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Droga nascosta nel riso Maxi condanne per due

GROSSETO. Con quei 192 grammi di hashish con principio attivo al 14 per cento si sarebbero potute ricavare quasi 1.100 dosi, secondo l’esperto del laboratorio dei carabinieri che aveva effettuato...

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GROSSETO. Con quei 192 grammi di hashish con principio attivo al 14 per cento si sarebbero potute ricavare quasi 1.100 dosi, secondo l’esperto del laboratorio dei carabinieri che aveva effettuato gli accertamenti tecnici; e con quei 100 grammi di cocaina di purezza elevata (quasi 82 per cento) l’attività di spaccio avrebbe potuto rendere fino a 540 dosi. Quantitativi ingenti di sostanza stupefacente, nascosta in mezzo a confezioni di riso e scovata dai carabinieri del radiomobile della Compagnia di Orbetello che nel marzo scorso avevano fermato un’auto lungo l’Aurelia all’altezza di Capalbio.

Pur con lo “sconto” previsto dal rito abbreviato scelto nell’ambito del giudizio immediato, proprio a causa della quantità e della qualità della droga sequestrata e destinata indiscutibilmente allo spaccio sono pesanti le pene inflitte a Danilo Acri e Antonio Morra, 38 e 37 anni, entrambi di origine napoletana ma residenti a Isola del Giglio, all’epoca arrestati. All’udienza preliminare, il giudice Marco Mezzaluna ha condannato il primo a 5 anni 6 mesi e 20 giorni più 20. 000 euro e il secondo (con la recidiva) a 9 anni 4 mesi e 32. 000 euro. A entrambi l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e a Morra la revoca della sospensione condizionale della pena relativa a una sentenza del gup di Napoli risalente al 2013. La droga dovrà essere naturalmente confiscata e distrutta, mentre il giudice depositerà le motivazioni entro il 23 novembre.

Quando i militari effettuarono il controllo, trovarono delle confezioni di riso sigillate in modo apparentemente regolare. Poiché i due erano già conosciuti alle forze dell’ordine e agli uffici giudiziari e poiché il loro atteggiamento era stato ritenuto sospetto, la pattuglia decise di effettuare esami più approfonditi. Gli accertamenti consentirono di stabilire che le buste erano state aperte e termosaldate successivamente all’inserimento della droga. Quei tre etti erano poi stati affidati al Lass, il laboratorio dei carabinieri.

Pierluigi Sposato

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