Il Tirreno

Grosseto

san martino 

Hanno rischiato la morte 600 cani

di Elisabetta Giorgi

Il responsabile del canile: «Chiediamo da tempo di pulire la zona»

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SAN MARTINO. Centinaia di cani hanno rischiato di morire per asfissia, nel rogo scoppiato martedì nella zona di San Martino alle porte di Grosseto. Poteva essere un disastro. Le cannucce bruciavano a 10 metri dai box, per fortuna il meteo è stato propizio. «È andata bene grazie al vento favorevole, ma un domani?»

Scuote la testa il presidente del consiglio direttivo del canile sociale San Martino Luigi Evangelisti, che più volte ha sollevato l’allarme sul pessimo stato di manutenzione dei terreni e l’alto rischio di incendi, senza risposte dagli enti competenti. Erbacce, sterpaglie e canne secche sono lo scenario che incontriamo a due passi dal canile. La zona è quella che va dal cimitero di Sterpeto al ponte Tura.

Il canile. Il canile di San Martino è una struttura privata che ospita circa 600 cani: sono 272 box proprietà di grossetani che custodiscono qua gli animali da compagnia o da caccia, li vanno a prendere durante il giorno e poi li riportano a dormire nei box. Una struttura modello, a detta dei titolari; ma tutt’intorno regna il degrado.

Segnalazioni a vuoto. «Sono ormai diversi anni – dice Evangelisti – che ci stiamo adoperando nelle segnalazioni perché Demanio e Regione toscana tengano pulito tutto l’argine del vecchio diversivo che va dal cimitero di Sterpeto fino al ponte Tura. La zona è un pericolo pubblico perché è ricoperta da cannuccia secca e infiammabilissima. L’ultima Pec l’abbiamo spedita il 25 luglio e anche qui non abbiamo avuto risposta».

Il precedente. «Quattro anni fa abbiamo rischiato parecchio – racconta Evangelisti – quando forse anche più di stavolta rischiammo che i nostri cani morissero. Fu un rogo molto brutto, il vento tirava da nord est. Stavolta gli animali si sono salvati perché c’era vento da sud ovest che portava il fumo dalla parte opposta ai box, quindi è andata bene. I nostri canili – una struttura bellissima per la quale abbiamo speso circa 700mila euro – sono a 30 metri dall’argine. Se ci fosse stato vento di terra, magari non sarebbero bruciati i canili perché non si sarebbero incendiati e perché noi usavamo le manichette per spegnere le fiamme, ma forse i cani sarebbero morti per asfissia in neppure 5 minuti, uccisi da quel fumo denso».

Urge la pulizia. «Secondo me c’è responsabilità del proprietario dell’argine che dovrebbe pulire ogni anno, e non certo d’estate ma prima: a tarda primavera dovrebbe essere tutto a posto. La situazione è pericolosa, come dimostra il fatto che il fuoco non è rimasto circoscritto all’argine ma ha lambito le case della frazione di san Martino bruciando diversi capannoni».

Non solo. Nell’argine sono esplose pure le bombole. La zona è invasa di frigoriferi, pneumatici e altre cose gettate via dalla gente che, «quando vede tutto quello sporco e quelle canne, usano questi campi come discarica abusiva. Una situazione pericoloso anche per la diossina e gli eventuali inquinanti sprigionati».

Insomma. «L’argine va pulito e se ne deve occupare il proprietario. Io mi sono raccomandato anche con nostri amministratori, che mi hanno confermato come il terreno non sia di loro competenza perché la proprietà è della Regione e quindi del Genio civile. A breve con il consiglio direttivo del canile ci riuniremo e vedremo se vi sono responsabilità per poter eventualmente fare un esposto in Procura».

La proposta. «L’ideale – chiosa Evangelisti – sarebbe che spianare l’argine per assegnare ai vari pensionati i lotti di terreno: sarebbe l’unico modo per tenere la zona pulita e anche fare del bene a tante famiglie».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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