Gioco
Lottizzazione di SantaRosa Fideiussione “con lo sconto”
di Alfredo Faetti
Le opere di mitigazione del rischio idraulico fatte dopo l’allagamento del 2008 a carico del Comune: La Fondiaria chiede indietro 40.000 euro su 200.000 pagati
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SCARLINO. Una vicenda durata quasi vent’anni, tra progetti, patti non rispettati, tribunali, perizie, alluvioni, soldi per opere idrauliche prima pagati poi restituiti. È la vicenda della lottizzazione di Santa Rosa, a Scarlino, che ha visto protagonisti il Comune e l’assicuratrice La Fondiaria, contrapposti uno davanti all’altro in una lunga causa civile che di fatto si è chiusa nelle scorse settimane, quando le parti hanno trovato un accordo. Un compromesso per niente semplice da trovare visto che ha riguardato anche il ritardo nella realizzazione di opere contro il rischio idraulico. Era il 2008 quando l’area interessata, quella di Santa Rosa, al confine con il comune di Gavorrano, finì sott’acqua a causa della mancanza di quelle opere di urbanizzazione che sarebbero dovute rientrare nella lottizzazione. Solo che in quel momento il contenzioso tra le due parti era in pieno svolgimento e mentre gli uffici preparavano le perizie il territorio finiva allagato.
La vicenda però risale a molto prima: dieci anni prima, per la precisione. È il 1998 quando i terreni della Fondiaria vengono aggiudicati a una ditta, che si impegna a far fronte ad opere di urbanizzazione per 360.000 euro coprendole con una fidejussione intestata appunto a La Fondiaria. I lavori però vanno a rilento: nel 2004 le residenze vengono terminate, ma delle opere di urbanizzazione neppure l’ombra. La ditta entra in crisi e non risponde ai solleciti del Comune, che dal canto suo decide nel 2007 di incassare la fidejussione. L’assicurazione però si rifiuta di pagare e solo di fronte alla sentenza del tribunale salderà il decreto ingiuntivo dell’Ente, salvo poi presentare un ricorso. Viene allora nominato dal giudice un consulente, il procedimento continua e buona parte delle opere resta in sospeso. Nel 2008, però, la natura fa suonare l’allarme, allagando tutta la zona di Santa Rosa vista l’assenza di quelle opere necessarie. Sarà il Comune allora a farsene carico, anticipando – almeno così credeva – le spese che poi sarebbero state rimborsate da La Fondiaria. Ma così non sarà: durante il procedimento di opposizione infatti, la perizia del ctu dice che La Fondiaria deve sì pagare la fidejussione, ma secondo il progetto originale, che esclude tutti i lavori seguiti all’allagamento del 2008. In questo modo il Comune ha potuto riscuotere circa 200mila euro, restituendone circa 40mila all’assicurazione tra i soldi avanzati e quelli per le opere di mitigazione del rischio idraulico.
La vicenda però risale a molto prima: dieci anni prima, per la precisione. È il 1998 quando i terreni della Fondiaria vengono aggiudicati a una ditta, che si impegna a far fronte ad opere di urbanizzazione per 360.000 euro coprendole con una fidejussione intestata appunto a La Fondiaria. I lavori però vanno a rilento: nel 2004 le residenze vengono terminate, ma delle opere di urbanizzazione neppure l’ombra. La ditta entra in crisi e non risponde ai solleciti del Comune, che dal canto suo decide nel 2007 di incassare la fidejussione. L’assicurazione però si rifiuta di pagare e solo di fronte alla sentenza del tribunale salderà il decreto ingiuntivo dell’Ente, salvo poi presentare un ricorso. Viene allora nominato dal giudice un consulente, il procedimento continua e buona parte delle opere resta in sospeso. Nel 2008, però, la natura fa suonare l’allarme, allagando tutta la zona di Santa Rosa vista l’assenza di quelle opere necessarie. Sarà il Comune allora a farsene carico, anticipando – almeno così credeva – le spese che poi sarebbero state rimborsate da La Fondiaria. Ma così non sarà: durante il procedimento di opposizione infatti, la perizia del ctu dice che La Fondiaria deve sì pagare la fidejussione, ma secondo il progetto originale, che esclude tutti i lavori seguiti all’allagamento del 2008. In questo modo il Comune ha potuto riscuotere circa 200mila euro, restituendone circa 40mila all’assicurazione tra i soldi avanzati e quelli per le opere di mitigazione del rischio idraulico.
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