Toscana
Incendio a San Martino, ordinati i lavori
di Francesca Gori
Il Comune chiede al proprietario del capannone di sistemare l’area oltre che verificare la presenza di amianto
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GROSSETO. Il sospetto che nel capannone andato in fumo il primo agosto a San Martino, quando un incendio ha distrutto tutta la struttura e le 120 rotoballe che erano lì contenute, ci fossero tracce di amianto non è ancora stato allontanato. È uno spettro che aleggia ancora sugli abitanti di San Martino perché le verifiche non sono state fatte.
A San Martino infatti l’Arpat non ha fatto alcun prelievo di terreno. Perché? Semplice: il laboratorio che si occupa delle analisi per la ricerca di amianto è chiuso da gennaio. L’Arpat – conferma la stessa Agenzia – ha solo inviato al Comune una nota con le indicazioni da inserire nel provvedimento per intimare la bonifica ambientale al proprietario del capannone andato a fuoco. Nessun prelievo è stato fatto perché il laboratorio amianto, dove si trova il microscopio elettronico usato per la ricerca di questo materiale, è fuori uso da gennaio. In caso di necessità, fa sapere l’Arpat, il materiale da analizzare viene inviato all’Agenzia dell’Emilia Romagna. Nel caso di San Martino, invece, delle analisi si è occupata l’Asl che ha sollecitato il Comune a emettere un’ordinanza per intimare al proprietario del capannone il ripristino e il consolidamento di quanto andato distrutto nell’incendio.
Ordinanza che è stata puntualmente emessa e che chiede allo stesso proprietario del capannone di verificare mediante analisi la presenza di eventuali spezzoni di lastre per eseguire un’accurata rimozione di tutti i frammenti presenti nel terreno.
Il Comune, di ordinanze ne ha firmate due: una che intimava al proprietario, in caso di presenza d’amianto nelle coperture e nei rifiuti indicati nella nota dei vigili del fuoco, di provvedere alla verifica della contaminazione residua del suolo nelle aree interessate dall’incendio e in quella dove sono presenti rifiuti contenenti amianto, attuando, nel caso, eventuali interventi di messa in sicurezza. Ora l’amministrazione ordina alla società San Lorenzo Laterizzi srl e a Dario Trotta di provvedere a transennare l’area entro dieci giorni e a cominciare i lavori di ripristino della tettoia e di consolidamento di tutto il perimetro entro novanta giorni.
Se i lavori non verranno svolti secondo i tempi e i modi indicati nell’ordinanza firmata dall’assessore Mirella Milli interverrà direttamente il Comune che poi addebiterà le spese alla società e al proprietario dell’area.
Il rischio che in quell’area ci fosse dell’eternit era stato segnalato dagli abitanti di San Martino subito dopo l’incendio ma dai primi rilievi effettuati sembra che la struttura contenente materiale pericoloso non sia stata intaccata dal fuoco.
A San Martino infatti l’Arpat non ha fatto alcun prelievo di terreno. Perché? Semplice: il laboratorio che si occupa delle analisi per la ricerca di amianto è chiuso da gennaio. L’Arpat – conferma la stessa Agenzia – ha solo inviato al Comune una nota con le indicazioni da inserire nel provvedimento per intimare la bonifica ambientale al proprietario del capannone andato a fuoco. Nessun prelievo è stato fatto perché il laboratorio amianto, dove si trova il microscopio elettronico usato per la ricerca di questo materiale, è fuori uso da gennaio. In caso di necessità, fa sapere l’Arpat, il materiale da analizzare viene inviato all’Agenzia dell’Emilia Romagna. Nel caso di San Martino, invece, delle analisi si è occupata l’Asl che ha sollecitato il Comune a emettere un’ordinanza per intimare al proprietario del capannone il ripristino e il consolidamento di quanto andato distrutto nell’incendio.
Ordinanza che è stata puntualmente emessa e che chiede allo stesso proprietario del capannone di verificare mediante analisi la presenza di eventuali spezzoni di lastre per eseguire un’accurata rimozione di tutti i frammenti presenti nel terreno.
Il Comune, di ordinanze ne ha firmate due: una che intimava al proprietario, in caso di presenza d’amianto nelle coperture e nei rifiuti indicati nella nota dei vigili del fuoco, di provvedere alla verifica della contaminazione residua del suolo nelle aree interessate dall’incendio e in quella dove sono presenti rifiuti contenenti amianto, attuando, nel caso, eventuali interventi di messa in sicurezza. Ora l’amministrazione ordina alla società San Lorenzo Laterizzi srl e a Dario Trotta di provvedere a transennare l’area entro dieci giorni e a cominciare i lavori di ripristino della tettoia e di consolidamento di tutto il perimetro entro novanta giorni.
Se i lavori non verranno svolti secondo i tempi e i modi indicati nell’ordinanza firmata dall’assessore Mirella Milli interverrà direttamente il Comune che poi addebiterà le spese alla società e al proprietario dell’area.
Il rischio che in quell’area ci fosse dell’eternit era stato segnalato dagli abitanti di San Martino subito dopo l’incendio ma dai primi rilievi effettuati sembra che la struttura contenente materiale pericoloso non sia stata intaccata dal fuoco.
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