Proteste
Ammanchi a scuola, tre proscioglimenti
Dalle casse del Professionale mancavano 547.000 euro: erano sotto accusa i familiari della direttrice
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ORBETELLO. Chiusa con tre assoluzioni la vicenda degli ammanchi all’Istituto professionale “Del Rosso” di Orbetello che nel dicembre 2014 aveva visto il patteggiamento della direttrice dei servizi generali e amministrativi della scuola, Mirella Arienti (2 anni), accusata di peculato e falsificazione di firme del preside.
Ieri il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci ha prosciolto il figlio di lei (difesa Romano Lombardi), il convivente di lei e la figlia di quest’ultimo (difesa Giovanna Canessa), imputati in concorso perché secondo l’ipotesi accusatoria si sarebbero appropriati insieme ad Arienti di circa 547.000 euro, parte dei quali restituiti (i fatti contestati risalgono al periodo 2004-2010). Il primo è stato assolto con la formula dubitativa (il fatto non sussiste), gli altri due invece con la formula ampia. Il giudice, che si è riservato il deposito delle motivazioni entro 60 giorni, deve essersi convinto della estraneità dei tre coimputati. Era emerso chiaramente, anche nel corso dell’udienza, che i comportamenti ritenuti illeciti erano attribuibili soltanto ad Arienti, autrice di un’iniziativa autonoma. Effettivamente i tre erano stati effettivamente beneficiari quelle somme ma Arienti li avrebbe “usati” come tramiti inconsapevoli: solo a lei era possibile attribuire le operazioni sui conti. La giovane età dei ragazzi e il rapporto esistente tra le parti, queste le tesi difensive, non hanno potuto che far escludere un coinvolgimento dei tre soggetti. Secondo i conteggi effettuati in fase di indagine, Arienti si sarebbe appropriata di 406.000 euro, il figlio di 83.000 euro, il convivente di 16.000 euro e la figlia di questi di 42.000 euro.
Nel 2012, la Corte dei conti sezione Toscana aveva condannato Arienti a pagare 266.000 euro (il 50 per cento del danno); contestualmente era stata condannata anche la banca cui era stato affidato il compito di tenere la cassa, per non aver rispettato le procedure di vigilanza, mentre aveva assolto le Poste («il disciplinare del conto corrente postale intestato all’Istituto scolastico imponeva alle Poste Italiane la sola verifica della firma di traenza, senza alcun obbligo od onere di sindacare l’uso delle somme ivi affluite»). I giudici contabili avevano anche sottolineato che «È di tutta evidenza che la convenuta Arienti sia stata l’unica diretta beneficiaria delle somme illegittimamente introitate e che abbia agito con dolo».
Pierluigi Sposato
Ieri il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci ha prosciolto il figlio di lei (difesa Romano Lombardi), il convivente di lei e la figlia di quest’ultimo (difesa Giovanna Canessa), imputati in concorso perché secondo l’ipotesi accusatoria si sarebbero appropriati insieme ad Arienti di circa 547.000 euro, parte dei quali restituiti (i fatti contestati risalgono al periodo 2004-2010). Il primo è stato assolto con la formula dubitativa (il fatto non sussiste), gli altri due invece con la formula ampia. Il giudice, che si è riservato il deposito delle motivazioni entro 60 giorni, deve essersi convinto della estraneità dei tre coimputati. Era emerso chiaramente, anche nel corso dell’udienza, che i comportamenti ritenuti illeciti erano attribuibili soltanto ad Arienti, autrice di un’iniziativa autonoma. Effettivamente i tre erano stati effettivamente beneficiari quelle somme ma Arienti li avrebbe “usati” come tramiti inconsapevoli: solo a lei era possibile attribuire le operazioni sui conti. La giovane età dei ragazzi e il rapporto esistente tra le parti, queste le tesi difensive, non hanno potuto che far escludere un coinvolgimento dei tre soggetti. Secondo i conteggi effettuati in fase di indagine, Arienti si sarebbe appropriata di 406.000 euro, il figlio di 83.000 euro, il convivente di 16.000 euro e la figlia di questi di 42.000 euro.
Nel 2012, la Corte dei conti sezione Toscana aveva condannato Arienti a pagare 266.000 euro (il 50 per cento del danno); contestualmente era stata condannata anche la banca cui era stato affidato il compito di tenere la cassa, per non aver rispettato le procedure di vigilanza, mentre aveva assolto le Poste («il disciplinare del conto corrente postale intestato all’Istituto scolastico imponeva alle Poste Italiane la sola verifica della firma di traenza, senza alcun obbligo od onere di sindacare l’uso delle somme ivi affluite»). I giudici contabili avevano anche sottolineato che «È di tutta evidenza che la convenuta Arienti sia stata l’unica diretta beneficiaria delle somme illegittimamente introitate e che abbia agito con dolo».
Pierluigi Sposato
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