Proteste
Scansano, altra strage di pecore
di Fiora Bonelli
Allevatore scansanese esasperato. Il sindaco Marchi: «Monta la protesta, e noi la sosterremo»
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SCANSANO. Ancora attacchi predatori a Scansano. E sul prato restano cinque pecore scannate e carcasse spolpate. Cinque pecore gravide sono disperse.
Il sindaco Francesco Marchi è indignato e chiede a cominciare dalla Regione immediati provvedimenti di fronte allo scempio di una decina di pecore dell’azienda dei fratelli Moni, nei pascoli di Fonte Morella, il principale allevamento di pecore rimasto ormai in quel di Scansano che una volta contava decine e decine di imprese. «Non sono un guerrafondaio – dice Marchi– fra l’altro sono stato iscritto al Wwf per molto tempo e anche questo dimostra il mio attaccamento agli animali, ma adesso non è tollerabile che le pecore stiano barricate nelle stalle e i lupi in libertà a scorrazzare nei prati e facciano continue carneficine. Vogliamo le pecore? Sì, le vogliamo e dobbiamo liberare il territorio dalla presenza dannosa di predatori. La stabulazione fissa a cui pare vogliano ridurci è un gravissimo danno. Bisogna che la Regione lo capisca. Invece qui nulla si muove. In Veneto, invece, la Regione sta facendo marcia indietro dal progetto Life Wolf Alps e fa bene. Dovremmo fare lo stesso. La pecora per noi è una risorsa. Alcuni caseifici sono eccellenze che non possiamo permetterci di perdere o indebolire. Invece il latte viene pagato poco, gli agnelli li compriamo dall’est Europa. I nostri pastori resistono a stento e sta montando la protesta. E noi li sosterremo».
Il sindaco di Scansano, mercoledì mattina, è stato contattato dall’allevatore Giambattista Moni che ha casa e azienda quasi dentro il paese di Scansano, dietro alla cantina sociale e nei pressi del campo sportivo: «Mercoledì mattina – racconta Moni– ho trovato uno spettacolo raccapricciante. Cinque pecore morte e alla conta finale cinque disperse. Il branco era quello di pecore incinte che dovrebbero partorire a settembre e pascolavano praticamente a un tiro di schioppo da casa. Ora quelle rimaste abortiranno – chiosa Moni - I miei tre cani nemmeno hanno abbaiato stanotte e credo che siano fuggiti via, segno che c’era un branco di predatori». Moni è disperato e rammenta che l’ultima predazione del gennaio scorso che gli costò ben 11 capi era stata fatta da un branco, per lo meno di tre animali: «I tamponi fatti in quell’occasione – si sfoga Moni– dettero come sentenza che la predazione era stata fatta da un branco di due lupi in purezza e un ibrido. Così per lo meno mi hanno riferito. E anche in questo caso credo sia stato un branco. I cani che abbaiano tutte le notti stavolta non lo hanno fatto, cinque pecore sono state spolpate e martoriate. Noi – dice trovando solidarietà nel sindaco Marchi – non ce la facciamo più. Fra siccità, predazioni e aborti, voglio vedere come pago il mutuo della banca. Noi dell’azienda di Fonte Morella – aggiunge– siamo rimasti in piedi a Scansano. Tanti hanno chiuso. E come qui anche a Roccalbegna. E poi parlano di rischi idrogeologici o ambientali. La terra è tutta abbandonata. Se scoppia un incendio nessuno sarà in grado di fermarlo. Sono contento della solidarietà del nostro sindaco e speriamo si muova qualcosa. Perché qualcosa bisogna fare. Noi, non il lupo, siamo una razza in estinzione».
Il sindaco Francesco Marchi è indignato e chiede a cominciare dalla Regione immediati provvedimenti di fronte allo scempio di una decina di pecore dell’azienda dei fratelli Moni, nei pascoli di Fonte Morella, il principale allevamento di pecore rimasto ormai in quel di Scansano che una volta contava decine e decine di imprese. «Non sono un guerrafondaio – dice Marchi– fra l’altro sono stato iscritto al Wwf per molto tempo e anche questo dimostra il mio attaccamento agli animali, ma adesso non è tollerabile che le pecore stiano barricate nelle stalle e i lupi in libertà a scorrazzare nei prati e facciano continue carneficine. Vogliamo le pecore? Sì, le vogliamo e dobbiamo liberare il territorio dalla presenza dannosa di predatori. La stabulazione fissa a cui pare vogliano ridurci è un gravissimo danno. Bisogna che la Regione lo capisca. Invece qui nulla si muove. In Veneto, invece, la Regione sta facendo marcia indietro dal progetto Life Wolf Alps e fa bene. Dovremmo fare lo stesso. La pecora per noi è una risorsa. Alcuni caseifici sono eccellenze che non possiamo permetterci di perdere o indebolire. Invece il latte viene pagato poco, gli agnelli li compriamo dall’est Europa. I nostri pastori resistono a stento e sta montando la protesta. E noi li sosterremo».
Il sindaco di Scansano, mercoledì mattina, è stato contattato dall’allevatore Giambattista Moni che ha casa e azienda quasi dentro il paese di Scansano, dietro alla cantina sociale e nei pressi del campo sportivo: «Mercoledì mattina – racconta Moni– ho trovato uno spettacolo raccapricciante. Cinque pecore morte e alla conta finale cinque disperse. Il branco era quello di pecore incinte che dovrebbero partorire a settembre e pascolavano praticamente a un tiro di schioppo da casa. Ora quelle rimaste abortiranno – chiosa Moni - I miei tre cani nemmeno hanno abbaiato stanotte e credo che siano fuggiti via, segno che c’era un branco di predatori». Moni è disperato e rammenta che l’ultima predazione del gennaio scorso che gli costò ben 11 capi era stata fatta da un branco, per lo meno di tre animali: «I tamponi fatti in quell’occasione – si sfoga Moni– dettero come sentenza che la predazione era stata fatta da un branco di due lupi in purezza e un ibrido. Così per lo meno mi hanno riferito. E anche in questo caso credo sia stato un branco. I cani che abbaiano tutte le notti stavolta non lo hanno fatto, cinque pecore sono state spolpate e martoriate. Noi – dice trovando solidarietà nel sindaco Marchi – non ce la facciamo più. Fra siccità, predazioni e aborti, voglio vedere come pago il mutuo della banca. Noi dell’azienda di Fonte Morella – aggiunge– siamo rimasti in piedi a Scansano. Tanti hanno chiuso. E come qui anche a Roccalbegna. E poi parlano di rischi idrogeologici o ambientali. La terra è tutta abbandonata. Se scoppia un incendio nessuno sarà in grado di fermarlo. Sono contento della solidarietà del nostro sindaco e speriamo si muova qualcosa. Perché qualcosa bisogna fare. Noi, non il lupo, siamo una razza in estinzione».
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