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gli accertamenti del ris 

«Fu senz’altro un’aggressione» La ricostruzione dell’omicidio

GROSSETO. «Secondo i nostri accertamenti si è trattato di un’aggressione. La tesi del consulente della difesa, secondo la quale vi sarebbe stata una caduta accidentale, non è coerente con gli...

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GROSSETO. «Secondo i nostri accertamenti si è trattato di un’aggressione. La tesi del consulente della difesa, secondo la quale vi sarebbe stata una caduta accidentale, non è coerente con gli elementi raccolti e le analisi effettuate».

Il capitano Cesare Rapone (Ris) espone in aula i risultati dei rilievi effettuati il 25 maggio nell’abitazione di Antonio Tucci, su ordine della Corte di assise. E non ha dubbi: fu omicidio. Aiutandosi con le elaborazioni tridimensionali (laser scanner 3d), l’ufficiale definisce «inverosimile la caduta» e a più riprese parla di «aggressore» e «vittima». Non fa il nome di Claudio Orlando. Questi guarda con attenzione ogni slide proiettata sullo schermo dal maresciallo Stefano Groutas, anche quelle con i manichini che riproducono lo zio e l’aggressore nei presunti movimenti e nelle presunte posizioni. Ma non dà alcun segno di reazione.

Sono 81 le tracce di vario genere repertate in quel sopralluogo, ma quelle utili, quelle di sangue, sono soltanto in cucina: «Ce n’è soltanto una in bagno, nell’acqua del sifone del lavandino». Per tutte, tranne quest’ultima («degradata»), il profilo genetico è maschile e compatibile con quello di Tucci». Sangue di altri non c’è. Rapone avanza la ricostruzione, drammatica, cruda, asettica: quel 5 dicembre Tucci era in cucina, di fronte al tavolo, con le spalle alla credenza, o in piedi con le stampelle o seduto. «Venne aggredito da destra o da dietro», dice recuperando i dati del medico legale. Più colpi, con tracce di sangue che si erano depositate sulla credenza a due metri di altezza («inverosimile la caduta ipotizzata dal consulente della difesa»). Poi l’anziano ha chinato la testa al centro del tavolo, sempre secondo la ricostruzione del Ris, tamponandosi le ferite con le mani. Poi è caduto verso la lavatrice: «Verosimilmente è stato colpito anche a terra, ci sono scie di sangue sulla lavatrice». L’aggressore è quindi passato sull’altro lato, aggiunge l’ufficiale indicando le tracce di sangue a sostegno della ricostruzione. E dopo averlo colpito ha toccato gli scuri delle finestre, per chiuderli o assicurarsi che da fuori nessuno avesse visto. Tracce di sangue sul frigorifero «sono state lasciate dall’aggressore che usciva». Orlando è mancino, la ricostruzione è compatibile con colpi vibrati con il braccio sinistro? chiede il difensore di parte civile Savino Guglielmi: «Sì». E all’avvocato Maria Pia Di Maio precisa la «compatibilità con entrambe le mani» delle tracce sulla maniglia dello sportello della cucina che il Ris ritiene essere state lasciate da chi stava colpendo con un braccio e si appoggiava con l’altro. (p.s.)

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