Sicurezza
«Senza trasporti i malati non si curano»
di Enrico Pizzi
Il direttore di Radioterapia lancia un appello alla Conferenza dei sindaci: il macchinario da 2,5 milioni c’è ma lo usano in pochi
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GROSSETO. La radioterapia dell’ospedale di Grosseto cresce.
Nei primi mesi di quest’anno un investimento da 3,5 milioni di euro ha permesso di dotare la radioterapia di un acceleratore lineare di particelle di ultimissima generazione affiancato da una nuova tac per la simulazione.
Un grande passo avanti per la cura dei pazienti ammalati di tumore, eppure, ancora in tanti – denuncia il direttore della radioterapia, Enrico Tucci – sono costretti a rinunciare alle cure perché vivono lontano da Grosseto e non hanno chi li accompagni all’ospedale.
«Vorrei spezzare una lancia per un problema, del quale ho parlato anche con il presidente della conferenza dei sindaci, Giacomo Termine – dice Tucci – perché in provincia di Grosseto, che è molto ampia, con una popolazione molto scarsa e molto anziana, alcuni pazienti, che stanno distanti da Grosseto, hanno problemi di accessibilità alle cure».
Qual è il problema? I trasporti sanitari previsti riguardano i pazienti che siano in difficoltà a spostarsi perché stanno male, ma non riguardano, invece chi, semplicemente, abita lontano, è anziano e non ha nessuno che lo accompagni. «E quindi – spiega ancora Tucci – abbiamo dei pazienti che rinunciano alle cure perché non sono in grado di venire a Grosseto quelle 25-30 volte che è necessario. Credo – è l’appello del medico – che la conferenza dei sindaci debba farsi carico di questo problema che deve essere posto a livello regionale perché il trasporto per la radioterapia secondo me è un Lea (livello essenziale di assistenza, ndr), anche se non è previsto tra i Lea nazionali, perché è inutile avere la più bella macchina del mondo se, pur avendo un tumore, non vi posso accedere». La nuova macchina, in effetti, è un gioiello della tecnologia in questo settore.
Si tratta di un acceleratore lineare Elekta Sinergy, di ultima generazione, affiancato da una nuova tac per la simulazione, che è entrato in funzione nei primo mesi dell’anno.
Il nuovo acceleratore, peraltro, si aggiunge alla macchina già in funzione al Misericordia, aggiornata di recente e dedicata ai trattamenti tecnicamente più semplici, ma ugualmente importanti per la salute dei pazienti. Il risultato è stato l’azzeramento dei tempi di attesa per la radioterapia e un considerevole vantaggio per gli assistiti di Grosseto e delle province limitrofe.
Uno strumento che garantisce una maggiore precisione nel trattamento dei tumori e consente una migliore salvaguardia degli organi che non sono interessati dalla malattia. «La procedura – spiega Tucci – viene realizzata mediante un continuo adeguamento della fluenza del fascio radiante durante la seduta, con il controllo costante dell’esatto posizionamento del paziente, ottenuto confrontando, ogni volta, la tac di simulazione con quella eseguita dall’acceleratore lineare appena prima dell’irradiazione. Così, è possibile correggere automaticamente, in tempo reale, eventuali piccole discrepanze e ottenere la massima precisione del flusso. In questo modo – aggiunge – vengono preservati al massimo gli organi vicini a quello sede del tumore, limitando i danni ai tessuti sani, di solito collegati a questi tipo di terapia».
Nei primi mesi di quest’anno un investimento da 3,5 milioni di euro ha permesso di dotare la radioterapia di un acceleratore lineare di particelle di ultimissima generazione affiancato da una nuova tac per la simulazione.
Un grande passo avanti per la cura dei pazienti ammalati di tumore, eppure, ancora in tanti – denuncia il direttore della radioterapia, Enrico Tucci – sono costretti a rinunciare alle cure perché vivono lontano da Grosseto e non hanno chi li accompagni all’ospedale.
«Vorrei spezzare una lancia per un problema, del quale ho parlato anche con il presidente della conferenza dei sindaci, Giacomo Termine – dice Tucci – perché in provincia di Grosseto, che è molto ampia, con una popolazione molto scarsa e molto anziana, alcuni pazienti, che stanno distanti da Grosseto, hanno problemi di accessibilità alle cure».
Qual è il problema? I trasporti sanitari previsti riguardano i pazienti che siano in difficoltà a spostarsi perché stanno male, ma non riguardano, invece chi, semplicemente, abita lontano, è anziano e non ha nessuno che lo accompagni. «E quindi – spiega ancora Tucci – abbiamo dei pazienti che rinunciano alle cure perché non sono in grado di venire a Grosseto quelle 25-30 volte che è necessario. Credo – è l’appello del medico – che la conferenza dei sindaci debba farsi carico di questo problema che deve essere posto a livello regionale perché il trasporto per la radioterapia secondo me è un Lea (livello essenziale di assistenza, ndr), anche se non è previsto tra i Lea nazionali, perché è inutile avere la più bella macchina del mondo se, pur avendo un tumore, non vi posso accedere». La nuova macchina, in effetti, è un gioiello della tecnologia in questo settore.
Si tratta di un acceleratore lineare Elekta Sinergy, di ultima generazione, affiancato da una nuova tac per la simulazione, che è entrato in funzione nei primo mesi dell’anno.
Il nuovo acceleratore, peraltro, si aggiunge alla macchina già in funzione al Misericordia, aggiornata di recente e dedicata ai trattamenti tecnicamente più semplici, ma ugualmente importanti per la salute dei pazienti. Il risultato è stato l’azzeramento dei tempi di attesa per la radioterapia e un considerevole vantaggio per gli assistiti di Grosseto e delle province limitrofe.
Uno strumento che garantisce una maggiore precisione nel trattamento dei tumori e consente una migliore salvaguardia degli organi che non sono interessati dalla malattia. «La procedura – spiega Tucci – viene realizzata mediante un continuo adeguamento della fluenza del fascio radiante durante la seduta, con il controllo costante dell’esatto posizionamento del paziente, ottenuto confrontando, ogni volta, la tac di simulazione con quella eseguita dall’acceleratore lineare appena prima dell’irradiazione. Così, è possibile correggere automaticamente, in tempo reale, eventuali piccole discrepanze e ottenere la massima precisione del flusso. In questo modo – aggiunge – vengono preservati al massimo gli organi vicini a quello sede del tumore, limitando i danni ai tessuti sani, di solito collegati a questi tipo di terapia».
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