Finanza
Separarsi collaborando ora è possibile
di Pierluigi Sposato
Un gruppo di avvocati grossetani sperimenta la negoziazione assistita: niente Tribunale, meno stress, costi ridotti
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GROSSETO. Separarsi senza dover andare in Tribunale, con una quota minore di conflitti e di stress, con un contributo di ragionevolezza e di migliore conoscenza delle realtà della coppia. Possibile?
Possibile. È comunque la strada che una ventina di avvocati grossetani, specializzati nel diritto di famiglia, ha intenzione di seguire. «È un’offerta in più», dice l’avvocato Clara Mecacci nel cui studio si è svolta la due giorni, un corso base di negoziazione assistita con il metodo collaborativo, con tanto di simulazione di situazioni tipiche seguite da una psicologa-psicoterapeuta. «È un approccio multidisciplinare con professionisti neutrali, come se fossero dei consulenti tecnici nominati dal magistrato», spiega l’avvocato Olga Anastasi, una delle specialiste intervenute insieme ai colleghi Alessandra Hopps, Marco Calabrese e Marina Marino, quest’ultima una delle professioniste più conosciute in materia di diritto di famiglia e di minori. «Tra negoziazione e metodo collaborativo - dice quest’ultima - nella sola Roma abbiamo avuto il 28% delle separazioni complessive nel corso del 2016».
Gli avvocati grossetani si sono rivolte al Gruppo di pratica collaborativa Ronald D. Ousky, 52 iscritti tra Marche, Lazio, Toscana, Milano e Bologna, una delle tre associazioni professionali che opera in Italia secondo le procedure definite di Alternative despite resolutions. Procedure che si sono fatte strada dalla fine del 2014, quando è entrata in vigore la legge sulla negoziazione assistita più generale e i principi normativi sono stati calati nel metodo collaborativo. Procedure che si stanno espandendo, spiegano i legali che hanno seguito il corso, per i vantaggi che comportano: sotto il profilo emotivo, sotto il profilo della rapidità e quindi dei costi rispetto a una separazione giudiziale o consensuale.
«Vogliamo creare un gruppo che parli lo stesso linguaggio, quello del metodo collaborativo - aggiunge Mecacci - Capirci tra di noi avvocati è il primo passo». Ciò non significa che i legali che seguono questo metodo rifiuteranno le altre forme “classiche” di separazione: «Ci sono e ci saranno sempre delle situazioni non mediabili - specifica Mecacci - Ci saranno sempre avvocati di controparte che si rivolgeranno senza dare spazio ad alcun tipo di negoziazione. Noi saremo pronti, siamo già pronti a confrontarci anche con loro. Ma è bene ricordare che negli scontri di questo genere non ci sono mai grandi vittorie o comunque definirle tali è difficile. Raggiungere l’accordo, invece, è il massimo risultato che è possibile ottenere». Anche perché quando la coppia ha dei figli, e sono minorenni, gli avvocati hanno l’esigenza, se non l’obbligo, di lavorare perché l’accordo sia condiviso. Costi maggiori? «No, al cliente non costa nulla di più». E nel caso in cui l’accordo non venga raggiunto, gli avvocati devono rinunciare al mandato, a tutela del cliente.
Il seminario ha trattato argomenti di vario genere, dal primo incontro con il cliente alla preparazione dell’incontro a quattro (coppia e legali), dalla stesura della convenzione di negoziazione al metodo per arrivare all’accordo. E via via fino alla stesura del documento finale.
«Questo non è che il primo passo - dice l’avvocato Mecacci - In seguito faremo altri incontri, anche a cadenza mensile, per confrontarci tra di noi. Del resto, ci sono altri avvocati già formati in altre associazioni».
Possibile. È comunque la strada che una ventina di avvocati grossetani, specializzati nel diritto di famiglia, ha intenzione di seguire. «È un’offerta in più», dice l’avvocato Clara Mecacci nel cui studio si è svolta la due giorni, un corso base di negoziazione assistita con il metodo collaborativo, con tanto di simulazione di situazioni tipiche seguite da una psicologa-psicoterapeuta. «È un approccio multidisciplinare con professionisti neutrali, come se fossero dei consulenti tecnici nominati dal magistrato», spiega l’avvocato Olga Anastasi, una delle specialiste intervenute insieme ai colleghi Alessandra Hopps, Marco Calabrese e Marina Marino, quest’ultima una delle professioniste più conosciute in materia di diritto di famiglia e di minori. «Tra negoziazione e metodo collaborativo - dice quest’ultima - nella sola Roma abbiamo avuto il 28% delle separazioni complessive nel corso del 2016».
Gli avvocati grossetani si sono rivolte al Gruppo di pratica collaborativa Ronald D. Ousky, 52 iscritti tra Marche, Lazio, Toscana, Milano e Bologna, una delle tre associazioni professionali che opera in Italia secondo le procedure definite di Alternative despite resolutions. Procedure che si sono fatte strada dalla fine del 2014, quando è entrata in vigore la legge sulla negoziazione assistita più generale e i principi normativi sono stati calati nel metodo collaborativo. Procedure che si stanno espandendo, spiegano i legali che hanno seguito il corso, per i vantaggi che comportano: sotto il profilo emotivo, sotto il profilo della rapidità e quindi dei costi rispetto a una separazione giudiziale o consensuale.
«Vogliamo creare un gruppo che parli lo stesso linguaggio, quello del metodo collaborativo - aggiunge Mecacci - Capirci tra di noi avvocati è il primo passo». Ciò non significa che i legali che seguono questo metodo rifiuteranno le altre forme “classiche” di separazione: «Ci sono e ci saranno sempre delle situazioni non mediabili - specifica Mecacci - Ci saranno sempre avvocati di controparte che si rivolgeranno senza dare spazio ad alcun tipo di negoziazione. Noi saremo pronti, siamo già pronti a confrontarci anche con loro. Ma è bene ricordare che negli scontri di questo genere non ci sono mai grandi vittorie o comunque definirle tali è difficile. Raggiungere l’accordo, invece, è il massimo risultato che è possibile ottenere». Anche perché quando la coppia ha dei figli, e sono minorenni, gli avvocati hanno l’esigenza, se non l’obbligo, di lavorare perché l’accordo sia condiviso. Costi maggiori? «No, al cliente non costa nulla di più». E nel caso in cui l’accordo non venga raggiunto, gli avvocati devono rinunciare al mandato, a tutela del cliente.
Il seminario ha trattato argomenti di vario genere, dal primo incontro con il cliente alla preparazione dell’incontro a quattro (coppia e legali), dalla stesura della convenzione di negoziazione al metodo per arrivare all’accordo. E via via fino alla stesura del documento finale.
«Questo non è che il primo passo - dice l’avvocato Mecacci - In seguito faremo altri incontri, anche a cadenza mensile, per confrontarci tra di noi. Del resto, ci sono altri avvocati già formati in altre associazioni».
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