Gioco
la polemica
La destra attacca: «Lettura fatta da negazionisti e non esuli»
RISPESCIA. La presentazione del seminario è arrivata a inizio settimana e nel giro di poche ore ha sollevato molte polemiche, dal mondo politico e non solo. «Scandalo In Toscana: le Foibe le spiegano...
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RISPESCIA. La presentazione del seminario è arrivata a inizio settimana e nel giro di poche ore ha sollevato molte polemiche, dal mondo politico e non solo. «Scandalo In Toscana: le Foibe le spiegano i partigiani e non gli esuli» ha titolato il quotidiano Il Tempo, ben riassumendo la posizione di diverse associazioni di testimoni e di una parte della politica, anche toscana.
Sul suo blog, ad esempio, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli ha pubblicato un post dal titolo: “I negazionisti danno lezioni sulle foibe in Toscana”. Ovvio che queste polemiche siano state indirizzate contro l’Isgrec, ritenendo che un istituto impegnato sulla storia partigiana non possa rappresentare fedelmente i fatti accaduti nel confine orientale. «Polemiche sterili», le ha etichettate da subito la vicepresidente della Regione Monica Barni, seguita a ruote all’apertura del seminario anche da gli altri protagonisti. Luca Verzichelli, presidente Isgrec, le ha definite «polemiche sterili». «Ci siamo affidati a loro perché sono i massimi esperti dell’argomento», ha spiegato, portando l’esempio di ricerche incrociate e mostre fotografiche sulle migrazioni dal nord-est in Toscana. È quella lettura ideologia sui fatti di Trieste, Istria e Dalmazia da cui è difficile scindere l’analisi storica. «Ma proprio per questo siamo sempre più convinti che sia necessario un lavoro di approfondimento, rivolto agli insegnanti e di conseguenza agli studenti, per ricostruire quel che è accaduto», dice Luciana Rocchi dell’istituto. I docenti, gli storici presenti al seminario di Rispescia non hanno dato molto peso a queste polemiche, consapevoli che la metodologia adottata mira a tutt’altro. «In questa fase non abbiamo voluto ospitare né testimoni né associazioni proprio per concentrarci e soffermarci sui fatti, sulla lettura storica», spiega Luca Bravi, ricordando che il faccia a faccia con gli esuli avverrà in un secondo momento. Sarà quella l’occasione per parlare con chi ha toccato con mano (o comunque ha ricordi diretti) delle stragi, dei soprusi e dell’esilio forzato per mano delle truppe rosse di Tito. Ma per adesso occorre concentrarsi sulla ricerca storica, sui saggi e sulle documentazioni negli archivi di Stato. Uno di questi saggi è stato consegnato ai docenti: è a firma di Marino Micich e s’intitola “Incontro all’esilio”, in cui viene ripercorsa la storia delle associazioni dopo le persecuzioni.(a.f.)
Sul suo blog, ad esempio, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli ha pubblicato un post dal titolo: “I negazionisti danno lezioni sulle foibe in Toscana”. Ovvio che queste polemiche siano state indirizzate contro l’Isgrec, ritenendo che un istituto impegnato sulla storia partigiana non possa rappresentare fedelmente i fatti accaduti nel confine orientale. «Polemiche sterili», le ha etichettate da subito la vicepresidente della Regione Monica Barni, seguita a ruote all’apertura del seminario anche da gli altri protagonisti. Luca Verzichelli, presidente Isgrec, le ha definite «polemiche sterili». «Ci siamo affidati a loro perché sono i massimi esperti dell’argomento», ha spiegato, portando l’esempio di ricerche incrociate e mostre fotografiche sulle migrazioni dal nord-est in Toscana. È quella lettura ideologia sui fatti di Trieste, Istria e Dalmazia da cui è difficile scindere l’analisi storica. «Ma proprio per questo siamo sempre più convinti che sia necessario un lavoro di approfondimento, rivolto agli insegnanti e di conseguenza agli studenti, per ricostruire quel che è accaduto», dice Luciana Rocchi dell’istituto. I docenti, gli storici presenti al seminario di Rispescia non hanno dato molto peso a queste polemiche, consapevoli che la metodologia adottata mira a tutt’altro. «In questa fase non abbiamo voluto ospitare né testimoni né associazioni proprio per concentrarci e soffermarci sui fatti, sulla lettura storica», spiega Luca Bravi, ricordando che il faccia a faccia con gli esuli avverrà in un secondo momento. Sarà quella l’occasione per parlare con chi ha toccato con mano (o comunque ha ricordi diretti) delle stragi, dei soprusi e dell’esilio forzato per mano delle truppe rosse di Tito. Ma per adesso occorre concentrarsi sulla ricerca storica, sui saggi e sulle documentazioni negli archivi di Stato. Uno di questi saggi è stato consegnato ai docenti: è a firma di Marino Micich e s’intitola “Incontro all’esilio”, in cui viene ripercorsa la storia delle associazioni dopo le persecuzioni.(a.f.)
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