Gioco
«Né destra, né sinistra È un festival genuino come i nostri tortelli»
Manciano, l’attrice Elena Guerrini chiede un incontro a giunta e sindaco dopo l’eliminazione del contributo
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MANCIANO. Il tono è leggero e conciliante, ma il messaggio è chiaro e la passione che trapela dalle righe quella che porta da sempre sul palco. Elena Guerrini, attrice, regista, scrittrice, scrive al sindaco di Manciano Mirco Morini e alla giunta per chiedere un incontro per parlare del suo festival di teatro “A veglia a teatro con baratto. Per la prima volta dopo anni, quest’anno la nuova amministrazione comunale ha deciso di non dare più il contributo di 5.000 euro per la realizzazione del festival. È iniziata una mobilitazione a difesa della manifestazione, che quest’anno era già programmata dal 14 al 17 settembre e che, se non arriverà il contributo, salterà.
Nei giorni scorsi anche il capogruppo del Pd in consiglio regionale Leonardo Marras ha sostenuto la causa. Guerrini, però, tiene a precisare che la sua battaglia per poter mettere di nuovo in scena il festival non ha colore politico. E per questo ha scritto e consegnato di persona ieri la mattina la lettera in Comune, facendola protocollare.
«Sono Elena Guerrini, mancianese per vocazione e per passione – esordisce l’attrice –. Sono residente nel comune di Orbetello e lavoro a Milano. Ma ho nel cuore la Maremma e questo paese, dove mi han detto fui concepita. Non sono né di destra né di sinistra sono una artista, sono buddista e pratico la gratitudine. La gratitudine fa luce sull’ombra del mondo. Vi chiedo con questa lettera un appuntamento al castello, sede del comune (la casa del sindaco), dove lo sguardo si perde tra le colline e il mare, per parlare del festival “A veglia a teatro col baratto” e del suo futuro».
Il festival, dice Guerrini, ha 10 anni, «come mio figlio Dario ed è una mia creatura che è cresciuta grazie alla mia passione e determinazione alla gente di Mandano e ai turisti, ai bellissimi teatri naturali del nostro territorio vicoli e piazzette dall’atmosfera magica dove le parole dei narratori si aggrappano ai muri delle case e costruiscono case nuove dentro le persone, case di parole, e alla generosità degli artisti coinvolti che venendo “a veglia” a Manciano».
Il festival, infatti, non si tiene a teatro, ma per strada, «dove il pubblico si porta la sedia da casa», dice Guerrini, e gli artisti «venivano pagati con i prodotti della nostra terra: olio e vino al posto del biglietto. Questo è l’unico festival al mondo con queste modalità di economia condivis»a.
Nei giorni del festival, aggiunge l’artista, «i negozi di Manciano vendevano olio e vino un po’ di più del solito». L’arte insomma dava un beneficio anche all’economia.
Il contributo di 5.000 euro del Comune, spiega l’attrice, serve «per sostenere le spese logistiche e organizzative e pubblicitarie per permettere di sapere, fare, saper fare e soprattutto far sapere. Mi piacerebbe parlare con voi per capire se il contributo e il patrocinio potranno ancora essere accordate a questo piccolo festival genuino, come i tortelli fatti in casa, per questo anno e gli anni a venire, e se si può aprire un dialogo costruttivo con l’assessorato alla cultura e la giunta tutta». Guerrini vorrebbe anche confrontarsi con la giunta sulla differenza tra “cultura” e “intrattenimento”. E non nasconde che da questa «potatura», il festival sta risbocciando, creando dibattito nei bar di paese e negli spazi virtuali del web.
Francesca Ferri
Nei giorni scorsi anche il capogruppo del Pd in consiglio regionale Leonardo Marras ha sostenuto la causa. Guerrini, però, tiene a precisare che la sua battaglia per poter mettere di nuovo in scena il festival non ha colore politico. E per questo ha scritto e consegnato di persona ieri la mattina la lettera in Comune, facendola protocollare.
«Sono Elena Guerrini, mancianese per vocazione e per passione – esordisce l’attrice –. Sono residente nel comune di Orbetello e lavoro a Milano. Ma ho nel cuore la Maremma e questo paese, dove mi han detto fui concepita. Non sono né di destra né di sinistra sono una artista, sono buddista e pratico la gratitudine. La gratitudine fa luce sull’ombra del mondo. Vi chiedo con questa lettera un appuntamento al castello, sede del comune (la casa del sindaco), dove lo sguardo si perde tra le colline e il mare, per parlare del festival “A veglia a teatro col baratto” e del suo futuro».
Il festival, dice Guerrini, ha 10 anni, «come mio figlio Dario ed è una mia creatura che è cresciuta grazie alla mia passione e determinazione alla gente di Mandano e ai turisti, ai bellissimi teatri naturali del nostro territorio vicoli e piazzette dall’atmosfera magica dove le parole dei narratori si aggrappano ai muri delle case e costruiscono case nuove dentro le persone, case di parole, e alla generosità degli artisti coinvolti che venendo “a veglia” a Manciano».
Il festival, infatti, non si tiene a teatro, ma per strada, «dove il pubblico si porta la sedia da casa», dice Guerrini, e gli artisti «venivano pagati con i prodotti della nostra terra: olio e vino al posto del biglietto. Questo è l’unico festival al mondo con queste modalità di economia condivis»a.
Nei giorni del festival, aggiunge l’artista, «i negozi di Manciano vendevano olio e vino un po’ di più del solito». L’arte insomma dava un beneficio anche all’economia.
Il contributo di 5.000 euro del Comune, spiega l’attrice, serve «per sostenere le spese logistiche e organizzative e pubblicitarie per permettere di sapere, fare, saper fare e soprattutto far sapere. Mi piacerebbe parlare con voi per capire se il contributo e il patrocinio potranno ancora essere accordate a questo piccolo festival genuino, come i tortelli fatti in casa, per questo anno e gli anni a venire, e se si può aprire un dialogo costruttivo con l’assessorato alla cultura e la giunta tutta». Guerrini vorrebbe anche confrontarsi con la giunta sulla differenza tra “cultura” e “intrattenimento”. E non nasconde che da questa «potatura», il festival sta risbocciando, creando dibattito nei bar di paese e negli spazi virtuali del web.
Francesca Ferri
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