (lavori pubblici) e Fabrizio Rossi (urbanistica) – e dalla soprintendente Anna Di Bene – presente con la funzionaria Liliana Mauriello. Il sindaco ha sottolineato come quello della tutela e valorizzazione del centro storico fosse uno dei punti della sua campagna elettorale. Megale, ricordando che l’attuale amministrazione ha ereditato il “pasticcio” gazebo dalla precedente, ha definito «encomiabile» il lavoro degli uffici comunali in collaborazione con la Soprintendenza, ha ringraziato l’ingegnere Luca Vecchieschi e l’architetto Michele Bottai del Comune, e l’architetta Mauriello della Soprintendenza, e ha sottolineato come il protocollo permetta una «concreta sburocratizzazione dei procedimenti per il cittadino e per gli uffici». Per Rossi il protocollo è un documento «essenziale» per il percorso che inizia oggi e che porterà a breve all’emanazione dei due bandi (uno per il centro storico di Grosseto e uno per quelli di Batignano, Istia e Montepescali) per la concessione di aree pubbliche per i déhors.

«Questa amministrazione si è rivelata una delle più sensibili alla valorizzazione e alla tutela delle piazze e delle strade che sono tutelate come monumenti – ha spiegato infine la soprintendente Di Bene _. Il Protocollo rientra nell’ottica dell’applicazione della Convenzione europea del Paesaggio che impone di migliorare spazi e qualità della vita».

I tempi. Ma quando saranno sostituiti gli attuali arredi? A margine della conferenza i tecnici comunali spiegano che sarà un processo lungo, forse di anni, man mano che gli arredi attuali si romperanno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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