Il Tirreno

Grosseto

Predatore attacca alle porte della città

di Fiora Bonelli
Predatore attacca alle porte della città

Due aggressioni in due giorni in un allevamento vicino a Istia d’Ombrone: il canide minaccia anche il pastore 

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ISTIA D’OMBRONE. Nemmeno i dissuasori servono ormai a scoraggiare i predatori di pecore che si avvicinano sempre di più ai centri abitati per trovare cibo facile e ovili di cui ormai sanno tutto: orari, pericolosità, ubicazione. E non vengono scoraggiati nemmeno dai cannoncini che gli allevatori hanno sistemato attorno agli ovili e addirittura nei pressi delle abitazioni.

Così, l’azienda di Luca Petrucci che ha l’ovile e l’abitazione alle Piagge del Maiano (Magliano) proprio alle porte di Istia d’Ombrone, frazione di Grosseto, è stata attaccata per l’ennesima volta dai predatori.

«Questa volta – dice Petrucci – questa volta le mie pecore stavano pascolando proprio sotto casa. Avevo il cannoncino in funzione, ma a niente è valso. Credo proprio che ormai abbiano imparato il meccanismo e non hanno più paura nemmeno di quello. Gli attacchi sono numerosi. Per la mia azienda gli ultimi due sono stati martedì e giovedì».

Il bilancio: una pecora sgozzata martedì e sei uccise giovedì. Due, ieri, sono state trovate subito. Altre quattro, dopo che alla conta durante la mungitura mancavano all’appello, il pastore le ha trovate morte in serata.

Quella all’allevamento di Petrucci è la settima aggressione a un gregge di pecore in provincia di Grosseto denunciata dagli allevatori dall’inizio di luglio (vedi scheda).

Petrucci ormai non ha più parole per mostrare tutta la sua rabbia. La sua azienda da ormai quasi 10 anni è falcidiata dai lupi e dagli ibridi di cane e lupo. «Cosa siano – dice – poco importa. Fatto è che mangiano le pecore del mio gregge. Questa volta, addirittura a un giorno di distanza da un’aggressione e l’altra. Martedì l’aggressione è avvenuta in pieno giorno, sempre vicino a casa. Giovedì, poi, i predatori hanno spinto le pecore verso il fosso e qui sono andate a infilarsi».

Era circa mezzanotte. «Le mie figlie – racconta l’allevatore – hanno sentito qualcosa, ma non abbiamo visto nulla. Non credo di trovare vive le pecore che sono disperse. Quattro o cinque capi rappresentano una bella perdita. E si aggiungono alle tre morte già segnalate alla Asl».

Petrucci pochi giorni fa un predatore se l’è trovato proprio davanti. «Ho avuto una bella paura – dice – perché lui era a soli quattro o cinque metri. Rossiccio, di circa 30 chilogrammi, un animale giovane di un paio di anni. Mi sono appiattito al tronco di un albero e poi ho cominciato a urlargli perché si allontanasse dal gregge».

Insomma a un tiro di schioppo da Istia e a un pugno di chilometri da Grosseto, praticamente sotto casa del pastore, si è consumata l’ennesima predazione contro cui, al momento, nessuno sembra in grado di far nulla.

«Continuo a dire – incalza Petrucci – che è una cosa vergognosa lasciare solo chi produce e preferire importare le materie prime, quelle che produciamo noi agricoltori, dalla Cina o altrove. Nessuno ci tutela. Non basta nemmeno stare tutto il giorno con le pecore e farle pascolare sotto casa. Non ci si rende conto che in questo modo il latte di pecora scarseggia e il pecorino, il nostro fiore all’occhiello, rischia problemi seri per insufficienza di latte? Non si comprende che solo con le chiacchiere non si arriva a nulla, ma servono fatti concreti?». La predazione di Istia arriva a pochissima distanza di giorni da predazioni nel Mancianese, a Roccalbegna, nella zona di Saturnia, a San Martino sul Fiora. Gli allevatori invocano l’intervento della magistratura, l’attuazione del piano lupo con l’eliminazione degli ibridi e del 5% dei lupi in eccesso e il trasferimento di tutti i lupi in zone non interessate dalla pastorizia.

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