Il Tirreno

Grosseto

Rischia di crollare la chiesa dei frati neri

di Fiora Bonelli
Rischia di crollare la chiesa dei frati neri

Santa Fiora, un docente universitario denuncia. E Don Antonio: «Anziché criticare, i parrocchiani si frughino in tasca» 

3 MINUTI DI LETTURA





SANTA FIORA. Tetto con buchi, trave pericolante: in tre parole, a rischio crollo. La suggestiva chiesa di Sant’Agostino di Santa Fiora perde i pezzi. «Per evitare crolli è necessario intervenire subito e non si capisce perché la parrocchia abbia lasciato degradare la situazione fino a questo punto. Vergogna»: l’appello e la reprimenda arrivano da Michele Nucciotti, professore dell’Università di Firenze e di nascita santafiorese, che accende i riflettori sullo stato di una delle chiese più amate del borgo. La chiesa di Sant’Agostino, quella dei “frati neri”, nel terziere del Borgo di Santa Fiora, fu costruita nel 1309 dai monaci agostiniani e fa parte di un complesso importante a cui appartengono anche Sant’Antonio di cui resta solo la facciata e il convento delle cappuccine di clausura, le “murate vive”.

Aleggia ancora l’atmosfera medievale in quest’angolo di Santa Fiora dove sorge Sant’Agostino che si affaccia su una piazzetta, sotto la rupe del castello che scende a precipizio.

L’interno, a navata unica e con copertura a capriate, conserva ancora nella parete sinistra un grande crocifisso di legno di fattura trecentesca.

Nucciotti, che ha lanciato il suo appello su Facebook – da cui si viene a sapere che anche una trave del tetto sarebbe malmessa – fra i tanti commenti a sostegno di quanto chiede ha ricevuto, anche la tirata di orecchie di don Antonio Minucci, parroco di Sorano, che risponde: «La parrocchia di Santa Fiora ha sette chiese. La chiesa di Sant’Agostino necessita di un restauro da centinaia di migliaia di euro. Che i parrocchiani si frughino in tasca e contribuiscano, invece di dire “vergogna”. I soldi alla parrocchia non piovono dal cielo. Prima di dar fiato alle bocche, bisogna collegarle col cervello».

Viste le pessime condizioni del sacro edificio, si è deciso di chiuderlo circa un paio di mesi or sono: «Fino ad allora– spiega il sindaco di Santa Fiora Federico Balocchi– la chiesa veniva spesso utilizzata per concerti e eventi culturali, ma poi, valutate le condizioni dell’edificio, è stato deciso di chiuderla al pubblico per motivi di sicurezza. Ma la chiesa contiene ancora i suoi arredi, compreso il prezioso crocifisso ligneo trecentesco».

Le chiese bisognose di restauri non sono una questione nuova per l’Amiata. Da tante parti, anche di recente, piovono appelli alla diocesi perché intervenga e ponga rimedio a situazioni di degrado e pericolo evidente. È lunga la lista degli edifici sacri sottoposta all’attenzione di parroci e vescovi, fra cui l’arcipretura di Castel del Piano anch’essa chiusa da anni per il tetto pericolante e le infiltrazioni di acqua; la chiesa di Bagnoli; quella di San Lorenzo, per la quale recentemente è stato lanciato un appello dal proprietario di una casa adiacente che rischia di essere compromessa dall’eventuale cedimento della chiesa a cui si appoggia; la chiesa di Santa Lucia delle Schiacciaie di Montelaterone che ospita un rarissimo affresco di una Trinità a tre teste che si sta staccando dall’intonaco, i cui lavori di ripristino, da tempo promessi, non stanno decollando. Non mancano, però, anche gli interventi di recupero: la Madonna degli Schiavi di Montegiovi recentemente restaurata, San Leonardo di Arcidosso inaugurata dopo un rifacimento complessivo nel novembre 2016, la chiesa di Salaiola per la quale gli abitanti hanno anche contribuito in solido; ma a fronte dei tantissimi edifici in pericolo è ancora troppo poco.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa