Il Tirreno

Grosseto

«Sospendere la caccia? Ma per carità»

di Gabriele Baldanzi
«Sospendere la caccia? Ma per carità»

Arct, Liberacaccia e Federcaccia replicano a Scola (Italia Nostra): «Proposta propagandistica, non sorretta da dati scientifici»

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GROSSETO. «Il caldo, a volte, dà alla testa. E la dimostrazione arriva dalle recenti osservazioni di Michele Scola riguardo alla necessità di interrompere subito la caccia di selezione a capriolo e cinghiale (avviata il 15 agosto) e di non permettere la preapertura a tortora e colombaccio per caldo e siccità. Parole che dimostrano ancora una volta il pressappochismo tipico dei nostri giorni e in particolare di chi vuol pontificare sul mondo venatorio senza conoscerne il funzionamento e ignorandone le finalità di gestione faunistica».

Lo afferma Francesco Rustici, fino a pochi mesi fa leader provinciale di Arci Caccia e adesso portavoce di Arct Grosseto (l’associazione regionale dei cacciatori toscani). «La caccia di selezione, soprattutto quella al capriolo – prosegue Rustici è gestita attraverso piani di abbattimento specifici ed elaborati su dati scientifici che definiscono con precisione i tempi e i numeri del prelievo: non si spiega pertanto come la questione della siccità possa mettere in discussione il necessario controllo pianificato di quelle specie che stanno provocando ingenti danni alle colture agricole: anche queste ultime in forte difficoltà a causa delle scarse precipitazioni. Allo stesso modo, anche la proposta di sospendere la pre-apertura è figlia più di una retorica buonista che non di un serio esame del problema climatico. Occorre ricordare infatti che le popolazioni di tortora e colombaccio, ovvero le specie principalmente interessate dal prelievo venatorio, godono scientificamente di ottima salute, senza contare che la pre-apertura consisterebbe in un’unica giornata di caccia, caratterizzata inoltre dall’esercizio di un tipo di attività venatoria specialistico e dunque praticato da un numero di cacciatori limitato».

Il problema della siccità è di certo un problema serio, che merita di essere considerato, anche nelle sue ricadute sul versante venatorio, ma secondo Giussano Valentini (neopresidente di Liberacaccia) va trattato attraverso un approccio scientifico e non umorale: «Ne abbiamo parlato tra noi: se venisse dimostrato che la pre-apertura mette a rischio la sopravvivenza di certe specie nessun cacciatore vivrebbe l’eventuale sospensione come lesiva di un proprio diritto acquisito, ma le cose stanno diversamente. L’uscita di Italia Nostra e del signor Scola è improntata, come sempre, alla ricerca di pubblicità. Considerazioni improvvisate. Non c’è neppure possibilità di intavolare un confronto. Stiamo parlando degli stessi soggetti che vogliono riportarci alla candela e al dorso d’asino. Entrando nello specifico, credo che le condizioni climatiche estreme possano mitigarsi da qui a 20 giorni e che il ragionamento di Scola, come già detto, sia prematuro e senza fondamenti, né scientifici, né di buon senso».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Federcaccia. A parlare è il presidente Luciano Monaci: «Ogni anno, arrivati a questi giorni, il mondo animalista e ambientalista trova il modo di fare vetrina, mettendo in discussione leggi e diritti che riguardano la caccia. Siamo anche stanchi di commentarle, queste boutades. La situazione è più o mena quella del 2012, quando non ci fu alcun slittamento della preapertura della stagione venatoria, ma solo alcune limitazioni, peraltro accettate di buon grado dagli stessi cacciatori. Anche allora si parlò di catastrofe… Italia Nostra ignora cosa facciamo, ignora che anche e soprattutto a noi stanno a cuore gli equilibri faunistici. E soprattutto dimentica che i cacciatori hanno sempre rispettato le evidenze scientifiche richiamate dall’Ispra. Riguardo alla proposta di interrompere la caccia di selezione, mi pare una bestemmia, una posizione senza senso».

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