Il Tirreno

Grosseto

Minaccia con un’accetta padre e figlio

di Giovanna Mezzana
Minaccia con un’accetta padre e figlio

Giovane perde le staffe per venti euro ricevute in prestito. Prima volano insulti e uno spintone, poi spunta l’arma

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GROSSETO. Prima si sentono le urla. Poi gli insulti. Infine, chi esce dai negozi o si affaccia al balcone – allarmato per tanta irruenza – assiste ad una scena da brivido: tra le auto in sosta c’è un giovane che inveisce contro qualcuno ed è armato di un’accetta. Proprio un’accetta, la scure mignon che si usa per tagliare la legna. È panico.

Lunedì 27 agosto. Sono passate da poco le 10 della mattina. Siamo in una strada del centro. Un giovane grossetano perde le staffe. Alza il tono della voce: e da quel che dice, chiunque può comprendere che la materia del contendere è un affaire di soldi. Insulta un padre e suo figlio (si capirà in seguito il legame di parentela), di fronte ad una delle botteghe che si aprono lungo la strada. È talmente agitato che c’è chi esce dai negozi e chi si affaccia alla finestra o al terrazzo per vedere cosa sta accadendo. Dopo la sfuriata, prende e se ne va.

La lite sembra finita lì. E invece no. Ricompare dopo una manciata di secondi e questa volta è “armato” di un’accetta. La tiene lungo il corpo – non la brandisce – ma basta la vista della piccola scure per suscitare il panico dei testimoni. La strigliata continua: ce l’ha proprio con loro, padre e figlio. Poi gira i tacchi e scompare, non prima di essersi preso uno spintone.

Solo dopo si scoprirà che alla base di tanta esuberanza c’è un qui pro quo legato ad una manciata di soldi: venti euro che il giovane “armato” di accetta avrebbe precedentemente chiesto in prestito – secondo le testimonianze raccolte – al figlio dell’uomo contro cui inveiva. La sua richiesta di denaro sarebbe stata all’origine soddisfatta: il problema è che il creditore avrebbe poi cercato di tornare in possesso dei venti euro coinvolgendo anche una quarta persona, legata al debitore da rapporti di lavoro.

Insomma, il giovane se la sarebbe presa perché – secondo quanto raccolto – padre e figlio avrebbero dubitato della sua intenzione di restituire i soldi che gli erano stati prestati.

Insomma, tanto rumore per venti euro. Urla, insulti e un’accetta che spunta in strada. Alle 10 della mattina e lungo una strada residenziale e ad alto tasso di attività commerciali e uffici.

Nel giro di breve sul luogo della furibonda lite è comparsa una pantera della Polizia di Stato, con due agenti a bordo: è probabile che – alla vista della scure – qualche residente abbia contattato lo forze dell’ordine nel timore che l’alterco potesse sfociare in qualcosa di più grave.

Sentiti poco dopo l’accaduto, padre e figlio (insultati) non avevano intenzione di mettere nei guai il giovane furibondo con una denuncia a suo carico: nonostante l’accetta che ha fatto drizzare i capelli a residenti e passanti.
 

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