La protesta
Fiamme vicine al deposito di gasolio
di Giulia Sili
Monterotondo, riprende l’inferno: distrutto un impianto di cippato, allontanati ospiti di agriturismo
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MONTEROTONDO MARITTIMO. Da due giorni la campagna di Monterotondo Marittimo brucia: l’incendio si è sviluppato giovedì pomeriggio al confine con il comune di Pomarance (Pisa) e ancora ieri nel pomeriggio non erano finite le operazioni di spegnimento.
Ad andare in fumo sono stati 300 ettari tra bosco e campi ma la paura più grande è stata per l’incendio che ha circondato il pozzo Venelle.
Si tratta, come spiega il sindaco di Monterotondo Marittimo Giacomo Termine, di «una sonda di Enel Green Power profonda 3.000 metri, un progetto sperimentale di perforazione che si trova a pochi chilometri dalla frazione del Frassine e nelle cui vicinanze si trova un deposito da 40.000 litri di gasolio».
Molti i danni anche agli impianti presenti sul territorio: la centrale geotermica e di biomasse Cornia 2 di Enel Green Power giovedì pomeriggio ha perso quattro torri di raffreddamento e le fiamme hanno distrutto anche un impianto di cippato per uso domestico.
Il fuoco ha seguito il percorso del fiume Cornia ed è arrivato a lambire il pozzo sperimentale Venelle a Rio Secco.
In un primo momento gli operatori intervenuti hanno scongiurato il peggio. Le fiamme sono divampate giovedì pomeriggio a Quercenne nel Comune di Pomarance e si sono poi estese fino alla campagna di Monterotondo Marittimo. Per domare il fuoco sono intervenute cinque squadre del volontariato Anpas di Pomarance, due squadre dell’Unione dei Comuni montani della Val di Cecina e alcune squadre dei vigili del fuoco oltre a tre elicotteri dell’antincendi boschivi da Pisa, Livorno e Siena. Il fuoco ha “camminato” in due direzioni: verso Lustignano, frazione di Pomarance, e verso le centrali geotermiche.
Durante la notte tra giovedì e venerdì le fiamme, ormai circoscritte intorno alla centrale, hanno continuato a divampare nella macchia dei Pianoni. Ieri mattina erano ancora attivi due fronti importanti ed estesi dei quattro aperti il giorno precedente.
All’alba sono poi riprese le operazioni di spegnimento dall’alto: sul posto dalla 6 del mattino si sono alternati 4 elicotteri regionali e alle 8 è arrivato anche un Canadair nazionale, ieri non disponibile.
Per precauzione è stato evacuato l’agriturismo Succantini, che aveva diversi ospiti alloggiati. L’incendio ha creato molte difficoltà agli operatori per il fenomeno “spotting”, che provoca lo sviluppo di focolai secondari a causa di ramaglia, frammenti di corteccia e altro materiale incandescente sospinto dal vento e dalle correnti generate dal calore, fino a centinaia di metri di distanza.
Per tutta la mattinata hanno continuato a operare gli elicotteri regionali mentre a terra è rimasta la squadra per la bonifica. Nel primo pomeriggio di ieri le fiamme sono riprese proprio nei dintorni del pozzo Venelle e si è di nuovo reso necessario l’intervento dei Canadair. Il vento poi ha spinto le fiamme nella direzione opposta arrivando vicino alla frazione del Frassine.
Ad andare in fumo sono stati 300 ettari tra bosco e campi ma la paura più grande è stata per l’incendio che ha circondato il pozzo Venelle.
Si tratta, come spiega il sindaco di Monterotondo Marittimo Giacomo Termine, di «una sonda di Enel Green Power profonda 3.000 metri, un progetto sperimentale di perforazione che si trova a pochi chilometri dalla frazione del Frassine e nelle cui vicinanze si trova un deposito da 40.000 litri di gasolio».
Molti i danni anche agli impianti presenti sul territorio: la centrale geotermica e di biomasse Cornia 2 di Enel Green Power giovedì pomeriggio ha perso quattro torri di raffreddamento e le fiamme hanno distrutto anche un impianto di cippato per uso domestico.
Il fuoco ha seguito il percorso del fiume Cornia ed è arrivato a lambire il pozzo sperimentale Venelle a Rio Secco.
In un primo momento gli operatori intervenuti hanno scongiurato il peggio. Le fiamme sono divampate giovedì pomeriggio a Quercenne nel Comune di Pomarance e si sono poi estese fino alla campagna di Monterotondo Marittimo. Per domare il fuoco sono intervenute cinque squadre del volontariato Anpas di Pomarance, due squadre dell’Unione dei Comuni montani della Val di Cecina e alcune squadre dei vigili del fuoco oltre a tre elicotteri dell’antincendi boschivi da Pisa, Livorno e Siena. Il fuoco ha “camminato” in due direzioni: verso Lustignano, frazione di Pomarance, e verso le centrali geotermiche.
Durante la notte tra giovedì e venerdì le fiamme, ormai circoscritte intorno alla centrale, hanno continuato a divampare nella macchia dei Pianoni. Ieri mattina erano ancora attivi due fronti importanti ed estesi dei quattro aperti il giorno precedente.
All’alba sono poi riprese le operazioni di spegnimento dall’alto: sul posto dalla 6 del mattino si sono alternati 4 elicotteri regionali e alle 8 è arrivato anche un Canadair nazionale, ieri non disponibile.
Per precauzione è stato evacuato l’agriturismo Succantini, che aveva diversi ospiti alloggiati. L’incendio ha creato molte difficoltà agli operatori per il fenomeno “spotting”, che provoca lo sviluppo di focolai secondari a causa di ramaglia, frammenti di corteccia e altro materiale incandescente sospinto dal vento e dalle correnti generate dal calore, fino a centinaia di metri di distanza.
Per tutta la mattinata hanno continuato a operare gli elicotteri regionali mentre a terra è rimasta la squadra per la bonifica. Nel primo pomeriggio di ieri le fiamme sono riprese proprio nei dintorni del pozzo Venelle e si è di nuovo reso necessario l’intervento dei Canadair. Il vento poi ha spinto le fiamme nella direzione opposta arrivando vicino alla frazione del Frassine.
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