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Grosseto

Ucciso nel sonno dalla mamma: le tre grandi domande che possono farci smarrire - Il commento

Nicola Artico
Ucciso nel sonno dalla mamma: le tre grandi domande che possono farci smarrire - Il commento

Deve forse accadere qualcosa di immensamente intollerabile, o così percepito, per interrompere d’impeto la possibilità della nostra vita e quella che abbiamo depositato nei nostri figli, per sempre

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GROSSETO. Anche nel dramma di vicende come queste, dobbiamo provare ad essere ordinati nel doloroso tentativo di una riflessione. Con rispetto, con attenzione. Nasciamo apparecchiati da geni che hanno una fortissima spinta all’autoconservazione della vita; chiunque lavori in ospedali, ma anche a domicilio di pazienti con patologie importanti sa quanto questi lottino, con dignità e con determinazione, per vivere. Seguendo le riflessioni di un grande etologo evoluzionista come Richard Dawkins, il senso della nostra vita, in una logica insieme psicologica e biologica è anche far sì che i geni che portiamo in dote dai nostri nonni e dai nonni dei nostri nonni, possano continuare a vivere, esistere, avere un ruolo nel mondo tramite i nostri figli. Ed i figli dei nostri figli. Ed anche per questo il suicidio con il figlicidio sembra quanto di più innaturale.

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Per questo complesso di ragioni, insieme psicologiche e biologiche, siamo sconcertati da fatti come questi. Tutto dentro di noi sembra andare, fortemente, nella direzione opposta di quello che tragicamente dobbiamo rilevare.
Ma le cose sono meno semplici di come si possa pensare o, più spesso, desiderare. Gli esseri umani si suicidano ed uccidono i loro figli, e non di rado le due cose accadono insieme. Solo nel 2013, per prendere l’ultimo dato reperibile ISTAT, si sono suicidati solo in Italia 3323 uomini e 968 donne. I dati, negli ultimi 20 anni, sono per fortuna in leggero ma continuo calo. Ma hanno un loro significato comunque.

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Gli studi sulla casistica ci dicono che non ci possiamo nemmeno appellare alla "confortevole" ipotesi della malattia mentale. Ci sono, certamente, casi in cui una diagnosi psicopatologica del genitore può avere un ruolo. E sono molti. Ma non sono tutti. Allora dobbiamo sapere che, nella traiettoria dello sviluppo di ogni individuo, dalla culla alla tomba, questi dovrà rispondere a tre grandi domande psico-evolutive: chi sono io da solo? Chi sono gli altri per me? Com’è il mondo fisico e sociale che mi circonda? La salute psicologica di tutti noi sarà fortemente correlata a come, nelle varie fasi del ciclo della vita, saremo messi in condizione di trovare risposte accettabili a una o più di una di queste domande. E per quanto anche la biologia, compreso quello che pre-definisce della natura dei nostri cervelli abbia un ruolo in queste vicende, da sola non è in grado di spiegare molto.Siamo, dunque, immersi in imprevedibili mondi di relazioni, di emozioni, di cambiamenti inattesi e repentini delle nostre esistenze. Così la nostra "bio-macchina" deve continuare a dialogare con la nostra "macchina dei significati".

La nostra psiche. In una danza dove ogni passo dell’una condiziona il passo dell’altra. Nel ciclo della vita possono accadere molte cose, vere, presunte, immaginarie. E tutte possono farci smarrire per noi e per i nostri figli, la capacità di saper rispondere in modo tollerabile alle tre grandi domande psico-evolutive. Deve forse accadere qualcosa di immensamente intollerabile, o così percepito, per interrompere d’impeto la possibilità della nostra vita e quella che abbiamo depositato nei nostri figli, per sempre.

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