Sicurezza
Posti a teatro, è polemica «I migliori vanno ai soliti»
di Paola Villani
Follonica: Sinistra Italiana contesta la prelazione sull’acquisto delle poltrone riconosciuta ai tesserati della stagione passata. Su 400, ne restano liberi solo 70
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FOLLONICA. Quel diritto di prelazione per i vecchi abbonati alla Leopolda non piace a Sinistra Italiana. Ed è terremoto nella maggioranza. Piovono critiche sull’assessora alla cultura Barbara Catalani: Sinistra Italiana l’accusa di aver creato una sorta di gruppo di élite che accederebbe ai posti migliori del teatro. E così si riapre una discussione aperta già da alcuni mesi.
La questione riguarda sempre gli abbonamenti alla stagione teatrale della Leopolda. Dal 1° settembre a ieri i vecchi abbonati avevano la possibilità di confermare le loro tessere per il nuovo calendario; unica novità è che stavolta non potevano avere la stessa poltrona dell’anno passato. Da oggi invece potranno comprare gli abbonamenti anche coloro non l’hanno mai fatto prima, sempre che ci siano ancora posti liberi e soprattutto appetibili.
Sullo stesso argomento ad aprile, quindi a conclusione della seconda stagione teatrale del direttore artistico Eugenio Allegri, si espressero contro il diritto di prelazione anche Ettore Chirici, capogruppo della lista civica Gente di Follonica (maggioranza) e il Movimento 5 Stelle, che propose una diminuzione dei posti per gli abbonati. Quando la nota dei pentastellati venne diffusa, il sindaco Andrea Benini sottolineò che l’idea di rivedere la gestione delle tessere era già al vaglio della giunta perché una proposta simile era arrivata dalla maggioranza. La consigliera Francesca Stella (Pd), tirata in ballo dai 5 Stelle (che sostengono la stessa idea), spiegò sempre ad aprile che l’ipotesi in commissione era partita da lei.
Insomma che qualcosa non andasse nell’organizzazione della vendita dei biglietti era già chiaro prima dell’estate. I posti a disposizione sono 400 e per l’ultima stagione teatrale il tetto massimo del pacchetto per assistere agli undici appuntamenti in calendario era stato fissato a 320, aumentando la vendita del primo anno del 20%. Quindi tra i posti riservati alle autorità e gli abbonamenti, sono rimasti solo una settantina di posti a disposizione di chi voleva assistere ad un solo spettacolo tra quelli in calendario: molti follonichesi sono rimasti delusi e non hanno potuto vedere ciò che volevano, proprio per la carenza di spazi liberi.
«Purtroppo – dicono oggi da Sinistra Italiana – dobbiamo ritornare sulla gestione del teatro. Non siamo assolutamente d’accordo sulle modalità scelta per l’attribuzione degli abbonamenti per la prossima stagione. E l’assessora Catalani non ha ritenuto minimamente necessario coinvolgere le forze politiche su questo argomento. Riteniamo perciò importante puntualizzare – aggiungono – che siamo assolutamente contrari alla reiterazione del diritto di prelazione sull’abbonamento, anche se per una sola settimana, da parte degli abbonati della scorsa stagione. Per un teatro come quello follonichese, sostenuto con considerevoli fondi pubblici, cioè di tutti, e con pochi posti con una qualità visiva sufficiente (250-300 su 400 totali) non si può permettere una gestione di questo tipo che riteniamo, come già detto in altre occasioni, non accettabile economicamente e neppure moralmente. Questa gestione elitaria imposta dall’assessora Catalani – conclude Sinistra Italiana – ci trova totalmente contrari. La fabbrica degli operai del ferro è diventata il salotto di pochi fortunati».
La questione riguarda sempre gli abbonamenti alla stagione teatrale della Leopolda. Dal 1° settembre a ieri i vecchi abbonati avevano la possibilità di confermare le loro tessere per il nuovo calendario; unica novità è che stavolta non potevano avere la stessa poltrona dell’anno passato. Da oggi invece potranno comprare gli abbonamenti anche coloro non l’hanno mai fatto prima, sempre che ci siano ancora posti liberi e soprattutto appetibili.
Sullo stesso argomento ad aprile, quindi a conclusione della seconda stagione teatrale del direttore artistico Eugenio Allegri, si espressero contro il diritto di prelazione anche Ettore Chirici, capogruppo della lista civica Gente di Follonica (maggioranza) e il Movimento 5 Stelle, che propose una diminuzione dei posti per gli abbonati. Quando la nota dei pentastellati venne diffusa, il sindaco Andrea Benini sottolineò che l’idea di rivedere la gestione delle tessere era già al vaglio della giunta perché una proposta simile era arrivata dalla maggioranza. La consigliera Francesca Stella (Pd), tirata in ballo dai 5 Stelle (che sostengono la stessa idea), spiegò sempre ad aprile che l’ipotesi in commissione era partita da lei.
Insomma che qualcosa non andasse nell’organizzazione della vendita dei biglietti era già chiaro prima dell’estate. I posti a disposizione sono 400 e per l’ultima stagione teatrale il tetto massimo del pacchetto per assistere agli undici appuntamenti in calendario era stato fissato a 320, aumentando la vendita del primo anno del 20%. Quindi tra i posti riservati alle autorità e gli abbonamenti, sono rimasti solo una settantina di posti a disposizione di chi voleva assistere ad un solo spettacolo tra quelli in calendario: molti follonichesi sono rimasti delusi e non hanno potuto vedere ciò che volevano, proprio per la carenza di spazi liberi.
«Purtroppo – dicono oggi da Sinistra Italiana – dobbiamo ritornare sulla gestione del teatro. Non siamo assolutamente d’accordo sulle modalità scelta per l’attribuzione degli abbonamenti per la prossima stagione. E l’assessora Catalani non ha ritenuto minimamente necessario coinvolgere le forze politiche su questo argomento. Riteniamo perciò importante puntualizzare – aggiungono – che siamo assolutamente contrari alla reiterazione del diritto di prelazione sull’abbonamento, anche se per una sola settimana, da parte degli abbonati della scorsa stagione. Per un teatro come quello follonichese, sostenuto con considerevoli fondi pubblici, cioè di tutti, e con pochi posti con una qualità visiva sufficiente (250-300 su 400 totali) non si può permettere una gestione di questo tipo che riteniamo, come già detto in altre occasioni, non accettabile economicamente e neppure moralmente. Questa gestione elitaria imposta dall’assessora Catalani – conclude Sinistra Italiana – ci trova totalmente contrari. La fabbrica degli operai del ferro è diventata il salotto di pochi fortunati».
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