Il Tirreno

Grosseto

E Grosseto alla fine conquistò Siena Grazie a Palomar

di FLAVIO FUSI*
E Grosseto alla fine conquistò Siena Grazie a Palomar

Flavio Fusi racconta le tappe della «magnifica avventura» dell’amico Marinotti che apre a due passi da piazza del Campo 

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Il mio amico Massimo borbotta e mugugna anche se deve comunicare una buona notizia. Così, quando mesi fa mi ha annunciato, quasi controvoglia, che lavorava per aprire una nuova Palomar a Siena, mi è sembrato più un sogno da profugo senese, il parto di un notturno rimuginare, una innocua sfida onirica.

Eppure, a volte – come assicurava quell’ottimista di Walt Disney – “se puoi sognarlo puoi farlo”. Ed ecco che la nuova Palomar nella città del Palio è diventata realtà. Quando dico città del Palio, non parlo a vanvera. La nuova libreria di Massimo e di Monica (e Maria Grazia) si apre a “venti metri venti” da uno degli ingressi di Piazza del Campo, proprio all’angolo tra via dei Banchi di sotto e l’antico Chiasso largo. Sta infine (miracolo! ) al piano terra di Palazzo Piccolomini, un gioiello architettonico del Quattrocento, illuminata da ampie finestre inferriate e coronata da ariose volte medievali.

La Maremma conquista Siena, e questa è già una notizia. Posso scrivere, da antico grossetano illuso e deluso, che questa della libreria Palomar è una delle poche avventure cittadine degne di essere raccontate? Da trenta anni, a Grosseto, il grande osservatorio astrale dei nostri sogni si spalanca e punta il suo telescopio sul cielo stellato, a volte nuvoloso, a volte tempestoso, della letteratura e della parola scritta.

Contro venti e maree hanno lavorato Massimo e Monica. Alle origini nella ridotta simil-bohemien di via Roma, sotto una volenterosa insegna di compensato dipinta a mano. Poi in Corso Carducci, in una luminosa galleria, nel centro preciso di quello che era e non è più il salotto buono della nostra città.

Volumi, carta stampata, copertine, odore di colla e d’inchiostri nuovi, in un’epoca che celebra la fine del libro e la definitiva vittoria dell’impalpabile, il trionfo della parola-fantasma che appare e scompare con un semplice click, o –meglio – uno sbattere di ciglia. Già resistere, in questo mare tempestoso, somiglia a un miracolo. Eppure, eppure: a Grosseto, in questa nostra città ingaglioffita, che nelle sue strade e nelle sue piazze declina ormai tutte le sfumature del brutto, la Palomar è rimasta come una scheggia di bellezza e di buon gusto.

Il privilegio di due chiacchiere tra vecchi amici, una sosta per curiosare tra le nuove copertine, un appassionato consiglio di lettura da Maria Grazia (che ha letto tutto, e tutte le storie conosce), la presentazione di un nuovo libro insieme a un bicchiere di buon vino, la luce accesa la sera quando tutte le saracinesche si abbassano e il buio inghiotte la strada. Questo è da anni il nostro osservatorio, a volte un antidoto contro la mediocrità e i cattivi pensieri.

Oggi comincia una nuova storia: su a Nord, a Siena, nella città nobile delle contrade. Nei giorni scorsi, al piano terra di Palazzo Piccolomini ho visto casse di libri sventrate, cataste di classici in attesa di essere ordinati sulle mensole, Shakespeare insieme ad Amelie Nothòmb, Tolstoi con l’ispettore Montalbano, l’ultimo esile Premio Strega insieme all’ultimo, ponderoso, premio Pulitzer.

«Non dimenticare che questa è un’impresa», avverte Massimo. Bisogna vendere, incassare, non solo fare letteratura. Bisogna anche investire, e così, ecco i nuovi ingressi: i giovanissimi Filippo e Valentina, freschi di laurea, la ragazza Claudia, già esperta di librerie. Tutti e tre senesi, tutti e tre contradaioli, tre nuove assunzioni. Vi sembra poco, in tempi di vacche magre?

Resterebbe di dire della lotta contro la burocrazia, della partita a scacchi con le Belle arti, dei mesi che ci sono voluti, dei ritardi, dello sfinimento. Ma oggi si apre, e tutto questo è dietro le spalle. Comincia Siena, e resta Grosseto. Palomar raddoppia.

E insomma: in due mesi Massimo ha perso dodici chili, Monica ha gli occhi rossi come dopo una ronda di veglie notturne, Maria Grazia è quasi troppo sfinita per protestare contro i fornitori, i nuovi ragazzi portano l’allegria e il tremore degli esordienti. E poi ditemi che il libro (comprarlo, sfogliarlo, annusarlo, leggerlo, sottolinearlo, dimenticarlo, ritrovarlo) non è una magnifica avventura.

*Giornalista e scrittore

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