Finanza
Alt visite sgradite: il Comune di Grosseto si blinda
Nell’atrio del municipio sono state installate due porte a vetri chiuse a chiave. Si entra solo su appuntamento
GROSSETO. Da qualche settimana il Comune di Grosseto è diventato un luogo chiuso a chiave. Finito il tempo in cui, varcata la soglia oltre il pesante portone in legno che veniva aperto la mattina e chiuso la sera, chiunque poteva attraversare l’atrio, salire le scale e bussare direttamente alla porta del sindaco, degli assessori e degli impiegati che qui hanno i loro uffici.
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Ora in Comune si entra solo su appuntamento e dopo essere stati inquadrati e riconosciuti da una videocamera di sorveglianza, ed essersi fatti annunciare dalla portineria.
La nuova barriera tra la città e il palazzo sono due porte a vetri fatte installare dall’amministrazione nei due archi che conducono alle scale, al piccolo museo del pugilato fondato da Silvano Gallorini negli anni ’90 e agli uffici di dipendenti e amministratori. Poco prima, una telecamera puntata verso il portone inquadra ogni faccia di chi si avventuri in municipio.
Alla portineria il compito di vagliare i visitatori e lasciar passare solo dipendenti, amministratori e cittadini che abbiano un appuntamento.
Unica eccezione per i consigli comunali: in questo caso, per consentire a chiunque di assistere alle sedute, come prevede la legge, la portineria ha ordine di lasciare aperte le porte.
La decisione di chiudere il municipio alle visite “inaspettate” risale già all’anno scorso e se ne trova traccia nella determina dirigenziale 1763 del 18 novembre 2016 in cui il Comune affida a una ditta specializzata il compito di realizzare le due porte in vetro e acciaio corten, per una spesa di 11.800 euro più Iva (in tutto 14.396 euro). Il progetto ha avuto il via libera della Soprintendenza.
Ma a cosa servono queste due porte? Ci sono state minacce o intrusioni che hanno messo in pericolo gli inquilini del municipio? Nei corridoi, ultimamente, si è sentito di tutto. «Sono contro i vandali», «I vetri sono antiproiettile», «Sono per la sicurezza»: queste alcune delle voci circolate, e non solo tra i dipendenti.
In realtà la stessa determina 1763 fa chiarezza: la richiesta è arrivata al Servizio Edilizia istituzionale direttamente dall’amministrazione e la barriera serve a «regolamentare, attraverso un sistema di videosorveglianza, gli ingressi dei visitatori agli uffici del palazzo». Insomma: tenere alla larga gli scocciatori.
Lo conferma l’assessore alla sicurezza Fausto Turbanti. «No, nessuna minaccia e nessun episodio preoccupante – spiega Turbanti – semplicemente un provvedimento su richiesta anche degli uffici e dei dipendenti che si ritrovavano gente senza appuntamento a ogni ora, per non parlare dei capannelli davanti al sindaco. La regola deve essere che serve un appuntamento».
Quanto alla tenuta del vetro, «non è affatto antiproiettile ma un normale vetro infrangibile», chiarisce Turbanti.
Sui vetri delle quattro ante (due per porta) sono stati applicati quattro adesivi con lo stemma del Comune, che rendono visibile la presenza della barriera trasparente, utili non solo a chi è semplicemente distratto e potrebbe finire per spaccarsi il naso, ma anche a persone ipovedenti.
Più macchinoso, invece, può risultare l’accesso a chi è in sedia a rotelle: poiché ciascuna anta misura 67 centimetri, chi utilizza i modelli più grandi di carrozzella dovrà farsi aiutare dagli addetti alla portineria a spalancare entrambe le ante per entrare. Sempre che abbia, anch’egli, regolare appuntamento.
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