Sicurezza
Tragedia dell’Erasmus lettera al giudice spagnolo
di Giulia Sili
A 16 mesi dall’incidente in cui morì Elena Maestrini con altre 12 studentesse i genitori chiedono giustizia: «Le nostre figlie rischiano di essere dimenticate»
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GAVORRANO. Hanno scritto una lettera al giudice che si sta occupando del caso i genitori delle tredici studentesse Erasmus morte nel tragico incidente stradale di Terragona, in Spagna – era la notte del 20 marzo 2016 – e nel quale perse la vita anche Elena Maestrini, 22 anni, di Gavorrano.
Il 9 novembre 2016 Gloria Granell Ru, giudice di Amposta in Catalogna nel nord-est della Spagna, aveva archiviato la causa penale sull’incidente. L’autista era indagato per omicidio plurimo: «Viste le risultanze delle investigazioni non si ravvisa una responsabilità così grave da essere punita penalmente» aveva detto la giudice. A gennaio, accettando il ricorso contro l’archiviazione presentato dalle famiglie delle vittime, lo stesso tribunale aveva però deciso di riaprire l’investigazione affidando le interrogazioni a un nuovo giudice istruttore che dovrà occuparsi anche dell’interrogazione dell’autista.
A 16 mesi dalla tragedia, le famiglie hanno scritto una lettera al giudice e al magistrato: il timore è quello di una nuova archiviazione. «Il tempo passa, mese dopo mese senza risoluzioni – sono le loro parole – Abbiamo l’impressione che la procrastinazione nell’affrontare la causa sia deliberata e motivata dal desiderio di lasciare che tutta la questione venga gradualmente dimenticata, nascosta sotto il tappeto, comportando eventualmente la chiusura della causa penale».
La volontà è: vedere individuati i responsabili: «Fin dall’inizio dell’inchiesta giudiziale è stato affermato, oltre ogni ragionevole dubbio, che il mezzo era operativo al momento dell’incidente e che il conducente, che si è addormentato durante la guida, era responsabile della tragedia – scrivono – Ci auguriamo una punizione adeguata per coloro che sono colpevoli».
Le famiglie accendono i riflettori anche sulla compagnia di autobus Autocares Alejandro: «Oltre al conducente, chiediamo inoltre che i dirigenti della compagnia di autobus siano puniti anche per non aver fornito un secondo pilota per ciascuno degli autobus – concludono i genitori – Se lo avessero fatto, avrebbero potuto impedire l’incidente in cui 13 ragazze sono morte. Nessuno dovrebbe sfuggire alla responsabilità delle morti delle nostre figlie. Particolarmente in un paese civilizzato come la Spagna, noto per il suo sistema giudiziario ben consolidato basato sul principio della legge».
Il 9 novembre 2016 Gloria Granell Ru, giudice di Amposta in Catalogna nel nord-est della Spagna, aveva archiviato la causa penale sull’incidente. L’autista era indagato per omicidio plurimo: «Viste le risultanze delle investigazioni non si ravvisa una responsabilità così grave da essere punita penalmente» aveva detto la giudice. A gennaio, accettando il ricorso contro l’archiviazione presentato dalle famiglie delle vittime, lo stesso tribunale aveva però deciso di riaprire l’investigazione affidando le interrogazioni a un nuovo giudice istruttore che dovrà occuparsi anche dell’interrogazione dell’autista.
A 16 mesi dalla tragedia, le famiglie hanno scritto una lettera al giudice e al magistrato: il timore è quello di una nuova archiviazione. «Il tempo passa, mese dopo mese senza risoluzioni – sono le loro parole – Abbiamo l’impressione che la procrastinazione nell’affrontare la causa sia deliberata e motivata dal desiderio di lasciare che tutta la questione venga gradualmente dimenticata, nascosta sotto il tappeto, comportando eventualmente la chiusura della causa penale».
La volontà è: vedere individuati i responsabili: «Fin dall’inizio dell’inchiesta giudiziale è stato affermato, oltre ogni ragionevole dubbio, che il mezzo era operativo al momento dell’incidente e che il conducente, che si è addormentato durante la guida, era responsabile della tragedia – scrivono – Ci auguriamo una punizione adeguata per coloro che sono colpevoli».
Le famiglie accendono i riflettori anche sulla compagnia di autobus Autocares Alejandro: «Oltre al conducente, chiediamo inoltre che i dirigenti della compagnia di autobus siano puniti anche per non aver fornito un secondo pilota per ciascuno degli autobus – concludono i genitori – Se lo avessero fatto, avrebbero potuto impedire l’incidente in cui 13 ragazze sono morte. Nessuno dovrebbe sfuggire alla responsabilità delle morti delle nostre figlie. Particolarmente in un paese civilizzato come la Spagna, noto per il suo sistema giudiziario ben consolidato basato sul principio della legge».
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