Il Tirreno

Grosseto

L’Isgrec racconta la storia del “confine orientale”

di Alfredo Faetti
La distribuzione dei viveri agli esuli
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La distribuzione dei viveri agli esuli

L’istituto da dieci anni porta avanti una ricerca su quanto successo in Istria. Quattro giorni di seminario con la Summer School e nessun limite ideologico 

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RISPESCIA. È forse una delle zone più controverse del nostro Paese. Lo dimostra anche (e soprattutto) l’uso delle parole nel corso del tempo.

Fino agli anni Novanta, sia nel linguaggio accademico sia in quello giornalistico, veniva definito il «confine italo-jugoslavo», per poi divenire – come si usa tutt’oggi – il «confine orientale». Una particolarità in Italia, dove non ci sono riferimenti a confini occidentali o settentrionali: concettualmente esiste solo quello orientale. «È il passaggio che ci allontana dagli altri: con confine orientale si rimarca la distanza tra noi e l’altro», spiega la storica, docente universitario, Marta Verginella. Non solo. La storia travagliata di questo lembo di terra lo porta spesso a «letture ideologiche», legate soprattutto agli esuli italiani e alle stragi, come quella della Foibe.

Una storia del confine orientale che ora gli esperti vogliono fissare, restituendo a docenti e studenti una lettura dei fatti scevra da qualsiasi connotato politico: è questa la sfida della Regione, che sul tema ha organizzato l’ultima edizione della Summer School affidandola all’Isgrec, l’istituto storico grossetano della Resistenza, ritenuto uno dei maggiori esperti del settore in Toscana. Il motivo? Un lavoro di studio lungo dodici anni.

Non è semplice dare all’immaginario collettivo una lettura priva di ogni connotato politico e strettamente storica di quel che è accaduto a Triste, Istria, Fiume e nel resto della Dalmazia dalla fine dell’impero asburgico alle guerre nell’ex Jugoslavia degli anni Novanta. «Sono già partite le polemiche sul nostro seminario a dimostrazione che questo è un argomento preso di mira con una lettura ideologica e noi siamo pronti ad affrontarlo con un punto di vista storico/didattico», dice Luca Bravi, ricercatore storico per l’Università di Chieti. Ecco perché la Regione si è affidata all’Istituto grossetano, in campo su questo terreno dal 2005, anno successivo all’istituzione del Giorno del Ricordo (10 febbraio) dedicato alle vittime delle Foibe: circa ottocento morti per mano dei Comitati di Liberazione di Tito. Ma questo è solo uno degli episodi che ha contraddistinto il confine orientale dal 1848 (nascita del Regno d’Italia) ad oggi e che nel corso di un secolo hanno portato a flussi migratori (sia verso il nostro Paese sia verso l’entroterra slavo) per circa centomila persone di una decina di culture diverse. Raccontare questa storia, insomma, non è semplice. Ma l’Isgrec ha raccolto la sfida. «Abbiamo iniziato un percorso di studio sull’argomento nel 2005 – spiega la responsabile Luciana Rocchi – Insieme alla rete di istituti storici abbiamo iniziato a raccogliere materiale di studio, a viaggiare nelle zone interessate e a raccogliere interviste».

Il risultato è stata la pubblicazione, su spinta anche dell’istituto friulano, di un libro di strumenti didattici (edito nel 2007) capace di riscuotere un grande successo negli ambienti accademici. Quella è stata solo la prima pubblicazione sul confine orientale da parte degli storici grossetani, autori negli anni avvenire di un documentario e di una mostra permanente (con guida bilingue), inaugurata alla biblioteca delle Oblate di Firenze e ancora in giro per l’Italia.

«L’argomento è divenuto così sempre di maggior studio da parte nostra, anche in una chiave locale – continua Rocchi – La Casa dei profughi a Grosseto, per esempio, venne realizzata per ospitare soprattutto gli esuli istriani-dalmati». Schegge di storia, di confine e migrazioni, di cui l’Isgrec è padrone, pronto a metterle a disposizione del seminario. Un progetto sperimentale voluto dalla Regione, che ricalca quanto già fatto negli ultimi anni con il Treno della Memoria, che attraversa i ricordi e i luoghi della Shoah.

Il cronoprogramma della Summer School prevede una quattro giorni di seminario a Rispescia attraverso saggi e approfondimenti, dedicata ai docenti toscani; a novembre, poi, sarà il momento di un confronto tra gli stessi docenti e i testimoni dei grandi eventi del confine orientale, siano essi italiani che slavi. Infine, a febbraio, partenza del treno con gli studenti verso Trieste e altre mete connesse. «La metodologia della memoria», l’ha chiamata il primo giorno la vicepresidente della Regione Monica Barni. Memoria del «confine difficile», per usare la definizione di Verginella, «che ha coinvolto decine di migliaia di persone di culture diverse rinchiuse nella stessa fetta di territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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