Attenzione
Un antico codice (inventato) tra misteri e nuove tecnologie
di Fiora Bonelli
◗
Bruno Cerboni e, a destra, una pagina del suo "Codex Dietrichstein"L’ingegnere Bruno Cerboni di Castel del Piano ricostruisce in digitale un’opera “realvirtuale” che parte dai suoi avi
3 MINUTI DI LETTURA
CASTEL DEL PIANO. Un misterioso codice da decifrare. Immagini miniate, illustrazioni fra il reale e il surreale che attendono di essere disvelate. Un libro enigmatico che ha origine dalla storia della famiglia Cerboni di Castel del Piano e in particolare da una tela secentesca conservata nella chiesa parrocchiale del paese amiatino. La tela raffigura Tommaso, un avo di Bruno Cerboni, autore di un’opera intrigante pubblicata da Aracne editore che favoleggia di un misterioso codice.
La storia parte dall’espediente letterario collaudato da molti letterati, Manzoni compreso, del manoscritto ritrovato. «Ho preso la decisione di pubblicare il Codex Dietrichstein, custodito da circa quattrocento anni dalla mia famiglia. Il Codice, così come altri che ho ereditato, è passato di mano di padre in figlio per molte generazioni e gestito da tutti con cura e passione».
Nessuno è mai riuscito a decifrarne il contenuto, «che secondo la tradizione orale – dice Cerboni – presenta importanti segreti. Rendendolo pubblico e dandogli ampia diffusione, la speranza è riposta in un moderno pioniere che riesca a decodificarne i caratteri».
L’ingegner Bruno Cerboni, che lavora da una vita sui temi dell’innovazione e della information technology e che ha acquistato notorietà internazionale come l’imprenditore che in Italia ha portato per primo le grandi aziende nel mondo virtuale di Second life, tocca adesso la sfera dei codici antichi, e sceglie quella che ha la peculiarità di muoversi in una sperimentazione “realvirtuale”.
E così si è inventato un codice illustrato, il Codex Dietrichstein (Aracne Editore, 176 pagine, 40 euro) e per renderne credibile la valenza storica, nell’introduzione del libro dà conto di una serie di personaggi realmente esistiti, come Tommaso Cerboni, antenato dell’autore, Rodolfo II d’Asburgo e il cardinale Dietrichstein che, svela Cerboni, nel XVII secolo avrebbe utilizzato questo codice per comunicazioni segrete. Insomma un vero e proprio romanzo storico, misto di storia e d’invenzione virtuale.
«Tommaso è rappresentato nella pala di un altare laterale della chiesa della Propositura di Castel del Piano, dedicato a San Cerbone, opera di Domenico Manetti ed è raffigurato nella figura 3 del codice, e la piccola montagna alle spalle rappresenta la Battaglia della Montagna Bianca del 1620 che è rappresentata anche nelle ultime sei pagine del Codex Dietrichstein», spiega l’ingegnere.
«Alla fine del 1500 – aggiunge – Tommaso è un giovane aitante e ambizioso, che lascia il paese natio e va a Roma, dove incontra un uomo determinante per il suo futuro, il cardinale Franz Seraph von Dietrichstein di cui Tommaso diviene l’uomo di fiducia col compito di trasferire codici segreti da una parte all’altra dell’Europa. Un codice, dunque, per consentire il trasporto di informazioni preziose celate in codici criptati».
Il Codice Dietrichstein è composto da più manoscritti: 152 pagine riccamente illustrate e scritte con due tipi di caratteri ermetici. Spiccano le illustrazioni, in taluni casi arricchite da note «vergate da qualche nostro antico antenato», chiosa Cerboni. Undici le sezioni: botanica, mitologia, ibridi, mosaici di animali, pesci, uccelli, natura, Maya, architetture, costumi d’epoca, divise militari, personaggi famosi, battaglia montagna bianca, ritratti. «Navigando sulla Rete ho scoperto che tale carattere è identico a quello presente nel manoscritto Voynich, conservato alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale», spiega Cerboni rimandando al più famoso codice ancora misterioso di tutti i tempi. E infine l’invito agli appassionati a decifrarlo. Una vera sfida.
La storia parte dall’espediente letterario collaudato da molti letterati, Manzoni compreso, del manoscritto ritrovato. «Ho preso la decisione di pubblicare il Codex Dietrichstein, custodito da circa quattrocento anni dalla mia famiglia. Il Codice, così come altri che ho ereditato, è passato di mano di padre in figlio per molte generazioni e gestito da tutti con cura e passione».
Nessuno è mai riuscito a decifrarne il contenuto, «che secondo la tradizione orale – dice Cerboni – presenta importanti segreti. Rendendolo pubblico e dandogli ampia diffusione, la speranza è riposta in un moderno pioniere che riesca a decodificarne i caratteri».
L’ingegner Bruno Cerboni, che lavora da una vita sui temi dell’innovazione e della information technology e che ha acquistato notorietà internazionale come l’imprenditore che in Italia ha portato per primo le grandi aziende nel mondo virtuale di Second life, tocca adesso la sfera dei codici antichi, e sceglie quella che ha la peculiarità di muoversi in una sperimentazione “realvirtuale”.
E così si è inventato un codice illustrato, il Codex Dietrichstein (Aracne Editore, 176 pagine, 40 euro) e per renderne credibile la valenza storica, nell’introduzione del libro dà conto di una serie di personaggi realmente esistiti, come Tommaso Cerboni, antenato dell’autore, Rodolfo II d’Asburgo e il cardinale Dietrichstein che, svela Cerboni, nel XVII secolo avrebbe utilizzato questo codice per comunicazioni segrete. Insomma un vero e proprio romanzo storico, misto di storia e d’invenzione virtuale.
«Tommaso è rappresentato nella pala di un altare laterale della chiesa della Propositura di Castel del Piano, dedicato a San Cerbone, opera di Domenico Manetti ed è raffigurato nella figura 3 del codice, e la piccola montagna alle spalle rappresenta la Battaglia della Montagna Bianca del 1620 che è rappresentata anche nelle ultime sei pagine del Codex Dietrichstein», spiega l’ingegnere.
«Alla fine del 1500 – aggiunge – Tommaso è un giovane aitante e ambizioso, che lascia il paese natio e va a Roma, dove incontra un uomo determinante per il suo futuro, il cardinale Franz Seraph von Dietrichstein di cui Tommaso diviene l’uomo di fiducia col compito di trasferire codici segreti da una parte all’altra dell’Europa. Un codice, dunque, per consentire il trasporto di informazioni preziose celate in codici criptati».
Il Codice Dietrichstein è composto da più manoscritti: 152 pagine riccamente illustrate e scritte con due tipi di caratteri ermetici. Spiccano le illustrazioni, in taluni casi arricchite da note «vergate da qualche nostro antico antenato», chiosa Cerboni. Undici le sezioni: botanica, mitologia, ibridi, mosaici di animali, pesci, uccelli, natura, Maya, architetture, costumi d’epoca, divise militari, personaggi famosi, battaglia montagna bianca, ritratti. «Navigando sulla Rete ho scoperto che tale carattere è identico a quello presente nel manoscritto Voynich, conservato alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale», spiega Cerboni rimandando al più famoso codice ancora misterioso di tutti i tempi. E infine l’invito agli appassionati a decifrarlo. Una vera sfida.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
