Attenzione
«Fermiamo il “Sangiovese romeno”»
di Gabriele Baldanzi
Il Consorzio di tutela del Montecucco presenta opposizione contro la richiesta di Bucarest all’Ue di usare il nome del vitigno
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CINIGIANO . Il Montecucco, vino rosso che caratterizza il comprensorio amiatino e nasce da uve di Sangiovese, vede messe in pericolo certe sue prerogative, legate proprio alla varietà Sangiovese.
Il Consorzio di tutela, nei giorni scorsi, ha deciso di opporsi a una richiesta di modifica presentata a Bruxelles dalla Romania in merito al Disciplinare Igp noto con la denominazione “Dealurile Zarandului”. Cosa significa è presto detto: l’articolo 98 del regolamento Ue 1308 del 2013 permette a paesi neomembri di presentare richieste di modifica di un Disciplinare Igp e i rumeni lo hanno fatto chiedendo di poter usare nei loro vini la menzione Sangiovese.
Il Consorzio del Montecucco, con il sostegno di Federdoc, si è messo subito in prima linea nella difesa del Sangiovese, uno dei vitigni italiani più conosciuti e apprezzati nel mondo.
«In questi casi, infatti – spiega il presidente del Consorzio tutela Vini Montecucco Claudio Tipa – i Consorzi sono chiamati a esercitare la propria funzione di tutela, promozione, valorizzazione e corretta informazione al consumatore finale, nazionale e internazionale, oltre che a curare gli interessi della propria Doc e Docg. Tutto questo anche come soggetti rappresentativi e referenti di un comprensorio e dei suoi produttori».
«Proprio in questi giorni – prosegue la coordinatrice del Consorzio di tutela, Silvia Coppetti – stiamo sottoponendo all’attenzione del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali una questione molto delicata, che non interessa solo noi della Docg Montecucco Sangiovese, ma più in generale la varietà “Sangiovese”, parte integrante del nome della Dop italiana. Noi sosteniamo l’illegittimità dell’uso della varietà d’origine protetta nell’etichettatura dell’Igp romena e riteniamo quindi, non approvabile la domanda di modifica presentata dai rumeni».
La Coppetti cita i riferimenti normativi. «Secondo l’articolo 100, paragrafo 3, dello stesso Regolamento Ue 1308/2013 – dice – il nome di una varietà di uva da vino, se contiene o è costituito da una denominazione di origine protetta o da un’indicazione geografica protetta, non può essere utilizzato nell’etichettatura dei prodotti. L’approvazione di questa modifica da parte della Ue provocherebbe delle distorsioni del mercato e potrebbe generare confusione nel consumatore, poiché il Sangiovese è il vitigno principe delle produzioni toscane».
I vertici del Consorzio tengono a far conoscere, anche a livello locale, le azioni che la Denominazione sta portando avanti con il Mipaaf per tutelare uno dei vitigni italiani più conosciuti al mondo.
Il Consorzio di tutela, nei giorni scorsi, ha deciso di opporsi a una richiesta di modifica presentata a Bruxelles dalla Romania in merito al Disciplinare Igp noto con la denominazione “Dealurile Zarandului”. Cosa significa è presto detto: l’articolo 98 del regolamento Ue 1308 del 2013 permette a paesi neomembri di presentare richieste di modifica di un Disciplinare Igp e i rumeni lo hanno fatto chiedendo di poter usare nei loro vini la menzione Sangiovese.
Il Consorzio del Montecucco, con il sostegno di Federdoc, si è messo subito in prima linea nella difesa del Sangiovese, uno dei vitigni italiani più conosciuti e apprezzati nel mondo.
«In questi casi, infatti – spiega il presidente del Consorzio tutela Vini Montecucco Claudio Tipa – i Consorzi sono chiamati a esercitare la propria funzione di tutela, promozione, valorizzazione e corretta informazione al consumatore finale, nazionale e internazionale, oltre che a curare gli interessi della propria Doc e Docg. Tutto questo anche come soggetti rappresentativi e referenti di un comprensorio e dei suoi produttori».
«Proprio in questi giorni – prosegue la coordinatrice del Consorzio di tutela, Silvia Coppetti – stiamo sottoponendo all’attenzione del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali una questione molto delicata, che non interessa solo noi della Docg Montecucco Sangiovese, ma più in generale la varietà “Sangiovese”, parte integrante del nome della Dop italiana. Noi sosteniamo l’illegittimità dell’uso della varietà d’origine protetta nell’etichettatura dell’Igp romena e riteniamo quindi, non approvabile la domanda di modifica presentata dai rumeni».
La Coppetti cita i riferimenti normativi. «Secondo l’articolo 100, paragrafo 3, dello stesso Regolamento Ue 1308/2013 – dice – il nome di una varietà di uva da vino, se contiene o è costituito da una denominazione di origine protetta o da un’indicazione geografica protetta, non può essere utilizzato nell’etichettatura dei prodotti. L’approvazione di questa modifica da parte della Ue provocherebbe delle distorsioni del mercato e potrebbe generare confusione nel consumatore, poiché il Sangiovese è il vitigno principe delle produzioni toscane».
I vertici del Consorzio tengono a far conoscere, anche a livello locale, le azioni che la Denominazione sta portando avanti con il Mipaaf per tutelare uno dei vitigni italiani più conosciuti al mondo.
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