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«Il parco di Montioni non esiste»

«Il parco di Montioni non esiste»

Il progetto di gestione associata è ancora fermo, l’amarezza di Marco Stefanini

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FOLLONICA. Montioni, un parco che non esiste. Una riflessione amara quella che arriva dall’associazione La Duna di Follonica, a firma di Marco Stefanini. L’area verde subito fuori Follonica continua ad essere in degrado e di riserva ha poco, forse solo il nome. «Da quasi 30 anni si parla del parco di Montioni, a cavallo tra due Province e cinque Comuni e diversi enti interessati – spiega Stefanini – Piano del parco pubblicato dopo altrettanti anni grazie al sindaco Claudio Saragosa che ci ha creduto e lavorò duramente per arrivare a un ente che avesse tutti i presupposti di legge per poter esercitare un controllo ed un indirizzo sull’area boscata ed agricola di più di 6.000 ettari alle spalle di Follonica. Ma a volte le mire delle amministrazioni non coincidono, e quando queste cambiano cambia tutto e i risultati vengono persi, non si portano avanti e si fanno semplicemente naufragare. Questo è accaduto, in poche parole, per Montioni».

Non esiste infatti più l’Ente Parco, ma adesso è in vigore un accordo tra i vari Comuni interessati per arrivare a una gestione associata che deve però ricevere il benestare della Regione. Secondo Stefanini dal governo Saragosa ad oggi poco è stato fatto per quel bosco, fatta eccezione per la posa di alcuni tavoli e panchine e di cartelli stradali. «Ogni Comune gestisce il proprio pezzetto – dice ancora l’esponente della Duna – Il punto riconosciuto come più significativo è proprio Montioni, dove sorgono alcuni edifici e dove c’era l’antico centro per la produzione e lavorazione dell’allume voluto da Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone e principessa di Piombino. C’è anche uno stabilimento termale, chiamato ancora oggi Terme della Baciocca, dove sembra che la principessa facesse i suoi bagni caldi. Naturalmente, lo diciamo con sarcasmo, il tutto è completamente abbandonato, alla mercé di tutto e tutti, divorato dalla vegetazione, senza mai un intervento per proteggere dal passare del tempo e da possibili, speriamo di no, atti vandalici. Come le terme sono completamente divorati dalla vegetazione il complesso dell’allume, il ponte, la diga, il vecchio mulino e altro, proprio vicino al centro abitato considerato la porta principale del parco. Ma cambierà mai la consuetudine di lasciar distruggere tutto quello che potrebbe essere risorsa e che comunque ricopre grande interesse per la storia del nostro territorio? Costerebbe tanto mettere una squadra di persone a dare una ripulita da rovi, erbacce e quant’altro si trova e finalmente far vedere quello che cosa c’è sotto? Chissà che poi qualcuno degli amministratori non riesca magari a trovare qualche migliaio di euro da investire in cultura, valorizzazione e storia». Intanto le amministrazioni aspettano la risposta della Regione.

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